Come affermo qui a lato, nelle parole di presentazione di questo blog, sto scrivendo un testo che si propone di gettare qualche cono di luce su un tema che mi è sempre stato a cuore: come si creano e si condividono conoscenze. Di questo testo, in questo blog, non trovate che tracce, frammenti.
Sto scrivendo un 'testo', non un 'libro'. Testo ancora ingarbugliato, da dipanare. Scrivere un testo pensando già ad un libro, e scrivere invece accettando la complessità del testo, sono operazioni ben diverse. Scelgo la seconda via: scrivendo con un word processor, come sto facendo ora, posso accumulare, fidandomi dell'ordine interno che il testo via via assume. Così come -tramite un motore di ricerca- ci si muove nel Web, senza pretendere che la gran massa di conoscenze sia ssoggettato ad un previo ordine, posso ben muovermi nel testo che io stesso scrivo.
Posso pensare che una persona diversa da me, un 'lettore, possa accedere a questo testo muovendosi anche lui tramite un motore di ricerca. Posso pensare che il testo possa essere percorso e segmentato in modi diversi. In questo senso, si può dire che un testo può generare enne libri.
"Probabilmente il testo sarà pubblicato anche sotto forma di libro", aggiungevo, sempre nel testo che trovare qui a lato. E infatti, d'accordo con un editore di libri cui sono affezionato, mi sono trovato a pensare ad un possibile libro. Perciò ho scritto una scheda editoriale.
Ho mandato la scheda al mio editor. Qualche giorno fa ho ricevuto risposta: "ho parlato della tua proposta in riunione editoriale. A tutti noi è sembrato che l'argomento sia interessante ma così come l'hai esposto tu nella scheda troppo difficile, ci sembra più da corso universitario, molto tecnico e difficile per un pubblico più vasto".
Ho risposto: "So che devo ancora dipanare un po' ilgarbuglio, ma sono convinto di poter parlare di questi temi, o di parte di questi temi, in modo veramente semplice e scorrevole. Sono convinto di poter scrivere su questi argomenti un testo leggibile come
un romanzo".
Credo che si possa lavorare al contempo in due direzioni: da un lato si accumula materiale; dall'altro si preparano estrazioni più o meno organizzate, in funzioni di un uditorio. Non a caso coì lavora qualsiasi narratore.
Così, pensando ad un libro di duecento pagine, avendo in mente quella casa editrice e quella collana, mi sono impegnato a scrivere una nuova scheda.
Intanto propongo qui la scheda che è stata giudicata troppo tecnica e difficile.
Tutto oggigiorno passa attraverso la mediazione dell'informatica. L'informatica interpreta e definisce i modi del conoscere e dell'agire umano. La nostra vita quotidiana, nel lavoro e in ciò che facciamo per piacere e per divertimento. La cura della salute e la gestione del denaro. Il funzionamento delle imprese private e della pubblica amministrazione, così come ogni manifestazione della cultura e dell'economia. Qualsiasi attività presuppone l'uso di interfacce hardware. Qualsiasi attività presuppone l'intervento di un software.
Ma ben poco sappiamo di 'come funziona' tutto questo. Gli specialisti ci affliggono con sigle e definizioni tecniche, perlopiù espresse in lingua inglese. Cosicché noi, frenati dal timore dell'ignoto, scegliamo di vivere nell'ignoranza.
Di fronte a sistemi che ci appaiono astrusi, troppo lontani da noi, mossi da un comprensibile atteggiamento difensivo ci sforziamo di non vedere, chiudendoci in un futuro inteso come prosecuzione del passato. Autoconvincendoci che 'nulla è cambiato', ci rifugiamo nel legame affettivo con strumenti che usiamo da tempo immemorabile: carta, penna, libro.
Invece, proprio dall'osservare come sta cambiando sotto i nostri occhi il senso dello 'scrivere' e del 'leggere', proprio dall'osservare come sta cambiando, in senso lato, il modo di produrre, conservare e condividere conoscenza, possiamo prendere spunto per un viaggio appassionante.
Il libro non è certo destinato a scomparire, mantiene il suo fascino e la sua concreta utilità, ma il confronto con altri mezzi già oggi disponibili ci illumina sui suoi limiti. La tecnologia implicita nel libro impone ai testi – che sono tessuti, reti– una struttura sequenziale. Ogni libro è chiuso in se stesso. Il libro subordina il pensiero ad un programma: ad una forma definita a priori. Il libro implica il controllo: non esiste senza la mediazione di un editore.
Proprio guardando al libro, alla sua funzione ed alla sua natura tecnica, abbiamo modo di svelare l'arcano. L'informatica è per un verso nient'altro che l'estrema manifestazione della forma libro. Un sistema di macchine teso ad espandere e a rendere più efficace il modello implicito nel libro. Ma al contempo, per un altro verso, l'informatica offre ad ognuno di noi un approccio alla conoscenza né migliore, né peggiore dell'approccio implicito nel libro, ma diverso.
In questa ottica, scrittura e lettura ci appaiono come un'unica attività. Autore e lettore ci appaiono come un'unica persona; il testo ci appare come una rete in continuo divenire, slegato dalla pagina, dalla carta, da un qualsiasi supporto, eppure accessibile tramite strumenti e supporti diversi; sfuma fino a scomparire il confine tra oralità e scrittura; sfuma anche il confine tra testo alfabetico e musica ed arti visuali; al controllo e all'ottimizzazione si sostituisce l'attenzione all'istante, la ricerca di risposte imperfette ma tempestive, adeguate alla situazione. In luogo di scuole vincolate ad un programma, in luogo di biblioteche accuratamente schedate, il Web, il motore di ricerca ci collocano in un luogo dove la conoscenza emerge in forme sempre nuove, in funzione di quello che serve qui ed ora.
Poiché nessun linguaggio tecnico è veramente necessario, ed anzi il linguaggio tecnico è molto spesso l'alibi di chi non sa, o non vuole spiegarsi, nel libro che avete in mano non troverete nient'altro che narrazioni. Dunque, il romanzo dell'informatica, o l'informatica come romanzo.
Storie singolari: Bacone e le sue Tabulae instantiarum; il Sistema Naturae di Linneo; Charles Babbage alle prese con il sogno dell'Analytical Engine; Vannevar Bush e il suo Memex; Doug Engelbart, sul finire del 1968, mentre mostra a una platea di tecnologi stupiti il primo personal computer, il primo mouse, il primo programma di scrittura.
Ma anche e sopratutto, filosofia. L'informatica è la prosecuzione della filosofia con altri mezzi. Non a caso nel dominio dell'informatica ritroviamo puntualmente ognuna delle ben note categorie: scolastica, metafisica, idealismo, fenomenologia, positivismo e filosofia analitica... Accade però che mentre i filosofi –nulla supponendo di questa contiguità– si isolano in una torre d'avorio quanto più possibile lontana dalla tecnologia, la progettazione e la gestione delle macchine e degli strumenti deputati alla creazione, alla conservazione e e alla condivisione della conoscenza è lasciata in mano a specialisti che adorano la tecnologia come feticcio.
E poesia. Goethe sapeva trattare lo stesso tema scientifico-tecnologico con la stessa chiarezza ed esattezza sia in versi dedicata all'amata, sia in saggi destinati ad 'addetti ai lavori'. Ecco così il poeta-scienziato che osserva una pianta nell'Orto botanico dell'Università di Padova. Gli sovviene l'idea della 'forma formante' – per noi oggi: la forma della conoscenza che costruiamo attimo dopo attimo interagendo con il Web. Forma che si oppone alla schematica classificazione di Linneo – per noi: la forma-libro.
Fino all'ultima narrazione: l’ultimo libro sarà un libro giallo. Per un doppio ordine di motivi. Innanzitutto perché nessun testo come il romanzo giallo è consono alla forma-libro. Il libro presuppone la lettura sequenziale, pagina dopo pagina; ed il romanzo giallo tiene avvinto il lettore, obbligandolo alla sequenza, imponendogli di leggere dalla prima all'ultima pagina. Ma c'è, a spiegare l'attualità del romanzo giallo, un secondo ordine di motivi. Il romanzo giallo ci appare attuale, necessaria lettura, perché ci allena a quel lavoro mentale che ci è proposto oggi dall'uso del personal computer, ed in genere dagli strumenti informatici.
Il lavoro dell’investigatore che sbroglia il garbuglio e che costruisce un mondo a partire da tracce e segnali deboli, è lo stesso lavoro che ci troviamo a svolgere quando, invece di leggere un libro scritto da altri, ci troviamo a costruire conoscenza muovendoci nell'incerto mare del Web, muniti di un motore di ricerca.
sabato 1 maggio 2010
giovedì 18 marzo 2010
La poesia come musica: un esperimento di transcodifica
Con la codifica digitale dei testi ci appare assottigliato e riconfigurato il confine tra oralità e scrittura.
Allo stesso modo, la codifica digitale ci mostrra assottigliato e riconfigurato il confine tra poesia e musica.
Con Mauro Graziani ragionavamo qualche anno fa a proposito di questo confine. Mi venne da chiedergli una 'musica da ambiente' adeguata alla lettura di una mia poesia. Mauro rispose da musicista e da programmatore.
Qui trovate traccia dell'esperimento: dalla poesia alla musica attraverso il codice.
Un esperimento che ci fa fare qualche piccolo passo lungo un cammino impervio e misterioso, ma credo anche ricchissimo.
Buona lettura e buon ascolto.
Allo stesso modo, la codifica digitale ci mostrra assottigliato e riconfigurato il confine tra poesia e musica.
Con Mauro Graziani ragionavamo qualche anno fa a proposito di questo confine. Mi venne da chiedergli una 'musica da ambiente' adeguata alla lettura di una mia poesia. Mauro rispose da musicista e da programmatore.
Qui trovate traccia dell'esperimento: dalla poesia alla musica attraverso il codice.
Un esperimento che ci fa fare qualche piccolo passo lungo un cammino impervio e misterioso, ma credo anche ricchissimo.
Buona lettura e buon ascolto.
sabato 27 febbraio 2010
Tecnologie dell'Informazione e produzione di letteratura 2009-2010
Così come ho pubblicato in questo blog il programma del corso di Organizzazione di conoscenze e di attività, pubblico il programma di questo corso. Perché il tema è vicinissimo agli argomenti toccati in questo blog, e perché il ragionare con gli studenti a proposito di questi temi è un momento fondamentale nella costruzione del mio punto di vista.
Titolo: Tecnologie dell'informazione e produzione di letteratura
Corso di studi: Laurea triennale Interfacoltà in Informatica Umanistica
Università di Pisa
Docente Francesco Varanini
Anno Accademico 2009-2010. (Il programma degli anni precendenti lo trovate qui).
Argomento
In virtù dell'uso di strumenti informatici cambiano la modalità della comunicazione e dell'interazione sociale: telefonia cellulare su base digitale, sms, networking, istant messanging ecc.
Cambia anche il modo di lavorare: il personal computer, o il terminale connesso al server sono il tramite al quale svolgiamo ogni attività.
Ma cambia anche il modo di produrre testi letterari ed il modo di fruirne.
Personal computer, piattaforme web 2.0, word processor, motori di ricerca, e book, editoria on demand, portano con sé un nuovo modo di scrivere e di leggere. Scrivere con un word processor, una tastiera ed un mouse, è operazione ben diversa dal vergare segni su un foglio tramite una penna. Leggere un testo sotto forma di libro, tramite e book, tramite schermo di computer, è operazione diversa.
Siamo dunque di fronte ad un cambiamento che ci porta a guardare oltre il tradizionale modo di 'produrre letteratura'.
Ciò che chiamiamo 'letteratura' ci appare, nel nuovo contesto, in una luce diversa. L'oggetto simbolico al quale è tradizionalmente legata la produzione di letteratura -il libro-, se certo ha ancora un futuro, tende a perdere la sua indiscussa centralità.
Cambia il ruolo dell'autore, dell'interprete e del lettore.
Possiamo dunque chiederci: come si scriveranno e come si leggeranno opere letterarie in un prossimo futuro? Come si farà critica letteraria?
Nel ragionare attorno a questi interrogativi, si lavorerà in particolare su quel testo che ci siamo abituati a chiamare 'romanzo'.
Testi
Il programma prevede lo studio di:
Ivan Illich, In the Vineyard of the Text. A Commentary to Hugh’s Didascalicon. Les Editions du Cerf, Paris, 1991, trad it. Nella vigna del testo. Per una etologia della lettura, Milano, Raffaello Cortina Editore 1994.
Francesco Varanini, “Un certo tipo di letteratura”
Francesco Varanini, “La restituzione poetica”
Francesco Varanini, “Il romanzo come baule”
Francesco Varanini “Nebrija: L'impero della lingua o la lingua dell'impero”
Francesco Varanini,"L'anonimo cantore"
Esercitazione
Il programma prevede inoltre la lettura di uno o più dei seguenti romanzi (o di altri testi narrativi concordati con il docente).
Letto il romanzo lo studente -mettendo in gioco le proprie competenze informatiche- dovrà stendere, e nei limiti del possibile sviluppare progetto teso a liberare un romanzo dalla forma del libro.
Ad esempio: ripresentazione del romanzo sotto forma di ipertesto; modellizzazione del testo in un data base offerto alla consultazione del lettore; indicizzazione del testo allo scopo di renderlo fruibile tramite motore di ricerca; costruzione di un ipertesto; costruzione di un testo multimediale.
Witold Gombrowicz, Ferdydurke, Ròj, Varsavia, 1937 (ma con data 1938). Con lo stesso titolo, in spagnolo: Argos, Buenos Aires, 1947; in francese: Julliard, Paris, 1958; e in italiano Einaudi, Torino, 1961 (trad. incompleta, basata sulla trad. francese, a sua volta originata dall’ed. in spagnolo). Le diverse modifiche che differenziano l’ed. spagnola da quella del ’37 sono mantenute dall’autore nell’ed. polacca del 1969 (Instytut Literacki, Paris), da cui la trad. it. di Vera Verdiani: Ferdydurke, Feltrinelli, Milano, 1993.
Alberto Arbasino, Fratelli d'Italia. Prima edizione, Feltrinelli, 1963. pp. 532; Seconda edizione Einaudi, 1976. pp. 663. Terza edizione Adelphi, 1990. pp. 1130.
Julio Cortázar, Rayeula, Sudamericana, Buenos Aires, 1963. Traduzioni: Il gioco del mondo, Einaudi, Torino, 1969; Marelle, Gallimard, Paris, 1966; Hopscotch, Pantheon Books, New York, 1966; Rayeula. Himmel und Hölle, Suhrkamp, 1981; O Jógo da Amarelinha, Rio de Janeiro, Civilização Brasileira, 1970.
Guillermo Cabrera Infante, Tres tristes tigres, Seix Barral, Barcelona 1967; trad. it. Tre tristi tigri, Il Saggiatore, Milano 1976.
Philip K. Dick, Ubik, Doubleday, New York, 1969; trad. it. Ubik, mio signore, La Tribuna, Piacenza 1972, poi Ubik, Fanucci, Roma1989 e 1995.
Raymond Carver, “A Small Good Thing”, racconto di 25 pagine, esce in Prize Stories 1983: The O.Henry Awards, Doubleday, New York, 1983. Carver aveva vinto il primo premio in quel concorso. Il racconto esce poi in Raymond Carver, Cathedral: Stories, Random House, New York, 1984. Successivamente, è riproposto in Raymond Carver, Where I’m Calling From: Selected Stories, Random House, New York, 1988.
In italiano si trova in tre diverse versioni, lievemente diverse: Cattedrale, Oscar Mondadori; Da dove sto chiamando, Minimum Fax, Roma,1999; Principianti, Einaudi, Torino, 2009.
Thomas Pynchon, Gravity Rainbow, Viking Press, New York, 1973, trad. it. L'arcobaleno della gravità, Rizzoli, Milano, 1999.
Georges Perec, La Vie mode d'emploi, Gallimard, Paris, 1978; trad it. La vita, istruzioni per l'uso, Milano, Rizzoli, 1984.
Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore, Einaudi, Torino, 1979.
Aldo Busi, Vita standard di un venditore provvisorio di collant, Mondadori, Milano 1985. Seconda edizione riveduta, Oscar Mondadori 1991. Terza edizione (“iniziato nel 1979, pubblicato nel 1985, revisionato dal 1991 al 1996, totalmente riscritto nel 2001, con episodi inediti e un nuovo finale”, Oscar Mondadori 2002). Quarta edizione riveduta 2009.
Nota
Gli studenti, sia frequentanti che non frequentanti, sono invitati a inviare una e-mail al docente. Saranno periodicamente forniti materiali didattici inerenti all'insegnamento.
Titolo: Tecnologie dell'informazione e produzione di letteratura
Corso di studi: Laurea triennale Interfacoltà in Informatica Umanistica
Università di Pisa
Docente Francesco Varanini
Anno Accademico 2009-2010. (Il programma degli anni precendenti lo trovate qui).
Argomento
In virtù dell'uso di strumenti informatici cambiano la modalità della comunicazione e dell'interazione sociale: telefonia cellulare su base digitale, sms, networking, istant messanging ecc.
Cambia anche il modo di lavorare: il personal computer, o il terminale connesso al server sono il tramite al quale svolgiamo ogni attività.
Ma cambia anche il modo di produrre testi letterari ed il modo di fruirne.
Personal computer, piattaforme web 2.0, word processor, motori di ricerca, e book, editoria on demand, portano con sé un nuovo modo di scrivere e di leggere. Scrivere con un word processor, una tastiera ed un mouse, è operazione ben diversa dal vergare segni su un foglio tramite una penna. Leggere un testo sotto forma di libro, tramite e book, tramite schermo di computer, è operazione diversa.
Siamo dunque di fronte ad un cambiamento che ci porta a guardare oltre il tradizionale modo di 'produrre letteratura'.
Ciò che chiamiamo 'letteratura' ci appare, nel nuovo contesto, in una luce diversa. L'oggetto simbolico al quale è tradizionalmente legata la produzione di letteratura -il libro-, se certo ha ancora un futuro, tende a perdere la sua indiscussa centralità.
Cambia il ruolo dell'autore, dell'interprete e del lettore.
Possiamo dunque chiederci: come si scriveranno e come si leggeranno opere letterarie in un prossimo futuro? Come si farà critica letteraria?
Nel ragionare attorno a questi interrogativi, si lavorerà in particolare su quel testo che ci siamo abituati a chiamare 'romanzo'.
Testi
Il programma prevede lo studio di:
Ivan Illich, In the Vineyard of the Text. A Commentary to Hugh’s Didascalicon. Les Editions du Cerf, Paris, 1991, trad it. Nella vigna del testo. Per una etologia della lettura, Milano, Raffaello Cortina Editore 1994.
Francesco Varanini, “Un certo tipo di letteratura”
Francesco Varanini, “La restituzione poetica”
Francesco Varanini, “Il romanzo come baule”
Francesco Varanini “Nebrija: L'impero della lingua o la lingua dell'impero”
Francesco Varanini,"L'anonimo cantore"
Esercitazione
Il programma prevede inoltre la lettura di uno o più dei seguenti romanzi (o di altri testi narrativi concordati con il docente).
Letto il romanzo lo studente -mettendo in gioco le proprie competenze informatiche- dovrà stendere, e nei limiti del possibile sviluppare progetto teso a liberare un romanzo dalla forma del libro.
Ad esempio: ripresentazione del romanzo sotto forma di ipertesto; modellizzazione del testo in un data base offerto alla consultazione del lettore; indicizzazione del testo allo scopo di renderlo fruibile tramite motore di ricerca; costruzione di un ipertesto; costruzione di un testo multimediale.
Witold Gombrowicz, Ferdydurke, Ròj, Varsavia, 1937 (ma con data 1938). Con lo stesso titolo, in spagnolo: Argos, Buenos Aires, 1947; in francese: Julliard, Paris, 1958; e in italiano Einaudi, Torino, 1961 (trad. incompleta, basata sulla trad. francese, a sua volta originata dall’ed. in spagnolo). Le diverse modifiche che differenziano l’ed. spagnola da quella del ’37 sono mantenute dall’autore nell’ed. polacca del 1969 (Instytut Literacki, Paris), da cui la trad. it. di Vera Verdiani: Ferdydurke, Feltrinelli, Milano, 1993.
Alberto Arbasino, Fratelli d'Italia. Prima edizione, Feltrinelli, 1963. pp. 532; Seconda edizione Einaudi, 1976. pp. 663. Terza edizione Adelphi, 1990. pp. 1130.
Julio Cortázar, Rayeula, Sudamericana, Buenos Aires, 1963. Traduzioni: Il gioco del mondo, Einaudi, Torino, 1969; Marelle, Gallimard, Paris, 1966; Hopscotch, Pantheon Books, New York, 1966; Rayeula. Himmel und Hölle, Suhrkamp, 1981; O Jógo da Amarelinha, Rio de Janeiro, Civilização Brasileira, 1970.
Guillermo Cabrera Infante, Tres tristes tigres, Seix Barral, Barcelona 1967; trad. it. Tre tristi tigri, Il Saggiatore, Milano 1976.
Philip K. Dick, Ubik, Doubleday, New York, 1969; trad. it. Ubik, mio signore, La Tribuna, Piacenza 1972, poi Ubik, Fanucci, Roma1989 e 1995.
Raymond Carver, “A Small Good Thing”, racconto di 25 pagine, esce in Prize Stories 1983: The O.Henry Awards, Doubleday, New York, 1983. Carver aveva vinto il primo premio in quel concorso. Il racconto esce poi in Raymond Carver, Cathedral: Stories, Random House, New York, 1984. Successivamente, è riproposto in Raymond Carver, Where I’m Calling From: Selected Stories, Random House, New York, 1988.
In italiano si trova in tre diverse versioni, lievemente diverse: Cattedrale, Oscar Mondadori; Da dove sto chiamando, Minimum Fax, Roma,1999; Principianti, Einaudi, Torino, 2009.
Thomas Pynchon, Gravity Rainbow, Viking Press, New York, 1973, trad. it. L'arcobaleno della gravità, Rizzoli, Milano, 1999.
Georges Perec, La Vie mode d'emploi, Gallimard, Paris, 1978; trad it. La vita, istruzioni per l'uso, Milano, Rizzoli, 1984.
Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore, Einaudi, Torino, 1979.
Aldo Busi, Vita standard di un venditore provvisorio di collant, Mondadori, Milano 1985. Seconda edizione riveduta, Oscar Mondadori 1991. Terza edizione (“iniziato nel 1979, pubblicato nel 1985, revisionato dal 1991 al 1996, totalmente riscritto nel 2001, con episodi inediti e un nuovo finale”, Oscar Mondadori 2002). Quarta edizione riveduta 2009.
Nota
Gli studenti, sia frequentanti che non frequentanti, sono invitati a inviare una e-mail al docente. Saranno periodicamente forniti materiali didattici inerenti all'insegnamento.
sabato 20 febbraio 2010
Vannevar Bush
Professore, imprenditore, tecnologo, capoprogetto
Esemplare esponente della cultura che pone al centro l'innovazione tecnologica- scienza e industria insieme, ricerca di base ma anche orientamento all'alla killer application, all'uso pratico- è Vannevar Bush. Lavora alla General Electric. Quindi si laurea in ingegneria elettrica al MIT. Lì è ricercatore dal 1919, professore dal 1923, tra il '32 e il '38 Vice President e Dean.
Contemporaneamente, è decollata la carriera di imprenditore. Sono gli anni delle automobili, frigoriferi e radio., Nel '22 Bush, trentaduenne, fonda con il compagno di college Laurence K. Marshall una società destinata a produrre frigoriferi, secondo la tecnologia di un giovane scienziato, Charles G. Smith. Ma sarebbe un fallimento, se non si scoprisse fortuitamente che la tecnologia può servire ad altro. Il tubo raddrizzatore Raytheon a gas inerte permette di sostituire alla batteria l'alimentazione tramite corrente elettrica. Solo così l'apparecchi radio può entrare in ogni casa. (Raytheon cresce con radar nella seconda guerra mondiale con i radar, poi con i missili. Nella seconda metà del ventesimo secolo, e ancora nel ventunesimo, è impresa leader nel settore aerospaziale, e in tecnologie al confine con la science fiction: esoschletri per potenziare le capacità del corpo umano).
Intanto, dal 1927, Bush, presso il MIT, lavora al Differential Analyser, computer analogico in grado di risolvere equazioni differenziali: ne più ne meno, la macchina di Babbage in versione elettronica, anche se ancora basata su ingombranti valvole. (Lavorando al progetto uno studente, che è Claude Shannon, disegna il primo circuito digitale).
Nella seconda metà degli anni trenta, in una situazione di crisi globale e di guerra incombente, si fa promotore di una agenzia governativa destinata a coordinare e indirizzare a fini militari l'innovazione tecnologica di Università e imprese private. All'inizio del 1940, nel Congresso, la discussione sul National Defense Research Committee procede a rilento. In maggio, quando ormai la Germania ha invaso la Francia, Bush non si perita ad usare lobby e contatti privati per incontrare Roosevelt. In dieci minuti, il 12 giungo 1940 il Presidente approva il progetto. Nel 1941 il NDRC confluisce nell'Office of Scientific Research and Development (OSRD). Bush, direttore dell'OSRD, coordina oltre 200 progetti scientifico-militari, tra cui il Progetto Manhattan (bomba atomica, fino al '43, quando passerà sotto la gestione dell'Esercito), radar, sonar, sistemi di puntamento, produzione massiva di penicillina e sulfamidici.
1945
Bush nel 1945: mentre è impegnato a governare il nascente apparato militare-industriale, tira fuori dal cassetto e pubblica uno scritto di forse dieci anni prima.
Mentre come project manager organizza il lavoro di migliaia di persone, sente il bisogno di organizzare le proprie conoscenze, meglio: l'accrescimento delle proprie conoscenze.
Negli anni in cui scienza e tecnologia vanno verso l'estrema specializzazione, Bush ricorda a se stesso, e a noi, l'importanza della visione di sintesi, personale e creativa.
Negli anni in cui, con il contributo personale di Bush, si affermano i grandi sistemi tecnologici orientati al controllo, sistemi totali che schiacciano l'uomo e tolgono autonomia e centralità alla persona, Bush pensa alla persona sola al centro del proprio mondo, intenta a costruire conoscenza, intenta a sbrogliare il groviglio. Pensa a come la capacità umana di lavorare devanandose los sesos possa accrescersi esponenzialmente, se la mente umana lavora accoppiata ad una macchina. Pensa a testi liberati dalla sequenzialità, liberati dalla gabbia del libro.
Pensa quello che sarà il personal computer, quello che sarà l'ipertesto, il Web, wikipedia.
As We May Think
“As We May Think” esce sul numero di luglio 1945 sull'Atlantic Monthly, quando ormai la Germania è divisa tra gli alleati. Un mese dopo la bomba atomica colpirà Hiroshima e Nagasaki. Una versione ridotta dell'articolo, corredata da illustrazioni, appare su Life il 10 Settembre 1945 (su quello stesso numero appaiono immagini di Hiroshima, dopo la bomba).
Consider a future device for individual use, which is a sort of mechanized private file and library. It needs a name, and to coin one at random, "memex" will do. A memex is a device in which an individual stores all his books, records, and communications, and which is mechanized so that it may be consulted with exceeding speed and flexibility. It is an enlarged intimate supplement to his memory.
It consists of a desk, and while it can presumably be operated from a distance, it is primarily the piece of furniture at which he works. On the top are slanting translucent screens, on which material can be projected for convenient reading. There is a keyboard, and sets of buttons and levers. Otherwise it looks like an ordinary desk.
Il Memex, la macchina, la scrivania attrezzata immaginata da Bush, tiene conto delle più avanzate tecnologie dell'epoca. Tecnologie meccaniche ed ottico-chimiche, però: schedari automatici, microfilm, proiettori. Singolarmente, niente di elettronico. Forse Bush non è veramente riuscito a comprendere che tutto quanto immaginava sarebbe stato possibile solo con l'uso di strumenti elettronici. O forse chissà, per non rivelare quelli che potevano ben essere allora segreti militari, si autocensurava. La sua visione, comunque, ci appare ancora oggi potentissima. E non meraviglia che sia stata fondamentale fonte di ispirazione di colore che, negli anni sessanta del secolo scorso, hanno progettato personal computer, mouse, word processor, internet, Web.
Esemplare esponente della cultura che pone al centro l'innovazione tecnologica- scienza e industria insieme, ricerca di base ma anche orientamento all'alla killer application, all'uso pratico- è Vannevar Bush. Lavora alla General Electric. Quindi si laurea in ingegneria elettrica al MIT. Lì è ricercatore dal 1919, professore dal 1923, tra il '32 e il '38 Vice President e Dean.
Contemporaneamente, è decollata la carriera di imprenditore. Sono gli anni delle automobili, frigoriferi e radio., Nel '22 Bush, trentaduenne, fonda con il compagno di college Laurence K. Marshall una società destinata a produrre frigoriferi, secondo la tecnologia di un giovane scienziato, Charles G. Smith. Ma sarebbe un fallimento, se non si scoprisse fortuitamente che la tecnologia può servire ad altro. Il tubo raddrizzatore Raytheon a gas inerte permette di sostituire alla batteria l'alimentazione tramite corrente elettrica. Solo così l'apparecchi radio può entrare in ogni casa. (Raytheon cresce con radar nella seconda guerra mondiale con i radar, poi con i missili. Nella seconda metà del ventesimo secolo, e ancora nel ventunesimo, è impresa leader nel settore aerospaziale, e in tecnologie al confine con la science fiction: esoschletri per potenziare le capacità del corpo umano).
Intanto, dal 1927, Bush, presso il MIT, lavora al Differential Analyser, computer analogico in grado di risolvere equazioni differenziali: ne più ne meno, la macchina di Babbage in versione elettronica, anche se ancora basata su ingombranti valvole. (Lavorando al progetto uno studente, che è Claude Shannon, disegna il primo circuito digitale).
Nella seconda metà degli anni trenta, in una situazione di crisi globale e di guerra incombente, si fa promotore di una agenzia governativa destinata a coordinare e indirizzare a fini militari l'innovazione tecnologica di Università e imprese private. All'inizio del 1940, nel Congresso, la discussione sul National Defense Research Committee procede a rilento. In maggio, quando ormai la Germania ha invaso la Francia, Bush non si perita ad usare lobby e contatti privati per incontrare Roosevelt. In dieci minuti, il 12 giungo 1940 il Presidente approva il progetto. Nel 1941 il NDRC confluisce nell'Office of Scientific Research and Development (OSRD). Bush, direttore dell'OSRD, coordina oltre 200 progetti scientifico-militari, tra cui il Progetto Manhattan (bomba atomica, fino al '43, quando passerà sotto la gestione dell'Esercito), radar, sonar, sistemi di puntamento, produzione massiva di penicillina e sulfamidici.
1945
Bush nel 1945: mentre è impegnato a governare il nascente apparato militare-industriale, tira fuori dal cassetto e pubblica uno scritto di forse dieci anni prima.
Mentre come project manager organizza il lavoro di migliaia di persone, sente il bisogno di organizzare le proprie conoscenze, meglio: l'accrescimento delle proprie conoscenze.
Negli anni in cui scienza e tecnologia vanno verso l'estrema specializzazione, Bush ricorda a se stesso, e a noi, l'importanza della visione di sintesi, personale e creativa.
Negli anni in cui, con il contributo personale di Bush, si affermano i grandi sistemi tecnologici orientati al controllo, sistemi totali che schiacciano l'uomo e tolgono autonomia e centralità alla persona, Bush pensa alla persona sola al centro del proprio mondo, intenta a costruire conoscenza, intenta a sbrogliare il groviglio. Pensa a come la capacità umana di lavorare devanandose los sesos possa accrescersi esponenzialmente, se la mente umana lavora accoppiata ad una macchina. Pensa a testi liberati dalla sequenzialità, liberati dalla gabbia del libro.
Pensa quello che sarà il personal computer, quello che sarà l'ipertesto, il Web, wikipedia.
As We May Think
“As We May Think” esce sul numero di luglio 1945 sull'Atlantic Monthly, quando ormai la Germania è divisa tra gli alleati. Un mese dopo la bomba atomica colpirà Hiroshima e Nagasaki. Una versione ridotta dell'articolo, corredata da illustrazioni, appare su Life il 10 Settembre 1945 (su quello stesso numero appaiono immagini di Hiroshima, dopo la bomba).
Consider a future device for individual use, which is a sort of mechanized private file and library. It needs a name, and to coin one at random, "memex" will do. A memex is a device in which an individual stores all his books, records, and communications, and which is mechanized so that it may be consulted with exceeding speed and flexibility. It is an enlarged intimate supplement to his memory.
It consists of a desk, and while it can presumably be operated from a distance, it is primarily the piece of furniture at which he works. On the top are slanting translucent screens, on which material can be projected for convenient reading. There is a keyboard, and sets of buttons and levers. Otherwise it looks like an ordinary desk.
Il Memex, la macchina, la scrivania attrezzata immaginata da Bush, tiene conto delle più avanzate tecnologie dell'epoca. Tecnologie meccaniche ed ottico-chimiche, però: schedari automatici, microfilm, proiettori. Singolarmente, niente di elettronico. Forse Bush non è veramente riuscito a comprendere che tutto quanto immaginava sarebbe stato possibile solo con l'uso di strumenti elettronici. O forse chissà, per non rivelare quelli che potevano ben essere allora segreti militari, si autocensurava. La sua visione, comunque, ci appare ancora oggi potentissima. E non meraviglia che sia stata fondamentale fonte di ispirazione di colore che, negli anni sessanta del secolo scorso, hanno progettato personal computer, mouse, word processor, internet, Web.
venerdì 29 gennaio 2010
Informazione e Comunicazione come falsa coscienza
Umberto Eco, McLuhan, De Kerckhove, Castells. Tutti rinomati per il loro sguardo contemporaneo, per la loro capacità di cogliere discontinuità nel panorama dei media, per la loro disponibilità a considerare con attenzione le 'nuove tecnologie'.
Ma anche quando ci descrivono l'andare oltre la chiusura del testo, oltre i limiti della stampa, quando ci parlano di soggetti che sono al tempo stesso autori e lettori, quando ci parlano di intelligenze collettive e di lavoro collaborativo, quando osservano il Web, la Rete, restano legati alle idee di comunicazione e di informazione. Cioè a due concetti che non vedono la conoscenza emergente dalla fonte, dalla mente, ma vedono invece un messaggio viaggiante attraverso mass media. Chiave di lettura del mondo 'idealistica': la conoscenza, così intesa, è ciò che l'osservatore autorevole, ciò che l'interprete legittimato -a partire da regole che si pretendono 'oggettive'- battezza come non-rumore, non-ridondanza.
In questa ottica, la conoscenza esiste se, e solo se il bruto segnale che viaggia lungo il canale -l'informazione secondo Shannon- è ritenuto significativo dall'interprete, dal Gatekeeper.
E la comunicazione non si discosta da ciò che intendeva il latino ecclesiastico, a partire da Sant'Agostino: altari communicare, 'rendere comune', 'far conoscere', il 'far sapere', riferito a 'idee', 'sentimenti' e anche e sopratutto alla 'propria scienza'. Dunque la mia scienza dipende dalla mediazione del sacerdote, dell'altare e della Chiesa. Qui lavora già, pienamente, il Gatekeeper.
Insomma, Eco, McLuhan, De Kerckhove, Castells, tardi epigoni laici di una concezione sacerdotale della conoscenza, impongono il primato del mezzo. Poiché è sul mezzo che può essere esercitato il controllo, questi scienziati, così, finiscono per vendere una merce scientifica che ha mercato proprio perché permette il controllo e legittima il controllo.
Coerentemente con questo orientamento loro opere -non a caso scritte in un fastidioso linguaggio che impone soggezione- contengono insegnamenti: latino insĭgnare, 'imprimere segni nella mente'. Tendono a imporci un modo di leggere il mondo che abbiamo sotto gli occhi. Più è nuovo questo mondo, più il Web e i computer intesi come macchine per pensare offrono spazi e strumenti per costruire conoscenza fuori dal controllo dei Gatekeeper, più i Gatekeeper dovranno imporci una 'scienza' che neghi questa libertà.
Ben diversamente Ong -che pure una lettura scolastica vorrebbe appartenente alla stessa scuola di McLuhan- guarda all'origine della parola: la parola orale è sempre 'emergente', prende senso durante l'evento, nella situazione. Ben diversamente Illich guarda sempre oltre oltre, a monte e a valle della mediazione esercitata dai grandi sitemi organizzativi. Ben diversi Maturana e Varela ci invitano ad accogliere lo sguardo sul suo intorno del ser vivo, l'essere vivente che esperisce, fa esperienza. Per l'essere vivente teso a costruire la conoscenza adeguata alla propria storia, ai propri scopi e alla situazione, il Gatekeepeer è un disturbo, non un aiutante.
Potremmo dire che mentre Eco, McLuhan, De Kerckhove, Castells, e tanti altri come loro, insegnano, Ong e Illich e Maturana e Varela narrano e portano alla luce narrazioni. Parlano di cosa succede nel mentre si costruisce conoscenza. E' conoscenza ciò che si acquisisce di fronte al fenomeno ('mostrarsi', 'apparire'), nell'esperimento (latino experiri: 'provare', 'sperimentare'), durante l'evento (latino eventus da evenire, 'accadere', 'riuscire').
Ma anche quando ci descrivono l'andare oltre la chiusura del testo, oltre i limiti della stampa, quando ci parlano di soggetti che sono al tempo stesso autori e lettori, quando ci parlano di intelligenze collettive e di lavoro collaborativo, quando osservano il Web, la Rete, restano legati alle idee di comunicazione e di informazione. Cioè a due concetti che non vedono la conoscenza emergente dalla fonte, dalla mente, ma vedono invece un messaggio viaggiante attraverso mass media. Chiave di lettura del mondo 'idealistica': la conoscenza, così intesa, è ciò che l'osservatore autorevole, ciò che l'interprete legittimato -a partire da regole che si pretendono 'oggettive'- battezza come non-rumore, non-ridondanza.
In questa ottica, la conoscenza esiste se, e solo se il bruto segnale che viaggia lungo il canale -l'informazione secondo Shannon- è ritenuto significativo dall'interprete, dal Gatekeeper.
E la comunicazione non si discosta da ciò che intendeva il latino ecclesiastico, a partire da Sant'Agostino: altari communicare, 'rendere comune', 'far conoscere', il 'far sapere', riferito a 'idee', 'sentimenti' e anche e sopratutto alla 'propria scienza'. Dunque la mia scienza dipende dalla mediazione del sacerdote, dell'altare e della Chiesa. Qui lavora già, pienamente, il Gatekeeper.
Insomma, Eco, McLuhan, De Kerckhove, Castells, tardi epigoni laici di una concezione sacerdotale della conoscenza, impongono il primato del mezzo. Poiché è sul mezzo che può essere esercitato il controllo, questi scienziati, così, finiscono per vendere una merce scientifica che ha mercato proprio perché permette il controllo e legittima il controllo.
Coerentemente con questo orientamento loro opere -non a caso scritte in un fastidioso linguaggio che impone soggezione- contengono insegnamenti: latino insĭgnare, 'imprimere segni nella mente'. Tendono a imporci un modo di leggere il mondo che abbiamo sotto gli occhi. Più è nuovo questo mondo, più il Web e i computer intesi come macchine per pensare offrono spazi e strumenti per costruire conoscenza fuori dal controllo dei Gatekeeper, più i Gatekeeper dovranno imporci una 'scienza' che neghi questa libertà.
Ben diversamente Ong -che pure una lettura scolastica vorrebbe appartenente alla stessa scuola di McLuhan- guarda all'origine della parola: la parola orale è sempre 'emergente', prende senso durante l'evento, nella situazione. Ben diversamente Illich guarda sempre oltre oltre, a monte e a valle della mediazione esercitata dai grandi sitemi organizzativi. Ben diversi Maturana e Varela ci invitano ad accogliere lo sguardo sul suo intorno del ser vivo, l'essere vivente che esperisce, fa esperienza. Per l'essere vivente teso a costruire la conoscenza adeguata alla propria storia, ai propri scopi e alla situazione, il Gatekeepeer è un disturbo, non un aiutante.
Potremmo dire che mentre Eco, McLuhan, De Kerckhove, Castells, e tanti altri come loro, insegnano, Ong e Illich e Maturana e Varela narrano e portano alla luce narrazioni. Parlano di cosa succede nel mentre si costruisce conoscenza. E' conoscenza ciò che si acquisisce di fronte al fenomeno ('mostrarsi', 'apparire'), nell'esperimento (latino experiri: 'provare', 'sperimentare'), durante l'evento (latino eventus da evenire, 'accadere', 'riuscire').
sabato 2 gennaio 2010
Puro codice: da Bauhin a Linneo
Linneo riprende la strada tracciata da Bauhin. Tra Bauhin e Linneo non c'è soluzione di continuità. Come Bauhin Linneo rinuncia a ogni immagine, ogni illustrazione, ogni descrizione.
Ma l'idea di struttura, il modello di Bauhin era ancora approssimativo, lacunoso, imperfetto. Linneo -non physicien, ma scienziato- va oltre. Mentre il physicien considera costruttivo muoversi alla cieca -'senza poter vedere distintamente, 'senza precisione'- lo scienziato linneiano si dota di uno schema che orienta e vincola (e rassicura).
Se il modello di Bauhin è approssimativo, il modello di Linneo è invece formalmente perfetto, ricorsivo, autoesplicativo. Si appoggia su una nomenclatura controllata. Garantisce l'univocità del dato: non ci può essere equivoco. Nessun ente potrà essere, per errore, nominato e descritto in modi differenti. Garantisce l'uniforme classificazione degli enti. Definisce e rende possibili le relazioni tra ente ed ente. Elimina ogni ridondanza.
Dunque, la capacità distintiva di Linneo sta nella esatta codifica. Sta, ad essere più precisi, nel definire la semantica e la sintassi del codice. Sta nello scrivere il codice, e nello stabilire regole perché altri possano ulteriormente incrementare il testo, usando senza possibilità di errore quel codice.
Il progetto di Linneo è ardito, perché per descrivere la natura si svincola dai limiti della natura. Legittimato dall'idea di descrivere ciò che sta scritto nel disegno di Dio, si libera dai vincoli terreni.
Se l'orto, il gabinetto di storia naturale, il museo ponevano vincoli fisici all'ordine e alla purezza dell'organizzazione, Linneo va oltre.
Se la struttura del libro costringe il testo in confini che ne limitano la costruzione strutturale, Linneo va oltre. La forma, la struttura del sistema linneiano, è astratta, prescinde totalmente dal supporto. Il fatto che Linneo abbia 'scritto un libro' è meramente accidentale: ciò è accaduto solo perché non disponeva di altre tecnologie. Ma evidentemente la sistematica pensata da Linneo prescinde dalla forma libro e va oltre la forma libro. Sta stretta nella forma libro.
Se le parole delle lingue naturali, se la grammatica e la sintassi e la semantica impediscono di esprimersi attraverso la 'normale' scrittura in modo esatto ed inequivocabile, deve essere individuato un nuovo linguaggio. E Linneo inventa un nuovo linguaggio, diremmo oggi logico-formale. O meglio: produce software; inventa un linguaggio di programmazione.
Scompare il terreno, ma anche la pagina del libro. Il supporto è irrilevante nel progetto di Linneo. Ciò che conta, ciò che è, è puro codice, insieme dei segni che legano univocamente significato a significante, organizzati in sistema.
Avendo sott'occhio il progetto linneiano, può essere ripercorsa e illustrata l'intera storia del codice, nelle sue diverse manifestazioni ed accezioni.
In origine il latino caudex 'tronco d'albero', poi contratto in codex, riferito all'uso antico di scrivere su tavolette di legno ricoperte di cera, unite insieme da anelli metallici o da una striscia di cuoio, in modo da formare un quaderno, o bloc-notes che poteva essere usato voltando le pagine.
L'espressione codice, dunque, ci ricorda l'esigenza di un supporto. Il giardino usato dal botanico per descrivere la Natura. I fili colorati con cui si tesse un arazzo. La lastra da incidere. E poi, con la tecnologia della scrittura, la corteccia o lo strato di cera o la pergamena o la carta.
Le caratteristiche del supporto pongono vincoli alla purezza della struttura del testo, del tessuto che lega tra di loro gli elementi del sistema. Qui, appunto, Linneo va oltre. Propone una organizzazione delle informazioni -un codice- invariante, astratto, non condizionato dalle caratteristiche e dai vincoli del supporto.
Ecco già quindi, nel Systema Naturae, il codice inteso, come vuole la moderna semiotica, un insieme organizzato di segni che lega un 'piano dell'espressione' a un 'piano dei contenuti'.
Al latino scientifico, lingua già di per sé ipercodificata, lingua artificiale che tende a azzerare le interpretazioni ambigue, si aggiunge l'uso di una nomenclatura chiusa, controllata. La lingua è vista nel suo aspetto più formale e regolato, un sistema convenzionale in cui a lettere, numeri, parole o altri simboli sono assegnati dei significati univoci, inequivocabilmente esplicitati.
Nel Systema di Linneo, come oggi in tutte le attività nelle quali si trattano informazioni -biblioteche e centri documentazione, ma anche elettronica e informatica e telecomunicazioni- il codice inteso come modalità per rappresentare mediante un opportuno insieme di simboli e di stringhe un insieme di oggetti materiali, o un insieme di informazioni tendenzialmente più complesse dei simboli e delle stringhe che le codificano.
Un codice si dice efficiente quando utilizza un numero di simboli strettamente necessario per codificare l'informazione, mentre all'opposto si dice ridondante quando usa una quantità di simboli superiore al necessario. Il codice di Linneo è un esempio di efficienza.
Il codice può essere osservato da due punti di vista. Il codice è innanzitutto, il procedimento di codifica, ovvero la modalità seguita per assegnare univocamente ad ogni elemento dell'insieme da rappresentare una stringa che lo rappresenta. Ed il codice è poi l'insieme delle codifiche, ovvero l'insieme delle stringhe rappresentative.
La codifica di Bauhin, ancora approssimativa, rendeva necessaria la mente esperta ed i sensi ben desti del physicien. Solo una persona che avesse osservato dal vivo le piante, le avesse raccolte e tenute in mano, poteva colmare le lacune della codifica, andare oltre le ambiguità ancora presenti nella classificazione.
Solo Bauhin era in grado di applicare all'osservazione della natura il metodo di Bauhin. E solo un botanico esperto poteva cogliere il senso del Pinax theatri botanici.
La codifica di Linneo è invece raffinata, inequivocabile. Per quanto riguarda il procedimento di codifica, Linneo ha definito con esattezza regole e vincoli. Per quanto riguarda l'insieme delle codifiche, ci mostra un sistema funzionante, dove migliaia di enti sono univocamente nominati e posti in relazione.
Ogni ente, ogni elemento della natura è descritto da una stringa alfanumerica. Ciò che esiste, nel mondo perfetto della scienza linneiana, non sono le piante, ma le stringhe alfanumeriche che le descrivono. Perché le stringhe, a differenze delle piante, possono essere relazionate tra di loro, collocate -appunto- in un sistema gerarchico onnicomprensivo, che tutto comprende.
La separazione dal supporto, e l'invarianza rispetto al supporto, e ancora la coerenza interna del testo, ed il suo appoggiarsi ad un linguaggio logico formale, ci permettono di dire che il Systema di Linneo è un software.
Più precisamente, il Systema di Linneo è un programma: una sequenza logicamente ordinata di istruzioni atte a descrivere i singoli elementi la natura. Istruzioni che possono essere eseguite da un botanico di medie capacità, da uno studente. Ma c'è di più: istruzioni che evocano la presenza di una macchina in grado di eseguirle.
Così, possiamo arrivare a dire che se l'utente ideale del Pinax di Bauhin -modello debole, soggetto a interpretazioni personali- non poteva essere che un esperto botanico, il Systema di Linneo -modello forte, inequivoco, privo di ridondanze, caratterizzato dall'univocità del dato- evoca invece la presenza ed il lavoro automatico di una macchina. Il testo di Linneo è pensato per essere interpretato da una macchina.
Ma l'idea di struttura, il modello di Bauhin era ancora approssimativo, lacunoso, imperfetto. Linneo -non physicien, ma scienziato- va oltre. Mentre il physicien considera costruttivo muoversi alla cieca -'senza poter vedere distintamente, 'senza precisione'- lo scienziato linneiano si dota di uno schema che orienta e vincola (e rassicura).
Se il modello di Bauhin è approssimativo, il modello di Linneo è invece formalmente perfetto, ricorsivo, autoesplicativo. Si appoggia su una nomenclatura controllata. Garantisce l'univocità del dato: non ci può essere equivoco. Nessun ente potrà essere, per errore, nominato e descritto in modi differenti. Garantisce l'uniforme classificazione degli enti. Definisce e rende possibili le relazioni tra ente ed ente. Elimina ogni ridondanza.
Dunque, la capacità distintiva di Linneo sta nella esatta codifica. Sta, ad essere più precisi, nel definire la semantica e la sintassi del codice. Sta nello scrivere il codice, e nello stabilire regole perché altri possano ulteriormente incrementare il testo, usando senza possibilità di errore quel codice.
Il progetto di Linneo è ardito, perché per descrivere la natura si svincola dai limiti della natura. Legittimato dall'idea di descrivere ciò che sta scritto nel disegno di Dio, si libera dai vincoli terreni.
Se l'orto, il gabinetto di storia naturale, il museo ponevano vincoli fisici all'ordine e alla purezza dell'organizzazione, Linneo va oltre.
Se la struttura del libro costringe il testo in confini che ne limitano la costruzione strutturale, Linneo va oltre. La forma, la struttura del sistema linneiano, è astratta, prescinde totalmente dal supporto. Il fatto che Linneo abbia 'scritto un libro' è meramente accidentale: ciò è accaduto solo perché non disponeva di altre tecnologie. Ma evidentemente la sistematica pensata da Linneo prescinde dalla forma libro e va oltre la forma libro. Sta stretta nella forma libro.
Se le parole delle lingue naturali, se la grammatica e la sintassi e la semantica impediscono di esprimersi attraverso la 'normale' scrittura in modo esatto ed inequivocabile, deve essere individuato un nuovo linguaggio. E Linneo inventa un nuovo linguaggio, diremmo oggi logico-formale. O meglio: produce software; inventa un linguaggio di programmazione.
Scompare il terreno, ma anche la pagina del libro. Il supporto è irrilevante nel progetto di Linneo. Ciò che conta, ciò che è, è puro codice, insieme dei segni che legano univocamente significato a significante, organizzati in sistema.
Avendo sott'occhio il progetto linneiano, può essere ripercorsa e illustrata l'intera storia del codice, nelle sue diverse manifestazioni ed accezioni.
In origine il latino caudex 'tronco d'albero', poi contratto in codex, riferito all'uso antico di scrivere su tavolette di legno ricoperte di cera, unite insieme da anelli metallici o da una striscia di cuoio, in modo da formare un quaderno, o bloc-notes che poteva essere usato voltando le pagine.
L'espressione codice, dunque, ci ricorda l'esigenza di un supporto. Il giardino usato dal botanico per descrivere la Natura. I fili colorati con cui si tesse un arazzo. La lastra da incidere. E poi, con la tecnologia della scrittura, la corteccia o lo strato di cera o la pergamena o la carta.
Le caratteristiche del supporto pongono vincoli alla purezza della struttura del testo, del tessuto che lega tra di loro gli elementi del sistema. Qui, appunto, Linneo va oltre. Propone una organizzazione delle informazioni -un codice- invariante, astratto, non condizionato dalle caratteristiche e dai vincoli del supporto.
Ecco già quindi, nel Systema Naturae, il codice inteso, come vuole la moderna semiotica, un insieme organizzato di segni che lega un 'piano dell'espressione' a un 'piano dei contenuti'.
Al latino scientifico, lingua già di per sé ipercodificata, lingua artificiale che tende a azzerare le interpretazioni ambigue, si aggiunge l'uso di una nomenclatura chiusa, controllata. La lingua è vista nel suo aspetto più formale e regolato, un sistema convenzionale in cui a lettere, numeri, parole o altri simboli sono assegnati dei significati univoci, inequivocabilmente esplicitati.
Nel Systema di Linneo, come oggi in tutte le attività nelle quali si trattano informazioni -biblioteche e centri documentazione, ma anche elettronica e informatica e telecomunicazioni- il codice inteso come modalità per rappresentare mediante un opportuno insieme di simboli e di stringhe un insieme di oggetti materiali, o un insieme di informazioni tendenzialmente più complesse dei simboli e delle stringhe che le codificano.
Un codice si dice efficiente quando utilizza un numero di simboli strettamente necessario per codificare l'informazione, mentre all'opposto si dice ridondante quando usa una quantità di simboli superiore al necessario. Il codice di Linneo è un esempio di efficienza.
Il codice può essere osservato da due punti di vista. Il codice è innanzitutto, il procedimento di codifica, ovvero la modalità seguita per assegnare univocamente ad ogni elemento dell'insieme da rappresentare una stringa che lo rappresenta. Ed il codice è poi l'insieme delle codifiche, ovvero l'insieme delle stringhe rappresentative.
La codifica di Bauhin, ancora approssimativa, rendeva necessaria la mente esperta ed i sensi ben desti del physicien. Solo una persona che avesse osservato dal vivo le piante, le avesse raccolte e tenute in mano, poteva colmare le lacune della codifica, andare oltre le ambiguità ancora presenti nella classificazione.
Solo Bauhin era in grado di applicare all'osservazione della natura il metodo di Bauhin. E solo un botanico esperto poteva cogliere il senso del Pinax theatri botanici.
La codifica di Linneo è invece raffinata, inequivocabile. Per quanto riguarda il procedimento di codifica, Linneo ha definito con esattezza regole e vincoli. Per quanto riguarda l'insieme delle codifiche, ci mostra un sistema funzionante, dove migliaia di enti sono univocamente nominati e posti in relazione.
Ogni ente, ogni elemento della natura è descritto da una stringa alfanumerica. Ciò che esiste, nel mondo perfetto della scienza linneiana, non sono le piante, ma le stringhe alfanumeriche che le descrivono. Perché le stringhe, a differenze delle piante, possono essere relazionate tra di loro, collocate -appunto- in un sistema gerarchico onnicomprensivo, che tutto comprende.
La separazione dal supporto, e l'invarianza rispetto al supporto, e ancora la coerenza interna del testo, ed il suo appoggiarsi ad un linguaggio logico formale, ci permettono di dire che il Systema di Linneo è un software.
Più precisamente, il Systema di Linneo è un programma: una sequenza logicamente ordinata di istruzioni atte a descrivere i singoli elementi la natura. Istruzioni che possono essere eseguite da un botanico di medie capacità, da uno studente. Ma c'è di più: istruzioni che evocano la presenza di una macchina in grado di eseguirle.
Così, possiamo arrivare a dire che se l'utente ideale del Pinax di Bauhin -modello debole, soggetto a interpretazioni personali- non poteva essere che un esperto botanico, il Systema di Linneo -modello forte, inequivoco, privo di ridondanze, caratterizzato dall'univocità del dato- evoca invece la presenza ed il lavoro automatico di una macchina. Il testo di Linneo è pensato per essere interpretato da una macchina.
mercoledì 16 dicembre 2009
La Torre di Babele secondo Dante. Per una definizione dell'Informatica Umanistica alla luce del Knowledge Management
Presso il Corso di Laurea Interfacoltà in Informatica Umanistica dell'Università di Pisa (dove insegno), nell'ambito dei Seminari di cultura digitale, l'11 novembre 2009 ho parlato su questo tema: La Torre di Babele secondo Dante. Per una definizione dell'Informatica Umanistica alla luce del Knowledge Management.
Trascrivo di seguito la scheda di presentazione del seminario:
Il Knowledge Management, la disciplina che si propone di portare alla luce e rendere fruibili le conoscenze (anche tacite e latenti) presenti all'interno delle organizzazioni, si fonda sull'uso di strumenti informatici, ma anche sul rispetto delle diversità e sulla valorizzazione delle culture.
Si argomenterà a partire da quattro narrazioni:
Dante e la Torre di Babele: strumenti informatici a supporto del colloquio tra famiglie professionali
Lumen, Lichtung: dalla filosofia scolastica a Heidegger, strumenti informatici come sguardo sull'ignoto
Philip Dick, Ubik: come le conoscenze legate alla persona possono essere mantenute vive
La Torre di Pisa: elogio dell'imperfezione e della soluzione emergente.
Per questa via si arriverà a proporre una definizione di Informatica Umanistica.
Qui trovate la registrazione.
Trascrivo di seguito la scheda di presentazione del seminario:
Il Knowledge Management, la disciplina che si propone di portare alla luce e rendere fruibili le conoscenze (anche tacite e latenti) presenti all'interno delle organizzazioni, si fonda sull'uso di strumenti informatici, ma anche sul rispetto delle diversità e sulla valorizzazione delle culture.
Si argomenterà a partire da quattro narrazioni:
Dante e la Torre di Babele: strumenti informatici a supporto del colloquio tra famiglie professionali
Lumen, Lichtung: dalla filosofia scolastica a Heidegger, strumenti informatici come sguardo sull'ignoto
Philip Dick, Ubik: come le conoscenze legate alla persona possono essere mantenute vive
La Torre di Pisa: elogio dell'imperfezione e della soluzione emergente.
Per questa via si arriverà a proporre una definizione di Informatica Umanistica.
Qui trovate la registrazione.
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