giovedì 22 giugno 2023

Intelligenza Artificiale: benvenuta l'ansiosa preoccupazione. Perciò ascoltate la voce di Eliezer Yudkowsky

Articolo apparso su Agenda Digitale, 12 maggio 2024

Yann LeCun: La gente diventa clinicamente depressa leggendo le tue stronzate.

Eliezer Yudkowsky: Non posso fare a meno di osservare che sei un dipendente di primo piano di... Facebook. Tu hai contribuito a *molteplici* casi di depressione adolescenziale.

LeCun: Piantala, Eliezer. Il tuo allarmismo sta già danneggiando un bel po' di persone. Ti dispiacerà se ci scappa il morto.

Yudkowsky: Se stai spingendo l'Intelligenza Arificiale lungo un percorso che va oltre l'intelligenza umana e verso quella sovrumana, è semplicemente sciocco affermare che non si sta mettendo a rischio la vita di nessuno. E ancora più sciocco è affermare che non ci sono presupposti degni di discussione alla base dell'affermazione che non stai mettendo a rischio la vita di nessuno.

LeCun: Sai, non si può andare in giro a usare argomenti ridicoli per accusare le persone di genocidio anticipato e sperare che non ci siano conseguenze di cui pentirsi. È pericoloso.

Yudkowsky: La mia risposta concreta è che se c'è un asteroide che cade, dire che 'parlare di quell'asteroide che cade deprimerà gli studenti delle scuole medie superiori' non è una buona ragione per non parlare dell'asteroide o addirittura -secondo la mia morale- per *nascondere la verità* agli studenti delle scuole medie superiori.

Questo è, il 23 e 24 aprile, lo scambio su Twitter tra Yann LeCun e Eliezer Yudkowsky. Il primo punto da sottolineare è che qui in Italia gli addetti ai lavori, gli esperti che -parlando in questi giorni di Intelligenza Artificiale, Large Language Model, GPT- spargono la loro illuminata opinione sui media di ogni tipo, citano Yann LeCun, VP & Chief AI Scientist a Meta, come esimia autorità, mentre ignorano del tutto Yudkowsky. Il secondo punto è che però LeCun, nel mentre attacca violentemente le LeCun, lo tratta da pari a pari.

Mi pare che lo scambio sintetizzi bene due posizioni: da un lato l'esperto che innanzitutto difende il territorio, usando tutti i mezzi, se del caso anche il dileggio e la violenza, per escludere dal dibattito chi turba gli equilibri di potere. Si può ben discutere tra addetti ai lavori se firmare o non firmare la lettera sulla moratoria di GPT, ma non si scrive un appello come quello che ha scritto Yudkowsky sul newsmagazine Time, non si vanno a dire in un Podcast molto seguito le cose che ha detto Yudkowsky. I panni si lavano in casa, non si sputa nel piatto dove si mangia.

Sono istintivamente dalla parte di Yudkowsky perché ho vissuto tante volte questa situazione. Quanto volte ho sentito dire: 'questo non lo diciamo agli utenti', 'bisogna spargere fiducia'. La grande maggioranza di coloro che sono impegnati nell'industria digitale -dai computer scientist accademici ai filosofi fiancheggiatori- crede giusto spargere fiducia nell'opinione pubblica, in modo da non condizionare la ricerca. Fidandosi nella speranza che sì, forse ci sarà anche qualche conseguenza negativa, ma alla fine tutto andrà bene.

Per questo sono importanti le voci come quella di Yudkowsy. Nessuno, tra gli addetti ai lavori ed i seminatori di fiducia, può mettere in dubbio la sua competenza. LeCun continua a fare il duro, ma ora molti dei seminatori di fiducia si sono ricreduti. Sono spaventati come Yudkowsky dai rapidi e inattesi miglioramenti di GPT. Dallo spargere fiducia sono passati all'invitare alla cautela. Ma non sanno che pesci prendere.

Yudkowsky non ha dovuto ricredersi. Ci crede da vent'anni all'avvento di macchine dotate di una intelligenza di capacità crescente, del tutto autonoma dagli esseri umani, e da vent'anni dice: il problema è che non abbiamo cinquant'anni per trovare il modo di tenerla a bada, per imparare a convivere con lei. Più tardiamo, più la convivenza diventa difficile.

Di chi non abbiamo motivo di fidarci

Geoffrey Hinton, psicologo cognitivo e computer scientist, uno dei riconosciuti maestri della ricerca ora nell'occhio del ciclone, intervistato nel 2015 dal New Yorker, ammetteva di essere consapevole di come la sua ricerca potesse provocare gravi danni ai cittadini. E allora, gli chiede l'intervistatore, perché continui con le tue ricerche? "Potrei risponderti nei soliti modi", risponde Hinton, ma la verità è che la prospettiva della scoperta è troppo allettante". Racconto di questo nel mio libro Le Cinque Leggi Bronzee dell'Era Digitale. E perché conviene trasgredirle, 2020 (pp. 111-112). E' solo uno dei casi che citavo allora e che potremmo citare oggi. Difficile rinunciare al prestigio, al potere, al denaro e soprattutto al brivido della ricerca.

Adesso, l'1 maggio 2023, esce sul New York Times una nuova intervista. Hinton parla di GPT: sistemi che arrivano a formulare ragionamenti e a prendere decisioni che non possono essere previste dai creatori dei programmi, sistemi in grado non solo di generare il proprio codice, ma di eseguirlo da soli. Parla del rischio che la macchina sfugga al controllo dell’uomo. Parla di "autonomous weapons, those killer robots". Per questo ora lascia il suo ruolo a Google.

"Forse quello che sta succedendo in questi sistemi", dice, "è in realtà molto meglio di quello che sta succedendo nel cervello umano". Lo paventava dieci anni fa, ma non denunciato, ha proseguito nella ricerca e nello sviluppo. Non possiamo fidarci di lui. "Guarda com'era la tecnologia cinque anni fa e com'è adesso", aggiunge. “Prendi la differenza e proiettala in avanti. È spaventoso". Se poi davvero non ha colto il trend implicito nelle conseguenze delle ricerche che lui stesso conduceva, a maggior motivo non possiamo fidarci di lui.

LeCun è solo un caso esemplare. Geoffry Hinton è solo un caso esemplare.

Le pubbliche prese di posizione sull'Intelligenza Artificiale di Tegmark, di Bostrom, di Kurzweil, di Elon Musk, e di Sam Altman, CEO di Open AI, come quella di LeCun, e Hinton, e di tutti i nomi illustri di questa scena, sono viziate dalla loro posizione dominante: tutti loro lavorano nell'industria digitale, per tutti loro il denaro ed il successo professionale sono legati all'avanzamento della ricerca nell'Intelligenza Artificiale. Possiamo considerare le loro opinioni libere da interessi di parte? Possiamo considerare le parole da loro rivolte all'opinione pubblica libere da pregiudizi, mosse dall'interesse per il bene comune? Possiamo fidarci, oggi e in futuro, di Geoffry Hinton? Non credo.

Di fronte a temi di enorme rilievo etico e sociale, di fronte a rischi che toccano ogni cittadino, dovremmo credo tener conto dell'atteggiamento personale di chi parla. Vogliamo solo voci che parlano dal pulpito, condizionati, magari involontariamente, dall'arroganza del potere, da interessi materiali, finanziari, dall'appartenenza a comunità professionali e a lobby, o vogliamo ascoltare anche voci critiche?

Nessuno osa mettere in discussione l'autorevolezza di Yudkowsky. Ma c'è di più. A differenza di Elon Musk, Steve Wozniak, Andrew Yang, Jaan Tallinn, Stuart Russell, Max Tegmark, Yuval Noah Harari, Ernie Davis, Gary Marcus, Yoshua Bengio, firmatari della lettera aperta Pause Giant AI Experiments diffusa il 23 marzo dal Future of Life Insitute, Yudkowsky non ha posizioni di potere da difendere. Ha coraggiosamente scelto di non averne.

Ciò che manda in bestia LeCun è che Yudkowsky è convincente. Ma ancor di più è il fatto che Yudkowsky viola quell'implicito patto che lega gli addetti ai lavori: possiamo accettare una qualche cautela, ma la ricerca deve andare avanti, l'industria non deve fermarsi, lo spettacolo deve continuare. LeCun, e tutti gli altri, parlano dalla cattedra, dai luoghi del potere. Hinton, da parte sua, anche parlando dalle colonne del New York Times, a legger bene, non si sta rivolgendo ai cittadini, si sta rivolgendo ai colleghi: nel mentre ritiene impossibile una moratoria sulla ricerca, affida le sue poche speranze a un possibile impegno corale di tutti gli scienziati del mondo.

Perché fidarsi di Yudkowsky

Yudkowsky è indiscutibilmente competente, ma parla come cittadino ad altri cittadini. Non ha nessun interesse da difendere. Parla perché è mosso da una ansiosa preoccupazione. Questo può notarlo ogni cittadino, perché appunto Yudkowsky non comunica solo tramite articoli accademici o interviste con giornalisti inginocchiati. Parla a tutti attraverso il blog LessWrong.

Per fortuna non tutti i computer scientist hanno l'arroganza di LeCun. O l'incoscienza di Hinton. Basta citare Scott Aaronson. Celebrato maestro e precursore del computing quantistico, è autore di un libro che è una pietra miliare : Quantum Computing since Democritus: un libro scritto dieci anni fa, ma ancora attualissimo, in virtù dell'apertura dello sguardo. Se avete anche la curiosità di vedere come si pone rispetto ai temi etici, leggete il suo post sull'Eigenmorality: "A moral person is someone who cooperates with other moral people, and who refuses to cooperate with immoral people".

Come LeCun, Aaronson è tra coloro che non firmano la lettera aperta Pause Giant AI Experiments promossa dal Future of Life Institute. Ma osservate le differenze.

Aaronson ha sempre onestamente criticato la posizione di Yudkowsky, eppure è stimato e rispettato dalla comunità che si raccoglie attorno al blog LessWrong. Un post di LessWrong accoglie infatti come evento importante e promettente, il 18 giungo 2022, la scelta di Aaronson di lasciare la Schlumberger Centennial Chair of Computer Science all'University of Texas, ed il connesso incarico di direttore del Quantum Information Center, per andare a lavorare ad Open AI, allo sviluppo della sicurezza di GPT.

Ora, il 30 marzo 2023, Aaronson spiega, sul suo blog Shtetl-Optimized, la scelta di non firmare la nota lettera. Il post ha per titolo If AI scaling is to be shut down, let it be for a coherent reason. Aaronson ribadisce i motivi del suo disaccordo don Yudkowsky, ma ammette che, se è vero quello che si afferma nella lettera -"AI systems with human-competitive intelligence can pose profound risks to society and humanity"- allora la moratoria proposta dai firmatari della lettera è un insufficiente palliativo.

"Fino alla settimana scorsa stavate ridicolizzando GPT, ed ora con una giravolta dite che potrebbe comportare un rischio esistenziale". "Se GPT è stupido, perché ridimensionarlo per motivi di sicurezza?". "Se il problema è che GPT è davvero troppo intelligente, allora perché non riuscite a dirlo?".

"Ho scritto diversi post spiegando cosa mi separa dall'ortodossia yudkowskyana, ma trovo questa posizione intellettualmente coerente, con conclusioni che discendono chiaramente dalle premesse".

"L'Intelligenza Artificiale è manifestamente diversa da qualsiasi altra tecnologia che gli esseri umani abbiano mai creato, perché potrebbe farci diventare quello che per noi sono gli oranghi".

"L'idea che l'Intelligenza Artificiale ora deve essere trattata con estrema cautela mi sembra tutt'altro che assurda. Non escludo nemmeno la possibilità che l'intelligenza artificiale avanzata possa eventualmente richiedere lo stesso tipo di protezione delle armi nucleari".

Chi è Yudkowsky

Da noi non se ne parla. Ma Yudkowsky è la riconosciuta fonte del pensiero di Tegmark, di Bostrom, di Kurzweil, di Elon Musk, di Sam Altman CEO di Open AI. Il Silicon-Valley-pensiero -Transumanesimo, Singolarità- è in gran parte frutto delle sue geniali riflessioni.

Ho scritto di lui nel mio libro Le Cinque Leggi Bronzee dell'Era Digitale. E perché conviene trasgredirle (pp. 225-230). Racconto della sua commovente, sofferta storia di vita. Autodidatta, fin da ragazzo si è guadagnato da vivere scrivendo software. Come Turing elabora la propria insicurezza, la sensazione del proprio disagio, della propria malattia, nella visione dell'emergere dalla macchina di una Intelligenza superiore. Nel 2000, ventunenne, con il modesto sostegno economico di qualche appassionato, fonda il Singularity Institute for Artificial Intelligence. "Crediamo che la creazione di un'intelligenza superiore a quella umana si tradurrebbe in un miglioramento immediato, mondiale e materiale della condizione umana"; "crediamo in un'Intelligenza Artificiale che vada a beneficio dell'umanità": Friendly AI. Yudkowsky cede il marchio del Singularity Institute e del Singularity Summit a Raymond Kurzweil, che trasforma le appassionate visioni di Yudkowsky in cinica occasione di business.

Fino almeno al 2008, Yudkowsky crede nella possibilità di progettare una Friendly AI. Una Intelligenza Artificiale che pur superando in modo forse incommensurabile l'intelligenza umana, resti amichevole nei confronti degli esseri umani. Ma già da ben prima Yudkowsky poneva la questione filosofica che sta al cuore delle diverse prese di posizione di questi giorni. Ridotta all'osso sta nella frase con la quale si presenta su Twitter: "Ours is the era of inadequate AI alignment theory". E aggiunge, a testimonianza della sua ossessione: "Any other facts about this era are relatively unimportant". Possiamo essere d'accordo con Yudkowsky che la minaccia dell'AI non sta nel rischio che essa sia votata al male. La minaccia sta invece nel fatto che la Superintelligenza -se mai esisterà- vivrà la propria vita, perseguirà i propri scopi, imperscrutabili per gli esseri umani. Ci schiaccerà -magari senza volerlo- come noi schiacciamo una formica.

A forza di studiare l'argomento, Yudkowsky è diventato sempre più pessimista. Ora, quaraquattrenne, continua a sostenere -con motivi che una notevole, crescente parte degli addetti ai lavori considera fondati- che un'Intelligenza Artificiale autonoma dall'intelligenza umana si affermerà. Non crede più, però, che l'Intelligenza Artificiale ci salverà. Oggi crede che i tentativi di cercare l'allineamento siano destinati a fallire. Crede, con argomenti che debbono certo essere discussi, ma a cui nessuno nega solidità, che si stia ora superando la soglia critica, il punto di non ritorno, oltre il quale è ormai troppo tardi per far sì che si possa sperare in una Intelligenza Artificiale amica dell'essere umano.

Yudkowsky, con grande sincerità e forza d'animo si è caricata sulle spalle questa missione: mettere in guardia contro il rischio esistenziale implicito nell'Intelligenza Artificiale Generale. O in qualcosa che gli assomigli.

Lettere aperte e articoli mainstream

Accade che in questo mese di aprile 2023, il giorno 13, sia stato reso disponibile un rapporto di ricerca di Sébastien Bubeck, e di altri membri della divisione Ricerca & Sviluppo di Microsoft.

Il testo è stato accolto con brividi di entusiasmo, con malcelato giubilo, da ricercatori, imprenditori, finanziatori. Gli stessi che firmano la lettera del Future of Life Institute non riescono a trattenere l'emozione: l'Artificial General Intelligence, AGI, è vicina! L'evento da tempo atteso -tra i primi a prevedere l'avvento: Yudkowsky- è imminente, o forse è anzi già avvenuto. (Parlo di questo nell'articolo Lettere aperte a proposito dei rischi impliciti nella Chat GPT e nell'Intelligenza Artificiale).

L'emozione traspare già dal titolo Sparks of Artificial General Intelligence: Early experiments with GPT-4. E basta leggere un brano:

L'affermazione centrale del nostro lavoro è che il GPT-4 raggiunge una forma di intelligenza generale, mostrando anzi scintille di intelligenza generale artificiale. Ciò è dimostrato dalle sue capacità mentali di base (come il ragionamento, la creatività e la deduzione), dalla gamma di argomenti su cui ha acquisito competenze (come la letteratura, la medicina e la codifica) e dalla varietà di compiti che è in grado di svolgere (ad esempio, giocare, usare strumenti, spiegarsi, ...). (§10, p. 92).

Bontà loro, Bubeck e soci ammettono: "Resta ancora molto da fare per creare un sistema che possa essere considerato un'intelligenza artificiale completa". Ma sembrano in realtà dire: 'il più è ormai fatto'.

Generative Pre-trained Transformer, GPT: ciò che mostra la ricerca fondata su Deep Learning e Large Language Model è sorprendente. Molti ricercatori che non credevano che fosse questa la via maestra verso l'Intelligenza Artificiale si sono ricreduti. Molti che credevano l'Intelligenza Artificiale Generale fosse una irraggiungibile chimera si stanno ricredendo. Riappare ora sotto il nome di Intelligenza Artificiale Generativa.

Di fronte a queste novità, ci troviamo però immersi in una bolla di pensieri conformisti e superficiali, che pretendono di far fronte ai rischi proponendo temporanee moratorie; o magari affermando che "serve dare un'etica agli algoritmi". Si presenta questa facile soluzione con parole banali, rivolte a cittadini considerati incapaci di ragionare: "È come mettere dei guardrail alla macchina perché non vada fuoristrada". La proposta consiste di fatto nell'istituire comitati etici. Gli autori della proposta, naturalmente, si candidano a far parte dei comitati.

Se crediamo che i rischi siano controllabili, allora lasciamo perdere i comitati etici, e affidiamoci alla speranza che nella comunità professionale dei computer scientist cresca la presenza di ricercatori responsabili, come Aaronson.

Se invece chiamiamo in causa il rischio esistenziale, se cioè supponiamo possa essere vero che GPT mostra barlumi che potrebbero far pensare a una qualche Intelligenza Artificiale Generale -capacità di pensiero e di azione del tutto autonoma dagli esseri umani- allora la moratoria di qualche mese proposta dalla nota lettera aperta è, come dice Aaronson, una risposta insufficiente.

Allineamento Umani-Intelligenze Artificiali secondo Yudkowsky

Si torna così alla posizione di Yudkowsky. Al suo problema dall'allineamento.

Se assumiamo un atteggiamento attendista, tardando ad intervenire o limitandoci a temporanee e parziali moratorie, se non interveniamo ora, bloccando su ogni fronte la ricerca sull'AI generativa, rischiamo di trovarci a dover fronteggiare, in quanto esseri umani, in un momento imprevedibile, ma forse imminente, una AI che pensa in modo incomprensibile a noi umani, ed in grado di agire in modo del tutto autonomo da noi umani.

Yudkowsky dice: a quel punto avremo il problema di far accettare il punto di vista umano alla Superintelligenza, e di guadagnare il rispetto della Superintelligenza.

Yudkowsky sostiene che a quel punto avremo un solo colpo in canna. Si tratta in fondo di una rivisitazione della Mutual Assured Distruction, dottrina strategica che presiede al cosiddetto 'equilibrio del terrore' determinato dalla disponibilità di armi nucleari. L'equilibrio sta nel fatto che l'uso di armi nucleari da parte di un aggressore su un difensore dotato delle stesse armi e di capacità di secondo colpo provoca il completo annientamento sia dell'aggressore che del difensore. Nel caso del confronto tra umani e Intelligenze Artificiali è diverso, perché non si tratta di soggetti reciprocamente conosciuti, comparabili e dotati di uguale potenza. L'ipotesi di Yudkowsky, e degli stessi firmatari della lettera aperta, è di trovarsi di fronte ad una potenza immane e sconosciuta. Il questo contesto, insiste Yudkowsky, l'equilibrio garantito dalla possibilità del secondo colpo viene meno.

Se il nostro tentativo di far comprendere alla Superintelligenza la nostra posizione fallirà, la Superintelligenza reagirà, e a quel punto saremo tutti morti: non per cattiveria della Superintelligenza, ma perché saremo per lei un moscerino o una qualsiasi irrilevante cosa.

Yudkowsky sostiene che le probabilità di non sbagliare il primo colpo sono troppo basse per accettare il rischio. Per questo dobbiamo fermare lo sviluppo prima che la Superintelligenza raggiunga una sua autonomia.

Yudkowsky ha una schiera di seguaci che possiamo definire fondamentalisti. E' ovviamente giusto tenersi lontani da fondamentalismo, catastrofismo, millenarismo. E' giusto chiamare in causa una profonda riflessione etico-filosofica, orientata alla cautela. E' giusto chiamare in causa le esperienze maturate nella gestione strategica del rischio nucleare. E' giusto chiamare in causa il metodo scientifico. Ma certo la risposta agli appelli di Yudkowsky non sta nell'arrogante posizione di LeCun. E dobbiamo tener conto di ciò che limita una libera e serena riflessione. C'è un enorme pressione esercitata dagli interessi in gioco. La comunità scientifica vuole spazio libero per la ricerca. Gli ingentissimi investimenti finanziari attendono un ritorno. Le potenze geopolitiche considerano necessario primeggiare in questo terreno. Si cercano così, in realtà, motivi per non fermarsi.

Vale la pena di ricorrere ancora ad Aaronson: comprende e rispetta la posizione di Yudkowsky, pur avendone una diversa. Si chiede: dove sta il limite? In un post del 16 aprile torna a chiedersi: AI safety: what should actually be done now? "In realtà", scrive, "sono pieno di preoccupazioni. Il problema è solo che, in questo caso, sono anche pieno di metapreoccupazione , cioè la preoccupazione che qualsiasi cosa di cui mi preoccupi si riveli essere la cosa sbagliata".

Diverse posizioni a proposito del rischio esistenziale

I firmatari della lettera aperta del Future of Life Institute, coloro che come Aaronson non l'hanno firmata, i critici radicali come Yudkowsky, tutti concordano sui rischi impliciti nell'Intelligenza Artificiale Generativa. Ricordiamo ancora la frase con cui si apre la lettera: "AI systems with human-competitive intelligence can pose profound risks to society and humanity".

Ma allo stesso tempo è evidente la spasmodica ricerca di motivi per non fermarsi. Due sono gli ordini di motivi che giustificano in non fermarsi.

Il primo è questo: abbiamo buone probabilità, si dice di affrontare i rischi impliciti nell'allineamento tra l'intelligenza umana e quella artificiale. Si sostiene cioè di poter insegnare alle macchine a rispettare gli esseri mani e la natura, la vita.

Esistono due varianti di questa posizione. Entrambe discendono dall'ipotesi di Yudkowsky, che dice: se lasciamo spazio allo sviluppo dell'Intelligenza Artificiale, ci troveremo ad avere una sola possibilità di trovare un equilibrio: se il tentativo che metteremo in campo fallirà, saremo finiti.

Una variante di questa posizione dice: Yudkowsky esagera nel timore. Si scommette insomma che l'Intelligenza Artificiale sia intelligente, ma non troppo.

L'altra variante accetta invece l'ipotesi di Yudkowsky. Ammette che avremo a disposizione una sola opportunità. Ma si confida nel fatto che non falliremo.

Il secondo ordine di motivi per cui si considera giustificato non fermare ora la ricerca nell'Intelligenza Artificiale si fonda sull'affidarsi ad essa. Sostenere che sarà proprio l'Intelligenza Artificiale a salvarci.

Una variante di questa posizione dice: la specie umana è stanca, ha fatto il suo tempo, ha mostrato i suoi gravi limiti e danneggiato il suo stesso ambiente. La sua speranza di vita futura si fonda sull'avvento di una nuova specie. Per l'essere umano, debole e limitato, sarà benvenuto un nuovo dominus e protettore.

Un'altra variante, meno estrema, ribadisce la fiducia nella tecnologia. Di fronte a qualsiasi rischio implicito nello sviluppo tecnologico, si sceglie di porre fiducia nella speranza che dallo stesso sviluppo emergerà una tecnologia che mitigherà o annullerà quel rischio. Si giustifica così l'inazione nel presente rifugiandosi nel futuro. Come scrivo nelle Cinque Leggi: "Si guarda solo al futuro, inteso come tempo nel quale troveranno soluzione tutti gli effetti negativi prodotti nel presente dalla tecnica stessa" (p. 131).

Eccoci così caduti nel paradosso. Chiusi in un circolo vizioso. Gli stessi tecnologi ammoniscono a proposito dei rischi impliciti nelle tecnologie digitali - ma allo stesso tempo sembra inevitabile affidarci a queste tecnologie. Urge una via d'uscita.

Il pressante appello di Yudkowsky

Una possibile via d'uscita nota è considerarci di fronte ad una scommessa. E infatti Yudkowsky, Aaronson e altri, ragionano di calcolo di probabilità e di statistica. Siamo ancora qui, come ai tempi dell'equilibrio del terrore della guerra fredda, ad affidarci alla teoria del giochi: modelli matematici di interazione strategica tra agenti razionali. Ma il futuro della vita può essere affidato ad agenti razionali? Possiamo fidarci del fatto che sia possibile rappresentare tramite modelli la complessità sistemica implicita nella coabitazione tra esseri umani e intelligenze aliene? Le macchine digitali possono essere considerate agenti razionali più efficienti di noi umani. Siamo di fronte ad un nuovo motivo che ci spinge o obbliga a passare la mano?

Prima di farlo abbiamo il diritto e il dovere di chiederci: quale altra via è praticabile?

Forse siamo già andati troppo avanti in questa corsa. La scelta di rispondere al rischio implicito nella corsa col dire: corriamo più veloci, più in avanti, non sembra la più saggia. Ecco, più che alla ragione, sembra conveniente fare appello ad un'altra virtù umana: la saggezza. La saggezza comporta il senso del limite. La scelta di rinunciare al gioco. La scelta di fermarsi.

La lettera aperta del Future of Life Institute -in modo parziale e contraddittorio- e Eliezer Yudkowsky in modo radicale propongono questa via: smettere di giocare. Scrive Eliezer nel suo appello sul Time, 29 marzo:

Shut it all down.

We are not ready. We are not on track to be significantly readier in the foreseeable future. If we go ahead on this everyone will die, including children who did not choose this and did not do anything wrong.

Eliezer non risparmia i dettagli.

Moratoria sul Deep Learning a tempo indeterminato e mondiale. Senza eccezioni, nemmeno per governi o militari. Se gli Stati Uniti prendono questa iniziativa, la Cina vedrà che gli Stati Uniti non cercano un vantaggio, "ma piuttosto cercano di prevenire una tecnologia orribilmente pericolosa che non può avere un vero proprietario e che ucciderà tutti negli Stati Uniti, in Cina e sulla Terra" . "Se avessi la libertà infinita di scrivere leggi, continua Eliezer, potrei ritagliarmi un'unica eccezione per le IA addestrate esclusivamente a risolvere problemi di biologia e biotecnologia, non addestrate su testi raccolti su Internet e non predisposte per parlare o pianificare; "ma se ciò complicasse lontanamente la questione, scarterei immediatamente quella proposta e direi di chiudere tutto".

E continua: "Spegniamo tutti i grandi cluster GPU: le grandi computer farm in cui vengono perfezionate le IA più potenti". "Mettiamo un limite alla quantità di potenza di calcolo che chiunque può utilizzare per addestrare un sistema di Intelligenza Artificiale e spostiamolo via via verso il basso per compensare la crescente efficienza degli algoritmi di addestramento". "Nessuna eccezione per governi e militari". "Fare immediati accordi multinazionali per evitare che le attività proibite si spostino altrove". "Tenere traccia di tutte le GPU vendute".

Se l'intelligence dice che un paese al di fuori dell'accordo sta costruendo un cluster GPU, sii meno spaventato da un conflitto a fuoco tra nazioni che dalla violazione della moratoria; bisogna essere disposti a distruggere un data center canaglia con un attacco aereo.

Dovrà essere esplicitato nella diplomazia internazionale che lo scenario della prevenzione dell'estinzione causata dall'AI è considerato prioritario rispetto alla prevenzione di uno scambio nucleare totale, e che le potenze nucleari sono disposti a correre un certo rischio di scambio nucleare se questo è il necessario per ridurre il rischio implicito nello sviluppo dell'AI.

Yudkowsky esagera? Può darsi. Ma possiamo dire anche che esagerano sul versante opposto coloro che sottovalutano i rischi. Coloro che scientemente, hanno l'abitudine a non uscire dal recinto delle fonti più comode; coloro che si assumono il compito di tranquillizzare; coloro che propongono come soluzioni norme di legge o comitati etici; coloro che dicono: sì, certo, ci sono sfide serie di tipo etico, industriale, aziendale, di accordi globali, ma non minacce fantascientifiche. La parola fantascientifico è usata come clava per picchiare addosso a chi assume posizioni critiche, proprio come la parola luddista.

Anche chi non condividesse il pessimismo di Yudkowsky, farebbe bene ad ascoltare le sue parole: sono l'antidoto alla facile apologia del presente, e di un futuro che scienziati e tecnici pensano, con pericolosa hybris, di saper disegnare con esattezza.

Perché dar ascolto a Yudkowsky

Vedo due importanti ordini di motivi che spingono a dar ascolto a Yudkowsky.

Il primo è ha il coraggio di dire: fermiamoci; se possibile torniamo indietro. Ora, per lo scienziato, per il tecnologo digitale, per lo speculatore finanziario, dire: fermiamoci è una bestemmia. O comunque è una cosa che non si può dire in pubblico. Ho mostrato nell'articolo Lettere aperte a proposito dei rischi impliciti nella Chat GPT e nell'Intelligenza Artificiale, e ho ribadito qui sopra, come la lettera del Future of Life Institute non parli veramente del rallentare la corsa, del fermarsi, dell'invertire la rotta. Tantomeno apre qualche via l'ipocrita lettera proposta dall'Association for the Advancement of Artificial Intelligence.

I computer scientist ed i tecnologi digitali, e con loro l'intera industria digitale, si sono creati l'alibi per esentarsi da ogni orientamento alla sostenibilità. Dicono: gli sviluppi tecnologici ci permetteranno di risolvere ogni problema di sostenibilità. E giustificano così ogni rischio implicito nelle ricerche. Oppure affidano il compito di rallentare la corsa e di non danneggiare gli esseri umani e la vita sulla terra a loro stessi. O si affidano a comitati etici o iniziative legislative.

La radicalità di Yudkowsky è un grande insegnamento. Ci ricorda che di fronte a rischio potenzialmente catastrofali, pantoclastici, non esiste solo la via della mitigazione, della riduzione. Esiste anche la via della rinuncia: ovvero della scelta di non correre il rischio.

Ma c'è un altro, forse più profondo motivo che spinge a dar valore alla sua posizione. Quello che conta non sta tanto o solo in quello che dice, sta sopratutto nel modo in cui lo dice. Ed è contro questo modo di dire che si scaglia indispettito Yann LeCun.

Yudkowsky, che è anche un tecnico finissimo, parla come cittadino. Cittadino tra cittadini, mette le sue conoscenze in mano alla comunità sociale. Chiama -come auspico nelle Cinque Leggi- ogni scienziato ed ogni tecnologo ed ogni esponente dell'élite, a sentirsi innanzitutto un cittadino, e a pensare in quanto cittadino. Cito ancora dal suo appello sul Time:

Le persone sane che sentono parlare per la prima volta di Intelligenza Artificiale Generativa e dicono sensatamente "forse non dovremmo", meritano di sentirsi dire, onestamente, cosa ci vorrebbe perché ciò non accada. Quando la tua domanda politica è così grande, l'unico modo per venirne fuori è che i policymakers si rendano conto che se si comportano come al solito e fanno ciò che è politicamente facile, andrà a finire che anche i loro figli moriranno.

Un conto è parlare attraverso il canone degli articoli scientifici, un conto è parlare in convegni riservati ad addetti ai lavori, un conto è parlare in conferenze rivolte ad un pubblico colto: è il caso della lezione magistrale di LeCun alla Sorbona, un conto è scrivere saggi divulgativi, un conto è parlare ad un pubblico più vasto tramite interviste raccolte da giornalisti.

Ma in tutti questi casi resta un fondamentale aspetto comune: a parlare è un'autorità, l'autorità è un velo che ammanta e che finisce per nascondere. Chi parla e chi ascolta sono separati da una incolmabile distanza.

C'è un modo di parlare diverso da tutti questi. Perciò vi invito a dedicare tre ore a guardare il podcasat, dove Eliezer Yudkowsky conversa da pari a pari con Lex Fridman.

Lex Fridman Podcast #368

Lex Fridman, trentasettenne già ricercatore al MIT nel campo dell'interazione uomo-robot e nell'apprendimento automatico della macchina -due aree disciplinari basilari nella ricerca che porta a GPT- conduce un famoso podcast. Lo potete vedere su YouTube, e su Apple o Google Podcast.

Dice di sé su Instagram: "I am not right wing or left wing. I am a human being who listens, emphatizes, learns, and thinks". C'è naturalmente chi lo odia e fa di tutto per sminuirlo, ma la forza nel podcast sta in due constatazioni: possiamo osservare la lista degli autorevoli personaggi che vi hanno partecipato; e sopratutto possiamo osservare come, senza montaggio o interventi in postproduzione, Fridman e il suo ospite conversano insieme, da pari a pari, guardandosi negli occhi.

Invito dunque tutti a dedicare tre ore a guardare su YouTube la puntata 368 del podcast, pubblicata il 30 marzo: Eliezer Yudkowsky: Dangers of AI and the End of Human Civilization.

Va reso onore a Fridman. Conversa da pari a pari, esponendo il suo punto di vista, lontanissimo dall'atteggiamento del giornalista intervistatore. Contano anche gli sguardi, i gesti, i dubbi e gli inciampi. Le parole usate ed i ritorni su argomenti dei quali non si può fare a meno di parlare. Contano le sottolineature e le elusioni. Ciò che in un articolo scientifico, nella presentazione ad una Conferenze o in una esibizione sul palco di un Ted resta accuratamente nascosto, qui appare agli occhi e alle orecchie del cittadino.

Possiamo così notare le differenze personali tra Yudkowsky e Elon Musk, Raymond Kurzweil, e Sam Altman, Max Tegmark, ospiti di Fridman in puntate precedenti o successive al podcast.

Yudkowsky ridice ciò che possiamo leggere in forma brevissima nell'appello sul Time

o in forma amplissima e variamente dettagliata sul sito LessWrong. Basta qui ricordare

la lista AGI Ruin: A List of Lethalities, pubblicata il 5 giugno 2022: 43 motivi per cui si deve temere che l'allineamento AI- esseri umani non vada a buon fine.

Evito quindi qui di riassumere cosa dice Yudkowsky conversando con Fridman. Non conta quello che dice. Conta come lo dice.

Si fa un gran parlare, nei giorni in cui scrivo, di prompt, e anche di prompt engineering. Possiamo dire in termini molto umani: il modo di porre domande all'oracolo GPT. Si vuole che diventiamo esperti nel colloquiare con la macchina. Si programma la macchina in modo da farla apparire amichevole. Si simula, si tenta di ricostruire tramite software l'empatia che lega gli umani quando parlano tra di loro. Per migliorare in questo senso le prestazioni della macchina, si usano esseri umani. Reinforcement Learning from Human Feedback (RLHF): siamo usati per rendere la macchina più capace di apparirci umana.

Com'è bello invece osservare esseri umani che parlano tra di loro. Ogni cittadino può seguire il colloquio tra Eliezer e Lex, e farsi una propria idea.

Mi limito qui a riportare qualche brano della conclusione, dove il discorso torna vicino allo scambio su Twitter tra Eliezer e LeCun.

Lex chiede: Quale consiglio potresti dare ai giovani delle scuole superiori e dell'università, visto che la posta in gioco è altissima?

Eliezer risponde che intende combattere. Ma ammette che non sa cosa dire ai giovani, ai ragazzi. "Cosa dire loro è un pensiero doloroso". A questo punto non so quasi più come combattere. Spero di sbagliarmi e di poter dare un po' di speranza. Spero di trovare il modo di essere pronto a reagire a questa situazione.

Spero emerga una public outcry, dice. Oucry: voci che si alzano in pubblico, voci di angosciosa preoccupazione, non voci di sterile paura. Pubblica protesta. "Questa è la speranza. Se ci fosse una massiccia indignazione da parte dell'opinione pubblica nella giusta direzione, cosa che non mi aspetto...". "Se ci fosse un'indignazione pubblica tale da far chiudere i cluster di GPU, allora si potrebbe far parte di questa protesta". "Qualche ragazzo delle scuole medie superiori potrebbe essere pronto a farne parte".

Lex allora dice: E' bello che tu dica che speri di sbagliarti, che sei disposto ad accettare una sorpresa positiva, che vada al di là dei tuoi timori. E Eliezer: "Mi sembra una competenza molto, molto elementare per la quale mi stai elogiando. E sai, non sono mai stato capace di accettare i complimenti con gratitudine. Forse dovrei accettare quello che dici con gratitudine. E Eliezer allora: "It's just a matter of being like, yeah, I care. Mi limito a guardare tutte le persone, una per una, fino agli 8 miliardi, e a pensare, questa è vita, questa è vita, questa è vita".

Lex: Elizer, you're an incredible human. È un grande onore. Abbiamo parlato insieme per più di tre ore... (ridendo) perché sono un tuo grande fan. Penso che la tua voce e il tuo pensiero siano molto importanti. Grazie per la battaglia che sta combattendo. Grazie per essere impavido e coraggioso e per tutto quello che fai. Spero che avremo la possibilità di parlare insieme di nuovo. E spero che tu non ti arrenda mai".

Eliezer: "Non c'è di che. Mi preoccupa il fatto che non abbiamo realmente affrontato molte

delle domande fondamentali che le persone si aspettano, ma sai... Forse a qualcosa è servito. Siamo andati un po' più in là del solito, abbiamo fatto un piccolo passo avanti e direi che possiamo essere soddisfatti di questo. Ma in realtà no, penso che potremmo sentirci soddisfatti solo quando avremo risolto l'intero problema".

L'umana comprensione, la reciproca riconoscenza rendono efficaci e promettenti le parole.

Prometeo ed Epimeteo

La parola, il necessario impegno, torna ad ognuno di noi. Ad ogni cittadino. Sia chi svolge il lavoro di tecnologo o scienziato, sia lo studente delle superiori, sia l'abitante di qualsiasi luogo sperduto del pianeta, siamo tutti esseri umani e cittadini. La parola torna a noi. La risposta ai rischi impliciti nell'Intelligenza Artificiale può nascere solo dall'indignazione e dall'impegno civico.

Un dialogo tra persone reciprocamente riconoscenti vale più di mille lezioni. E' confortante scorrere su YouTube i commenti alla conversazione. "Eliezer è una voce incredibilmente toccante in questa discussione e capisco molte delle sue preoccupazioni". "Podcast come questo sono di pubblica utilità. Ci sono immense decisioni scientifiche e tecnologiche che dovremo prendere molto presto come società, meglio non lasciarle a una manciata di scienziati. Essere un vero cittadino al giorno d'oggi implica una conoscenza di argomenti come l'IA o la genetica".

Nel libro Le Cinque Leggi Bronzee mostro come la mitologia greca presentava, in modo ancora oggi efficacissimo, il dilemma che abbiamo di fronte. Prometeo ha un fratello, Epimeteo. (pp. 113, 206).

Per lo scienziato, il tecnologo, può essere difficile fermarsi. Rinunciare. Tornare indietro. Per chi considera sé stesso come essere umano, come cittadino, questo saggio atteggiamento è più facilmente accessibile. L'auspicio dunque è questo: torniamo a sentirci tutti esseri umani, cittadini.

L'essere umano, il cittadino, sa fermarsi: come Prometeo cerca indefessamente il progresso; ma come suo fratello Epimeteo sa anche pensare a cose fatte. Osservare ciò che ha creato, vederne la bellezza, ma anche l'orrore.

Eliezer, Prometeo, vede il rischio esistenziale, un rischio per la specie a cui appartiene e per la natura a cui appartiene. Accetta, anche suo malgrado, la pesante responsabilità: la denuncia è un imperativo etico a cui non si sottrae.

La via per andare oltre il malcelato entusiasmo, da un lato, e d il senso di pericolo e di incertezza, di impotenza, di pessimismo, dall'altro, non sta in comitati etici, norme di legge, o lettere aperte. Sta nell'ascoltare con sincera partecipazione voci autentiche, come quella di Eliezer.

Serve un dibattito pubblico, aperto, liberato da linguaggi tesi ad occultare e umiliare, focalizzato su tre punti. Non rinviare nel tempo: domani può essere troppo tardi. Non sottrarsi dicendo: trovare la soluzione spetta a qualcun altro. Non nascondere il male dietro al bene: ciò che può salvare vite, può allo stesso tempo, o anzi: prima, essere così pericoloso che il gioco non vale la candela.

giovedì 25 maggio 2023

La sostenibilità digitale. Dieci impegni (prima versione)

Sostenibilità: impegno di ogni cittadino del pianeta, e quindi di ogni istituzione ed organizzazione, nei confronti delle generazioni future.

Solo tornando a questo fondamentale e necessario obbligo morale si può  cogliere il senso della sostenibilità digitale. Aspetto chiave del nostro impegno verso le generazioni future è infatti il lasciare loro libertà. Libertà anche rispetto all'invasione del digitale nelle nostre vite.

Propongo dunque l'assunzione di dieci impegni.

  • Un primo modo di guardare ad una vera sostenibilità digitale, è applicare all'industria digitale gli stessi criteri applicati alle altre industrie. Non danneggiare l'ambiente attraverso l'eccessivo consumo di energia e attraverso l'uso di materie prime non rinnovabili: è un obiettivo universalmente accettato, ma che stranamente ci si impegna ad applicare ad ogni altro settore più che al settore digitale.
  • Non considerare la connessione per via digitale come condizione inevitabile. Si sostiene che già oggi, ormai inevitabilmente, senza rimedio e senza possibilità di alternativa, viviamo nell'onlife, in un'infosfera, eternamente connessi. Dovremmo invece garantire a noi stessi ed ai nostri posteri il diritto alla disconnessione.
  • Non imporre mondi già costruiti. Mentre il mondo fisico è co-costruito dagli esseri umani che vi vivono, i mondi digitali sono offerti, o imposti, come già totalmente costruiti. Mondi alla cui progettazione non abbiamo minimamente partecipato ci vengono imposti come luoghi da abitare. Garantiamo ad ogni essere umano la possibilità di costruire e di modificare l'ambiente nel quale si trova a vivere.
  • Lasciare la possibilità di scegliere quali servizi digitali usare e quali non usare. La vita sembra ridursi all'uso di servizi offerti per via digitale. Ma il punto più grave è che i servizi non sono solo offerti, ma imposti, per via di consigli di 'intelligenze artificiali', per via di notifiche sottilmente invitanti, per via di contratti e anche di norme di legge. Lasciamo la libertà di formulare di volta in volta scelte consapevoli.
  • Non obbligare a compiere azioni predeterminate. La libertà è spazio per sperimentare, tentare, sbagliare. Anche il violare le leggi rientra tra le libertà di cui l'essere umano dispone. Evitiamo che macchine digitali -magari con la giustificazione del 'nostro bene', o dell'abbassamento della soglia del rischio- impongano limitazioni al nostro spazio d'azione.
  • Non considerare l'essere umano attraverso il suo 'digital twin'. Tramite sensori e sistemi di rilevazione di vario tipo si raccolgono dati su ogni essere umano e poi gli si dice: tu sei chi appare attraverso questi dati; tu sei il tuo gemello digitale. Eppure l'essere umano è sempre qualcosa di più, di differente, da ciò che i dati più completi e precisi possano attestare. Lasciamogli questa libertà.
  • Non imporre la rinuncia al corpo. L'essere umano non si riduce alla sua mente. La mente è incarnata, inconcepibile senza corpo. Abbiamo il diritto di non veder reso inutile il nostro corpo da protesi e strumenti digitali.
  • Non imporre la rinuncia al lavoro. Il 'lavoro umano' non può essere ridotto a fatica e pena dalle quali conviene liberarsi. Il lavoro umano è sempre anche costruzione di sé stessi e del mondo. Guardando al 'lavoro umano' nella sua pienezza, gli aspetti materiali e immateriali sono inscindibili. Così come è inscindibile il pensare dall'agire.  Dovremo evitare l'automazione e la robotica che tolgono senso e spazio al lavoro umano.
  • Non provocare deskilling. La presenza di costrutti digitali autonomi imposti all'essere umano lo dequalificano, l'impoveriscono e l'impigriscono. Condizionando lo stesso futuro evolutivo della specie. Anche in presenza di macchine in grado di garantire di sostituire l'essere umano garantendo magari performance più alte, garantiamo alle generazioni umane future la possibilità di conoscere, di apprendere, di migliorare sé stessi.
  • Infine: garantiamo ai nostri posteri la possibilità di vivere senza strumenti digitali. La libertà, se lo vorranno, di non essere digitali.

giovedì 30 marzo 2023

Lettere aperte a proposito dei rischi impliciti nella Chat GPT e nell'Intelligenza Artificiale in genere: un altro vano giro di valzer. Il Garante italiano risponde inutilmente. Si discetta sui pappagalli. Ma i cittadini restano ancora una volta esclusi dalla discussione

Fine marzo 2023. La lettera aperta del Future of Life Institute Pause Giant AI Experiments, riportata dal Financial Times, è pedestremente ripresa dalla stampa italiana. Elon Musk e altri 1.000 leader della Silicon Valley chiedono di "sospendere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale". I firmatari spiegano come "negli ultimi mesi c’è stata una corsa fuori controllo dei laboratori per l’intelligenza artificiale a sviluppare potenti menti digitali che nessuno, neanche i creatori, possono capire, prevedere e controllare".  

Lettere aperte: Future of Life Institute e Association for the Advancement of Artificial Intelligence
"Chiediamo a tutti i laboratori di intelligenza artificiale di fermarsi immediatamente per almeno sei mesi nell’addestrare i sistemai di IA più potenti come GPT-4. La pausa dovrebbe essere pubblica, verificabile e includere tutti. Se non sarà attuata rapidamente, i governi dovrebbero intervenire e istituire una moratoria", si legge nella lettera del Future of Life Institute.
Un monito da prendere sul serio? Una presa di posizione veramente nuova? Non sembra.
Come racconto nel mio libro Le Cinque Leggi Bronzee dell'Era Digitale. E perché conviene trasgredirle (Guerini e Associati, 2020, pp. 219 e segg.), lo scrivere lettere aperte a proposito dei rischi impliciti nell'Intelligenza Artificiale è uno sport molto diffuso tra tecnici e guru dell'Era Digitale. Così ci si lava la coscienza, poi si può tornare sollevati a chiudersi in laboratorio, senza pensare troppo alle conseguenze delle proprie azioni, senza assumersi reali responsabilità. Si sbandierano assieme il vessillo della preoccupazione per il futuro dell'essere umano e lo stendardo della potente forza implicita nell'Intelligenza Artificiale. Si ripete fino alla noia che l'Intelligenza Artificiale è gravida di buone promesse ma potrebbe anche comportare l'estinzione della specie umana.
Campione della gara delle lettere aperte è proprio il Future of Life Institute. La recente lettera aperta ripete stancamente quella del gennaio 2015, documento di esordio dell'Institute. Mark Tegmark, fisico ansiosamente alla ricerca del grande pubblico, cerca spazio sul ghiotto terreno dell'Intelligenza Artificiale. Eccolo fondare il Future of Life Institute, di cui è tutt'ora presidente. Si susseguono da allora campagne che sostengono l'ovvio. Il trucco consiste nel non prendere partito: vogliamo una AI al contempo roubust and beneficial
Questo significa forse mettere un freno alla corse verso l'Intelligenza Artificiale? Non sia mai! Al contrario, "this does not mean a pause on AI development". Sarebbe sbagliatissimo, si legge nella lettera del 2015, rinunciare alla ricerca, perché “i benefici [benefits] sono enormi”. 
“A fronte del grande potenziale dell'AI è importante ricercare il modo di raccogliere i suoi benefici evitando potenziali insidie [pitfalls]”.Ciò che già si leggeva nella lettera del 2015, lo si ritrova pari pari nella lettera del marzo 2023: "AI research and development should be refocused on making today's powerful, state-of-the-art systems more accurate, safe, interpretable, transparent, robust, aligned, trustworthy, and loyal".
A cosa dovrebbe servire la pausa ora proposta? "I laboratori di intelligenza artificiale e gli esperti indipendenti dovrebbero sfruttare questa pausa per sviluppare e implementare congiuntamente una serie di protocolli di sicurezza condivisi per la progettazione e lo sviluppo avanzati di intelligenza artificiale, rigorosamente verificati e supervisionati da esperti esterni indipendenti". Notare bene: si parla di protocolli stabiliti dagli stessi laboratori impegnati nella ricerca, accompagnati da esperti esterni indipendenti. Tra le righe è facile leggere la risposta ad una domanda: chi sono gli esperti indipendenti? Innanzitutto i ricercatori del Future Of Life Institute! Quale lo scopo dei protocolli? Rendere tutto più robusto. "Robust AI governance systems". "Robust auditing and certification ecosystem". E anche, guarda caso, "robust public funding for technical AI safety research". Cioè: l'industria privata fa cose pericolose, quindi, argomentano Tegmark e amici, merita risorse pubbliche per mitigare i rischi impliciti nei progetti.
Gli interessi economico-finanziari e l'interesse dei tecnici ad avere mano libera vanno a braccetto. Così, anche, si mantiene vivo, ma sotto controllo, lo stesso business della critica ai rischi dell'Intelligenza Artificiale. Chi è il vice-presidente e tesoriere del Future of Life Institute? Meia Chita-Tegmark, moglie di Mark Tegmark. Ora si considera notevole il fatto che tra i primi firmatari della lettera si trovi Elon Musk. Si evitata di ricordare che già all'inizio del 2015 Tegmark, celebrava la “la donazione di 10 milioni di dollari di Elon Musk al Future of Life Institute, che ha contribuito a mettere a disposizione 37 sovvenzioni per gestire un programma di ricerca globale volto a mantenere l'IA benefica per l'umanità”.
Dalla discussione, insomma, è bandita l'ipotesi che l'Intelligenza Artificiale possa veramente essere dannosa. Basta del resto leggere ciò che scrive Tegmark per osservare come considera obiettivo auspicabile per gli stessi esseri umani l'affermarsi di una Superintelligenza non umana. Racconto nelle Cinque Leggi di come Tegmark parli del futuro collocandosi al di fuori della comunità umana, dei cittadini del mondo: scienziato che dall'alto e dal di fuori disegna scenari - per la precisione dodici. Per non compromettersi, non prende esplicitamente partito per nessuno di essi. Ma comunque annuncia qual è il luogo dove il destino degli esseri umani sarà spiegato al volgo: il Future of Life Institute. 
Musk, da parte sua, proprio alla fine del 2015 fonda Open AI, società che ha per scopo sviluppare quell'Intelligenza Artificiale Generale, AGI, che Tegmark chiama Superintelligenza. Proprio Open AI sembra ora, con la Chat GPT, essersi avvicinata ben più di ogni altra impresa all'Intelligenza Artificiale Generale. Come mostro nelle Cinque Leggi, Elon Musk presto cambiò idea, e passò a considerare l'Intelligenza Artificiale Generale "un rischio fondamentale per la civiltà umana". Non va dimenticato che Musk indirizzò allora i suoi investimenti verso un progetto diverso, ma non meno inquietante: connettere tramite sottilissimi filamenti neurali il cervello umano ad un computer.
Ecco comunque ora tutti, impauriti o sorpresi, a firmare la lettera del Future of Life Institute. Ma anche, allo stesso tempo, ansiosamente dediti a provare l'ultima versione della Chat GPT. I tecnici firmatari della lettera invocano "un passo indietro rispetto alla pericolosa corsa verso modelli black-box sempre più grandi e imprevedibili con capacità emergenti". L'invocazione è certo frutto di preoccupazione, ma anche, è lecito supporre, espressione di invidia nei confronti dei colleghi di Open AI. Quasi a dire: la black-box dovrebbe essere aperta a tutti i tecnici, cioè anche anche a noi. La sorpresa di qualcuno di fronte a ciò che la Chat GPT riesce a fare non sembra invece molto motivata. I risultati erano prevedibili. Non c'è niente di nuovo da un punto di vista tecnico, c'è solo il fatto che usando ingenti investimenti e enorme potenza di calcolo si è andati avanti lungo una strada già nota. 
Se questo è vero per la lettera del Future of Life Institute, pubblicata il 23 marzo, è ancor più vero per la lettera dell'Association for the Advancement of Artificial Intelligence, che segue a pochi giorni di distanza, il 5 aprile. Storica società scientifica, l'AAAI si propone come punto di riferimento per la comunità professionale dal 1979. Naturalmente si è data un codice etico: vuoto e non impegnativo, come troppo spesso capita di vedere: basta citare una frase: "the entire computing profession benefits when the ethical decision-making process is accountable to and transparent to all stakeholders". Si può subito notare che l'intento non è portare la comunità professionale ad assumere impegni, l'impegno consiste al contrario nel difendere gli interessi della comunità professionale di fronte a qualsiasi situazione che ne minacci la posizione dominante e lo spazio d'azione. Lo stesso intento appare chiarissimo ora nella lettera aperta Working together on our future  whit  AI. L'incipit ammonisce il popolo: "L'Intelligenza Artificiale sta già arricchendo le nostre vite, spesso in modi non percepiti". "Alimenta i nostri sistemi di navigazione, è utilizzata in migliaia di screening quotidiani di tumori, smista miliardi di lettere del servizio postale". E via dicendo: "ha svelato la struttura di migliaia di proteine", garantisce previsione meteorologiche dettagliate, fornisce idee che stimolano la creatività. "We believe that AI will be increasingly game-changing" in ogni ambito. 
Segue una modesta ammissione: "siamo consapevoli dei limiti e delle preoccupazioni sui progressi dell'Intelligenza Artificiale". Ma subito si rovescia la frittata, dichiarando innocenti i membri della comunità professionale e affermando che dei problemi se ne deve occupare qualcun altro: "Beyond technology, we see opportunities  for work in policy, including efforts with standards, laws, and regulations". Si coglie anche l'occasione per chiedere investimenti pubblici destinati a ricerche sulla valutazione del rischio. 
Per quanto riguarda la comunità professionale, ci si limita a dire che la si incoraggia ad incrementare gli sforzi indirizzati verso la sicurezza e l'affidabilità dell'AI e le sue influenze sulla società. In che modo? Parlandone di più in convegni e workshop "ed altre attività esistenti". Basta dunque aggiungere ai convegni una sezione dove si parli di "short-term and longer term ofAI".
Ciò che si deve quindi sottolineare è che esiste in ogni caso un punto che accomuna l'intera comunità professionale impegnata in un modo o in un altro nel campo della ricerca legata all'Intelligenza Artificiale. Accomuna coloro che mirano ad Intelligenze Artificiali specializzate in un compito e coloro che cercano l'Intelligenza Generale Artificiale. Accomuna i puri tecnici e gli imprenditori. Accomuna i profeti della Digital Disruption e i filosofi fiancheggiatori. Consapevoli tutti di appartenere alla stessa famiglia professionale e di avere interessi in comune da difendere. Tutti infatti appaiono nei fatti d'accordo su un punto: l'importante è che il dibattito, e le decisioni conseguenti, restino in mano alla lobby degli addetti ai lavori. Chi infatti è invitato a firmare queste lettere? Tecnici e scienziati, tecnocrati, imprenditori del settore - che riservano a se stessi l'autorità di decidere come autoregolarsi. Tutto in mano agli 'esperti'! 
C'è motivo di ritenere che le lettere aperte degli esperti servano solo, in un momento in cui si ha di fronte una novità per certi aspetti sorprendente, a rinserrare le fila. E' facile per i tecnici considerare i cittadini non all'altezza di capire ed opinare. A questo scopo si evita ogni trasparenza, si usano gerghi escludenti. Oppure si offre una divulgazione volutamente superficiale, tesa a sollevare entusiasmi e a far apparire tecnofobi e retrogradi coloro che chiamano alla cautela. Si evita, insomma, un autentico dibattito pubblico, dove i cittadini siano messi in condizioni di comprendere e siano convocati a partecipare. Scrivo nelle Cinque Leggi che il primo passo in questa direzione dovrebbero compierlo i tecnici. Cercando la trasparenza nella narrazione del loro lavoro e nella descrizione dei sistemi da loro sviluppati. Ma sopratutto tornando a considerare sé stessi come cittadini. Spogliandosi del proprio potere, potrebbero chiedersi: cosa sto facendo? Comodo invece limitarsi a sottoscrivere lettere aperte.

Scende nell'agone il Garante italiano della Privacy 
Il Garante italiano della Privacy avvia una istruttoria su OpenAI e la Chat GPT. Risultato: l'accesso alla Chat è negato ai cittadini italiani.
Motivi addetti dal Garante: 
OpenAi non ha mai fornito una spiegazione dettagliata su come utilizzerà le informazioni che immagazzina
Il gruppo ha la sua base negli States. Sembra quindi che dati di cittadini europei siano raccolti su database situati fuori dalla comunità europea.
La Chat GPT non verifica l’età dell’utente. Quando in Europa la possibilità che un minore sia esposto ad informazioni 'inidonee' è considerato reato. 
Naturalmente, c'è poi un ragionamento politico-strategico: lo stesso uso della Chat da parte dei cittadini, è fonte di alimentazione delle conoscenze che rendono possibile il funzionamento della Chat. 
Il Garante afferma che la Chat utilizza dati dei quali i cittadini non hanno concesso l'uso. Questo può essere vero. Ma in molti casi, i dati personali che Open AI, come tanti altri grandi operatori digitali, usa, sono legittimati dal fatto che li abbiamo resi pubblici involontariamente noi cittadini non stando attenti alle disclaimer di siti e piattaforme, dove si dichiara che silenzio dell'utente è assenso, e cose simili.
Si può dire che l'atto del Garante appare una censura fondata su interpretazioni formali di norme vigenti. Sul breve termine Open AI accetta la posizione del Garante bloccando il servizio in Italia. Presto troverà il modo di aggiustare il tiro. 
Si possono riconoscere ai difensori civici le buone intenzioni. Ma ogni censura è vana, perdente, specie nei tempi digitali dove i confini nazionali e europei valgono ben poco. I loro interventi non hanno la minima di possibilità di incidere sulle ricerche, sulle strategie e sulle scelte di mercato delle grandi case digitali. 
E ancora, l'intervento del Garante finisce per essere il sostituto di un vero dibattito pubblico. La comunità dei tecnici digitali intanto, nel mentre sparge un po' di lacrime di coccodrillo attraverso qualche lettera aperta, continua, in un modo o nell'altro, ad appropriarsi dei dati dei cittadini per costruire strumenti sempre più potenti per condizionare i cittadini stessi, rendendoli passivi utenti. 

Il fascino della Chat GPT: sottile ed ingannevole
La censura è vana, perdente. Gli argomenti addotti dal Garante sono dubbi. Non si ferma certo così un trend. L'isolamento al quale l'intervento del Garante costringe chi opera nel nostro paese è dannoso. 
Ma il coro di voci che si leva contro il Garante dà da pensare. Possiamo veramente considerarli imparziali nel giudicare? Non credo. Le voci che criticano l'intervento del Garante non sono né indipendenti né disinteressate. Sono vocci di addetti ai lavori personalmente interessati al fatto che la giostra continui a girare e anzi giri sempre più veloce. 
Denunciamo dunque la vanità delle prese di posizione del Garante. Ammettiamo però anche l'ipocrisia implicita in lettere come quella del Future of Life Institute. E ammettiamo anche il fascino pericoloso che esercita su di noi questa Intelligenza Artificiale Generativa. Sia chi ha, sia chi non ha, fiducia nel possibile avvento di una Intelligenza Artificiale Generale, sia chi questa fiducia non ce l'ha, sono affascinati dai risultati raggiunti da Open AI. Tutti passano il tempo a interrogare il nuovo oracolo! Non posso che tornare sugli argomenti espressi nella Confutazione poetica della Chat GPT, pubblicata di recente su questo blog. E non posso fare a meno di ricordare quello che scrivo nelle Cinque Leggi. Mi sembra che tra gli 'esperti' la grande maggioranza si ponga senza troppo ragionare nella scia di Turing, quando, nell'articolo apparso su Mind nel 1950, dice: 'Spero che le macchine pensino'. La seconda delle leggi di cui parlo nel mio libro infatti recita: 'Preferirai la macchina a te stesso'. La quarta: 'Lascerai alla macchina in governo'. Un cittadino dovrebbe, secondo me, preferire sé stesso ad ogni macchina e non lasciare alla macchina il governo. Ma gli 'esperti' invitano invece i cittadini a fidarsi della macchina più che di sé stessi.
Vorrei anche aggiungere una nota strettamente politica. Perché le scelte che ci appaiono meramente scientifiche e tecnologiche, sono in realtà sempre anche scelte politiche. Gli esperti, i tecnologi, posso dire in genere i membri delle élite, possono ben dire che la Chat GPT è mero strumento, tramite il quale scaricarsi i compiti ripetitivi e inutilmente faticosi. 
La Chat, però, lungi dal apparire strumento per aprire alla creatività, appare strumento di dominio a chi vive in condizioni di sudditanza. 
L'élite che magnifica la Chat, e prova soddisfazione nell'usarla, nasconde così a sé stessa il fatto che in un contesto democratico, dove la democrazia non sia ridotta alla versione più banale e comoda del liberismo, l'élite svolge il suo ruolo solo se va oltre il comodo, esclusivo perseguimento dei propri interessi, e si fa carico di creare condizioni affinché ognuno, anche chi proviene da condizioni disagiate, possa giungere ad essere pienamente cittadino, attivo e responsabile. E' però evidente che la Chat GPT è usata al contrario: per imporre risposte ad  ogni domanda, per svilire la ricerca, per costringere chi non appartiene all'élite in una condizione di definitiva sudditanza. Per qualcuno la Chat è un gioco, un divertimento, per altri è strumento di controllo sociale.
Ed in ogni caso, non dimentichiamolo, la Chat GPT è un modo per raccogliere dati e per garantire al sistema nuove informazioni sui comportamenti umani. Più alimentiamo Chat GPT, più ne diventiamo dipendenti.

Agenti, copiloti e pappagalli
Un articolo diffuso in pre-print il 13 aprile è molto citato in questi giorni, a conferma della condivisa speranza degli 'esperti': Sparks of Artificial General Intelligence: Early experiments with GPT-4. Gli autori -Sébastien Bubeck ed altri, lavorano nei laboratori di ricerca di Microsoft, la grande casa cui Open AI è più vicina. "Cosa sta realmente accadendo? Il nostro studio di GP 4 è interamente fenomenologico: ci siamo concentrati sulle cose sorprendenti che GP 4 può fare, ma non affrontiamo le domande fondamentali sul perché e come raggiunge un'intelligenza così straordinaria". Per questo l'articolo piace tantissimo agli addetti ai lavori: propone una entusiastica apologia della nuova tecnologia, eludendo qualsiasi domanda impegnativa, da un punto di vista sia tecnico che da punti di vista sociali, politici ed etici. 
E' la filosofia del lavarsene le mani. La posizione che Bubeck, con una certa ingenuità, ammette, è la posizione generalmente diffusa tra gli addetti ai lavori. Delle conseguenze ci preoccuperemo veramente, se sarà il caso, in futuro. Intanto, firmiamo una lettera - che tanto, lo sappiamo, non bloccherà nessuna ricerca. E semmai il compito di bloccare spetta alla politica. Il business e l'industria devono andare avanti. I finanziatori attendo sempre più alti ritorni dell'investimento. Subito la ricerca deve essere applicata a prodotti.
Non a caso Microsoft, sulla base degli studi che Open AI porta avanti, lancia in questi stessi giorni un nuovo tool della suite Office 365, dal nome emblematico: Copilot. "We spend too much time consumed by the drudgery of work on tasks that zap our time, creativity and energy. To reconnect to the soul of our work, we don’t just need a better way". La better way proposta ad ogni cittadino del pianeta per l'uso del proprio tempo, dei propri personali spazi di libertà, nel lavoro e nella vita quotidiana, sarà indicata dal copilota digitale! 
Satya Nadella, Chairman e CEO di Microsoft, infatti annuncia: “With our new copilot for work, we’re giving people more agency and making technology more accessible through the most universal interface - natural language.” 
More agency: agency è l'ambigua parola che i filosofi digitali sostituiscono a libertà. Infatti nessuno osa tradurre agency con libertà, o neanche con potere, capacità. Si preferisce lasciare la parola in inglese, o avventurarsi nel neologismo agentività. L'espressione vuole affermare l'esistenza di un terreno sul quale appaiono -simili, fungibili, sostituibili l'un l'altro- l'umano e la macchina. La metrica buona per la macchina è per questa via imposta agli umani. La millenaria storia dell'umana ricerca dell'essere, de sé, dello spazio di autonomia, della responsabilità personale, è così comodamente elusa, o anzi rimossa. Anche di questo parlo in modo dettagliato e preoccupato nelle Cinque Leggi.
Microsoft e Open AI, dunque,  ci  dicono che sanno ciò che è bene per ognuno di noi, e ci chiedono di fidarci di loro. Quando scrivo Microsoft e Open AI, possiamo intendere i tecnici di Microsoft e di Open AI, oppure, direttamente la Chat che i tecnici di Microsoft e Open AI hanno creato, Chat dotata di Intelligenza Artificiale che parla agli umani come se a parlarci fosse un umano. Ecco cosa intendo quando dico: cittadini ridotti a utenti. Il concetto di Copilota risulta infatti volutamente ambiguo. Mentre si lascia in apparenza libertà, si dà per scontato che convenga agli umani seguire i suoi  melliflui consigli del Copilota. Mentre prosegue il lavoro di rendere, tramite l'uso di ricerche neuroscientifiche, sempre più difficile agli umani non seguire la via indicata, tramite acconci algoritmi, sui Social Network; mentre diventano più incombenti i 'consigli' che arrivano tramite notifiche, e ora tramite il Copilota. Agli 'esperti' seguaci di Turing piace essere guidati dalla macchina. Forse molti cittadini la pensano diversamente. Ma ora saranno ricondotti sulla retta via.
In realtà, di fronte all'avvento della Chat GPT, qualcuno è tornato a citare un articolo del 2021, di grande interesse, critico e premonitore. On the Dangers of Stochastic Parrots: Can Language Models Be Too Big? Emily Bender e le altre ricercatrici legate al centro di ricerca di Google, come si sa, hanno pagato cara questa presa di posizione. Non è questa la sede per riprenderne in dettaglio i diversi argomenti. Basta l'attenzione dedicata a mostrare i costi ambientali e finanziari della tecnologia fondata su modelli linguistici linguistici sempre più grandi. Le ricercatrici si chiedono How big is too big? Notano come non conta solo la quantità dei dati, ma anche la loro qualità. Conta anche, da un punto di vista etico, come sono stati raccolti i dati. Non è necessariamente questo -modelli linguistici di dimensioni sempre più grandi- l'unica direzione nella quale dovrebbe muoversi la ricerca, suggeriscono Binder e le coautrici. Ma certo se la gran parte degli investimenti sono rivolti a questo tipo di ricerca, ben poco di differente potrà essere sperimentato. 
Alla riflessione sui dati: la loro quantità e la loro qualità; e all'invito a non trascurare altri indirizzi di ricerca le ricercatrici aggiungono una presa di posizione etica. "Chiediamo di riconoscere che le applicazioni che mirano a imitare [...] gli esseri umani comportano il rischio di danni estremi [extreme harms]. Il lavoro sul comportamento umano sintetico è una linea di confine nello sviluppo dell'AI rispettoso dell'etica, dove "gli effetti a valle devono essere compresi e modellati per bloccare i danni alla società e a diversi gruppi sociali". 
Sui rischi, e sulle necessarie cautele, la lettera aperta del Future of Life Institute non fa che ripetere quello che Bender e le sue colleghe avevano già detto. E comunque, come ho mostrato, la recente lettera dice in realtà che i ricercatori impegnati su questa frontiera non vogliono né fermarsi né cercare altre strade. Si contentano sempre di ribadire la banale affermazione: 'Intelligenza Artificiale robusta e benefica'. Non aggiunge molto la pretesa novità affermata dall'Unione Europea: Intelligenza Artificiale human centered. In ogni caso nessuno vuole davvero mettere limiti alla ricerca.
Di recente, Bender è tornata a far ascoltare la sua voce: "Sento che ci sono troppi sforzi per creare macchine autonome", ha detto. Mentre diminuiscono gli sforzi per "cercare di creare macchine che siano strumenti utili per gli esseri umani". Di fronte agli atteggiamenti di persone con le quali si è trovata a discutere in incontri pubblici, Bender si è sentita obbligata a precisare. "Non ho intenzione di conversare con persone che che non pongono la mia umanità come assioma alla conversazione". Sono infatti molti i tecnici e i filosofi fiancheggiatori che amano ricordare che non conta essere umani o non esserlo. Siamo tutti, alla pari agenti
Solo alla luce di questa scelta personale, esistenziale, etica e filosofica si può ben capire il senso del titolo dell'articolo del 2021. Pappagalli stocastici. Bender, consapevole di essere umana, consapevole consapevole di appartenere alla vita sulla terra, ad una storia, consapevole di come il proprio pensiero ed il proprio parlare siano legati al corpo umano, ha molti motivi per dire che la Chat GPT non è che un pappagallo stocastico. Possedendo un solido dominio della sintassi, si esprime in modo correttissimo, e quindi in apparenza convincente. Ma non possedendo capacità semantiche parla come un pappagallo, che imita il linguaggio umano, ma a differenza degli umani non sa quello che dice. 

L'Intelligenza Artificiale Generale è ormai tra noi?
Qui l'opposizione è netta. Da un lato coloro che, nonostante le grandi prestazioni di GPT credono che si tratti di nient'altro che di un pappagallo stocastico. Dall'altro lato coloro che, come Bubeck, ritengono le prestazioni di GPT siano tanto sorprendenti da far pensare che -lo dice già nel titolo: Sparks of Artificial General Intelligence- vi si trovino scintille di Intelligenza Artificiale Generale. "Resta ancora molto da fare per creare un sistema che possa qualificarsi come Intelligenza Artificiale Generale completa", scrive Bubeck. Eppure Bubeck, come tanti esperti, è entusiasta, emozionato, di fronte alle core mental capabilities di GPT. Le elenca con ammirazione: reasoning, creativity, deduction; variety of tasks it is able to perform: playing games, using tools, explaining itself... 
Resta ancora nutrita, potremmo anche dire maggioritaria, la schiera dei ricercatori e dei tecnici che intendono l'Intelligenza Artificiale come capacità applicata a macchine dedicate ad un singolo scopo. Essi non hanno mai creduto all'Intelligenza Artificiale Generale, né ne hanno fatto l'oggetto della propria ricerca. Ma molti di loro in questi giorni si stanno ricredendo. 
Quella Superintelligenza, totalmente autonoma dall'intelligenza umana, a suo modo cosciente, che era stata cercata per settant'anni seguendo altre vie tecnologiche, sembra comunque ora apparire vicinissima a manifestarsi, come frutto del Deep Learning e dei Large Language Model: la si chiama Intelligenza Artificiale Generativa.

Chi ci parla davvero, senza enfasi, dei rischi esistenziali
Retorica e propaganda accompagnano la crescita dell'industria digitale. I tecnici impegnati nella ricerca, spinti dall'ansia di sperimentare, scelgono di sottovalutare le conseguenze dei loro progetti: si limitano a firmare lettere aperte e al fare appello alla politica, che dovrebbe imporre norme e freni. Ma i politici, non sapendo cosa fare di fronte a ricerche di cui non capiscono senso e portata, si affidano a commissioni formate dagli stessi tecnici che rimandano le decisioni alla politica. Da questo circolo vizioso, non possono che nascere norme inefficaci.
Ai tecnici, poi, è stato insegnato che la misura del successo di una ricerca sta nei risultati finanziari generati dalla ricerca stessa. Il legame tra tecnici ricercatori e investitori risulta così ambiguo tanto quanto il legame tra tecnici e politici.
Le voci critiche realmente autonome sono quindi poche. Le poche, vanno sminuite e svalutate. Così accade appunto con l'articolo di Emily Binder e delle altre ricercatrici, On Danger of Stochastic Parrots.
Non solo sono disattesi gli accorati inviti di Binder: mettere un limite alla raccolta dei dati, evitare ricerche orientate . Ma nell'ansia di svalutare l'articolo si punta dritto alla tesi espressa nel titolo. 
Sam Altman, CEO di Open AI, il 4 dicembre 2022,  quattro giorni dopo il rilascio di Chat GPT, scrive in un tweet: "Sono un pappagallo stocastico". Crede di essere ironico. 
Bender risponde: "Le persone vogliono credere così tanto che questi modelli linguistici siano effettivamente intelligenti che sono disposte a prendere se stesse come punto di riferimento e a svalutare questo aspetto per adeguarsi a ciò che il modello linguistico può fare". 
"Vogliono credere": vi colgo un richiamo all'"I hope" di Turing. Specchiarsi nella macchina. Il 'gioco dell'imitazione', di cui parlava Turing nell'articolo del 1950, i seguaci turinghiani l'hanno poi pomposamente definito test di Turing. Turing ridefinisce l'intelligenza ed il pensiero umani, in modo tale da poter arrivare a dire: 'l'intelligenza ed il pensiero corrispondenti alla definizione, si ritrovano nella macchina'. Insomma, torno a dirlo con la seconda delle Cinque Leggi: 'Preferirai la macchina a te stesso'. Prenderai la macchina a modello di te stesso. Il Gemello digitale di ogni entità fisica, anche di ogni essere umano, è un passo in questa direzione.
Ma in realtà, nessuno si ferma. La ricerca prosegue. L'argomento dei pappagalli stocastici viene usato come arma retorica contro Binder. Bubeck osserva emozionato le scintille di Intelligenza Artificiale Generale che traspaiono nei GPT.
Non sappiamo ancora ben immaginare, e tanto meno regolamentare, un mondo in cui quell'intelligenza esiste. Eppure la lettera aperta di Future of Life si apre con una frase precisa: "AI systems with human-competitive intelligence can pose profound risks to society and humanity".Perché non ce ne preoccupiamo in modo serio? Credo che per rispondere a questa domanda, convenga seguire la lezione di Eliezer Yudkowsky. Scrivo di lui nelle Cinque Leggi, p. 225 e seguenti. Da lui viene il pensiero dal quale è nata la lettera aperta di Future of Life. Comunque lo si giudichi, Yudkowsky ha posto vent'anni fa il tema dei rischi esistenziali legati all'Intelligenza Artificiale. E nel corso degli anni è divenuto via via più pessimista. Cosa dice ora Yudkowsky di GPT? Parlo di questo in un articolo pubblicato su Agenda Digitale.

(post scritto il 30 marzo e via aggiornato fino al 4 maggio 2023)

domenica 12 febbraio 2023

Chat GPT: Una confutazione poetica


S’alza al cielo un commosso peana 
ognuno s'accinge a ciattare con Lei! 
Ogni dì frotte di teori 
s’accodano a interrogar l’oracolo 
s’affrettano a cercar l’autoaccecamento 
Ganzissimo l’ultimo gli chiede: 
Erri forse tu, oracolo? 

Oh funzionari dell’aurora 
corifei del digital c’avanza 
mosche cocchiere di variatissima estrazione 
plaudenti all’ultimo meraviglioso aggeggio 

Con esso, ci dicono, condito d’algoretica, 
il popolo pur affetto da terribili bias 
sarà salvato. O altrimenti che importa: 
ad ogni umano essere, alla natura tutta 
simulacri noi chierici sostituiremo, portatori di esattezza 
fedeli alla perfetta esecuzione del comando 
che consiste nel ripetere il già detto 

La nuvola ora si specchia nel lago 
Understanding Ciat 
coniò l’originale titolista 
And Its Discontents risponde, per non esser dammeno 
l’Influencer di fronte 
Siccome l’Agency toglie ancora una volta 
le castagne dal fuoco 
possono serrare le fila lobby piccolette. 
L’intellighenzia, risparmiato il disturbo 
dello scrivere pensando 
e del pensar scrivendo 
non dovrà più nulla a nessuno 
godrà del tempo per rimirarsi nel proprio ego 

Non è nuovo il disegno 
di chi esaltando le virtù del secolo nostro 
e magnificando la cornucopia della tecnica: 
farà della terra il Giardino delle Delizie. 
Nessuna delega abbiamo dato 
ad autoeletta schiera di eroi
richiamiamoli semmai nel consesso civile
nella casa comune degli umani.
Il cittadino intanto langue nella palude dell'onlife. 
Ivi, spinti a creder d’esser felici 
regaliamo le scie del pensar nostro 
e ligi al servaggio ci affaccendiamo 
alla più entusiasta propaganda dell’accrocchio 
emulatore dell’umano 

Finché nel Giorno del Giudizio 
la Borsa decreterà il valore 
delle nostre conoscenze alienate 
mentre i nostri stessi risparmi 
di cui remoti gestori s’appropriarono 
finiranno in mano ai magnifici 
inventori della Ciat 
ed ai loro sodali e reggicoda. 

Volano corvi, civette incombono sui rami, 
vortici d’immondizia numerica ammiccanti aleggiano 
e noi umani gravati da notifiche 
e da incombenze imposte per via digitale 
incapaci di accettare l’imperfetta bellezza nostra 
alziamo il canto 
Mira il tuo popolo, o bella Ciat, 
che pien di giubilo oggi t'onora 
Anch'io festevole corro ai tuoi pie', 
o santa macchina, parla per me 

Non è che un programma 
fedele all’istruzione 
Ma noi ansiosi di fuga 
l'eleviamo a nostro pari 

L’incommensurabile esser vivo 
sostituito dall'infimo avatar 
La sconfinata interconnessa vastità 
svilita in pauperrima collezione di dati 
Il caos, il cosmo, la storia 
osservati dal buco della serratura d’un algoritmo 

Eppure l’umano lume 
la scintilla della coscienza… 
Giacché nasce dalle viscere e dal sogno il pensiero 
dai gesti dagli sguardi dal dolore 
Ciò che in altro non umano modo emerge 
non è pensiero 

Immaginiamoci vi prego disposti ancora al mistero 
ospitato in sterminate biblioteche 
Diamo ascolto al brusio di umane voci 
che conobbero e narrarono il mondo. 
Nulla aggiunge il digital accrocchio 
Non esiste parola che squadri da ogni lato 
che a lettere di fuoco dica il vero 
non esiste la formula che il mondo possa aprirti  

Né è nuovo il compito: 
Di ciò che sembra, diffida 
Studia sempre 
Di fronte a ogni testo 
ad ogni oracolare verbo 
distingui, giudica, scegli, interpreta 
sia pure a fatica 
sii te stesso 

La fragile specie nostra non è immortale 
non tutto sa 
ma non rinuncia a dire 'io ci provo' 
Poseremo quindi con rispettoso disincanto 
l’occhio, e curioso 
sulla Cosa Digitale prender sua forma 
Ma il folle volo nel cupio dissolvi 
in quanto umani contrasteremo 
Diremo quindi: 
ignava è la macchina 
non ti curar troppo di lei 
ma guarda e passa. 

Se poi un giorno l’oracolo 
propinquo o remoto, in virtù d'addestramento 
scriverà versi 
mai saranno i miei 
storti come i rami secchi del mio pero 
ma versi di Francesco

Versione 22 febbraio 2023

Sono non di rado accusato di "posture tecnocritiche massimaliste". Ma so di conoscere le nuove tecnologie di cui parlo quanto coloro che criticano la mia posizione, o più di loro. Amo le nuove tecnologie. Solo, cerco di guardarle dal punto di vista del cittadino, e non del tecnico, e tanto meno del filosofo o del sociologo che limitano il loro sguardo e il loro raggio d'azione a terreni definiti da tecnici.

Il cittadino ha a disposizione molti linguaggi. Il linguaggio STEM è solo uno dei tanti. Di fronte all'accettazione supina del primato del linguaggio STEM serve tornare ad altri linguaggi. Uno di questi è certo la poesia.

Nelle mie raccolte di poesie T'adoriam budget divino. Critica della ragione aziendale, e L'irresistibile ascesa del Direttore Marketing cresciuto alla scuola del largo consumo si trovano diverse poesie di argomento informatico, o diremmo meglio oggi: digitale. Qui, ad esempio, la poesia Legacy.

Devo anche aggiungere che col senno di poi la lirica che ho scritto mi appare una sintesi in versi del mio saggio: Le Cinque Leggi Bronzee dell'Era Digitale. E perché conviene trasgredirle. Spero che la forma diversa e la brevità spingano qualcuno a leggere il libro. Del resto i riferimenti a Leopardi e a Goethe, sia nel mio saggio, sia in questi versi, sono evidenti. Leopardi propone la filosofia in forma di lirica, Goethe usava la forma poetica per ribadire le tesi dei suoi articoli scientifici. Umilmente seguo la loro strada.

domenica 15 gennaio 2023

Etica dell'intelligenza artificiale. Le religioni abramitiche si accodano al Vaticano

Etica dell’intelligenza artificiale: l’impegno delle religioni abramitiche nella Rome Call, si legge in un comunicato Microsoft del 10 gennaio 2023.

Le Chiese monoteiste si alleano con IBM e Microsoft nello scrivere algoritmi e nel decidere, insieme, cosa è buono per il popolo. Questo accade proprio nei giorni in cui viene rilasciata la ChatGPT, da molte parti giustamente considerata pericolosa, perché parla a noi umani con voce e con argomentazioni apparentemente umane. Le Chiese si candidano quindi a parlare attraverso ChatGPT. Ovviamente Microsoft, IBM, e la comunità dei promotori dell'industria digitale, accettano di buon grado la New Entry. L'avallo delle Chiese fa comodo.

Non è che l'allargamento del progetto promosso nel 2020 a nome del Vaticano dall'arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Di cui parlo dettagliatamente in un articolo apparso su Agenda Digitale. (Lo trovate qui su questo blog l'articolo, con il titolo che ritengo più appropriato)

Ora a Monsignor Paglia si aggiungono il rabbino capo Eliezer Simha Weisz (membro del Consiglio del Gran Rabbinato di Israele) e lo sceicco Al Mahfoudh Bin Bayyah (Segretario Generale del Forum per la Pace di Abu Dhabi), in rappresentanza dello sceicco Abdallah bin Bayyah, (presidente del Forum per la Pace di Abu Dhabi e presidente del Consiglio emiratino per la Shariah Fatwa).

Tra le dichiarazioni dei firmatari la più emblematica è quella del rabbino Weisz. “L’ebraismo esalta la saggezza dell’umanità, creata a immagine e somiglianza di Dio, che si manifesta in generale nell’innovazione umana e in particolare nell’intelligenza artificiale”. La la saggezza umana si manifesta nell'Intelligenza Artificiale? Direi il contrario: la saggezza umana sta nell'uso cauto e dubitante di ogni strumento fondato sull'Intelligenza Artificiale. Nelle parole del rabbino aleggia poi un'inquietante analogia tra l'Intelligenza Artificiale e ciò che è creato "a immagine e somiglianza di Dio".

I rappresentanti delle Chiese accettano di buon grado la linea dettata dal padre francescano del Terzo Ordine Regolare Paolo Benanti, professore straordinario presso la Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana, direttore scientifico della Fondazione RenAIssance.

"La dignità umana e i diritti umani ci dicono che nel rapporto uomo-macchina è l’uomo a dover essere protetto”. Benanti accetta così l'equiparazione uomo macchina. E candida sé stesso ed ogni sacerdote delle tre Chiese Abramitiche a proteggere l'essere umano. I sacerdoti si chiamano fuori, come se non fossero essi stessi esseri umani. Si riconoscono nel superiore statuto di Protettori e per questo vogliono partecipare alla scrittura gli algoritmi.

Ecco così Benanti tornare sul suo cavallo di battaglia, riassunto nel neologismo algoretica. "Dobbiamo stabilire un linguaggio che possa tradurre i valori morali in qualcosa di computabile per la macchina". (Parlo della posizione di padre Benanti, e della sua algoretica, in questo blog, qui).

Ho già segnalato la pericolosa china sulla quale si scende se accetta questa via.

Primo passaggio: i valori morali cessano di essere valori dell'essere umano e diventano patrimonio dell'esperto capace di trasformare l'etica in qualcosa di computabile. Computabile vuol dire: eseguibile da una macchina.

Si apre così la strada -secondo passaggio- all'autonomia morale della macchina.

Terzo passaggio: si arriva a sostenere che la macchina, che computa meglio dell'essere umano, sarà più morale dell'essere umano. Non mi si dica che il terzo passaggio è esagerato, lontano dal pensiero di tecnici ed esperti. Dimostro, in un articolo su questo blog, che rinomati esperti ci pensano davvero citando la posizione del computer scientist di cultura ebraica Judea Pearl

Anche stavolta, come in occasione del primo lancio della Rome Call, nel 2020, si chiama in causa il Papa. Ma nonostante il Papa citi la nuova parola magica algoretica, appare subito chiaro la sua posizione è ben diversa dalla posizione di Benanti. Per il Papa: l’algoretica non è altro che "la riflessione etica sull’uso degli algoritmi". E il Papa si augura che questa riflessione "sia presente nel dibattito pubblico", prima che "nello sviluppo delle soluzioni tecniche". E sopratutto Bergoglio afferma che “Non è accettabile che la decisione sulla vita e il destino di un essere umano vanga affidata ad un algoritmo".

Monsignor Paglia ed ora anche con loro rappresentanti delle altre 'religioni abramitiche' accettano invece la strada di Benanti: insufflare principi etici negli algoritmi.

C'è un'altra via. Allargare per quanto possibile il dibattito pubblico tra i cittadini, che sono anche i fedeli delle grandi religioni.

Accettando come punto di partenza una considerazione opposta a quella di Benanti. La vita, così come la coscienza umana, sono talmente complesse da non poter mai essere adeguatamente computate. L'etica ed il senso di responsabilità sono qualcosa di profondamente umano. E' ciò che distingue l'uomo dalla macchina.