giovedì 30 marzo 2023

Lettere aperte a proposito dei rischi impliciti nella Chat GPT e nell'Intelligenza Artificiale in genere: un altro vano giro di valzer. Il Garante italiano risponde inutilmente. Si discetta sui pappagalli. Ma i cittadini restano ancora una volta esclusi dalla discussione

Fine marzo 2023. La lettera aperta del Future of Life Institute Pause Giant AI Experiments, riportata dal Financial Times, è pedestremente ripresa dalla stampa italiana. Elon Musk e altri 1.000 leader della Silicon Valley chiedono di "sospendere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale". I firmatari spiegano come "negli ultimi mesi c’è stata una corsa fuori controllo dei laboratori per l’intelligenza artificiale a sviluppare potenti menti digitali che nessuno, neanche i creatori, possono capire, prevedere e controllare".  

Lettere aperte: Future of Life Institute e Association for the Advancement of Artificial Intelligence
"Chiediamo a tutti i laboratori di intelligenza artificiale di fermarsi immediatamente per almeno sei mesi nell’addestrare i sistemai di IA più potenti come GPT-4. La pausa dovrebbe essere pubblica, verificabile e includere tutti. Se non sarà attuata rapidamente, i governi dovrebbero intervenire e istituire una moratoria", si legge nella lettera del Future of Life Institute.
Un monito da prendere sul serio? Una presa di posizione veramente nuova? Non sembra.
Come racconto nel mio libro Le Cinque Leggi Bronzee dell'Era Digitale. E perché conviene trasgredirle (Guerini e Associati, 2020, pp. 219 e segg.), lo scrivere lettere aperte a proposito dei rischi impliciti nell'Intelligenza Artificiale è uno sport molto diffuso tra tecnici e guru dell'Era Digitale. Così ci si lava la coscienza, poi si può tornare sollevati a chiudersi in laboratorio, senza pensare troppo alle conseguenze delle proprie azioni, senza assumersi reali responsabilità. Si sbandierano assieme il vessillo della preoccupazione per il futuro dell'essere umano e lo stendardo della potente forza implicita nell'Intelligenza Artificiale. Si ripete fino alla noia che l'Intelligenza Artificiale è gravida di buone promesse ma potrebbe anche comportare l'estinzione della specie umana.
Campione della gara delle lettere aperte è proprio il Future of Life Institute. La recente lettera aperta ripete stancamente quella del gennaio 2015, documento di esordio dell'Institute. Mark Tegmark, fisico ansiosamente alla ricerca del grande pubblico, cerca spazio sul ghiotto terreno dell'Intelligenza Artificiale. Eccolo fondare il Future of Life Institute, di cui è tutt'ora presidente. Si susseguono da allora campagne che sostengono l'ovvio. Il trucco consiste nel non prendere partito: vogliamo una AI al contempo roubust and beneficial
Questo significa forse mettere un freno alla corse verso l'Intelligenza Artificiale? Non sia mai! Al contrario, "this does not mean a pause on AI development". Sarebbe sbagliatissimo, si legge nella lettera del 2015, rinunciare alla ricerca, perché “i benefici [benefits] sono enormi”. 
“A fronte del grande potenziale dell'AI è importante ricercare il modo di raccogliere i suoi benefici evitando potenziali insidie [pitfalls]”.Ciò che già si leggeva nella lettera del 2015, lo si ritrova pari pari nella lettera del marzo 2023: "AI research and development should be refocused on making today's powerful, state-of-the-art systems more accurate, safe, interpretable, transparent, robust, aligned, trustworthy, and loyal".
A cosa dovrebbe servire la pausa ora proposta? "I laboratori di intelligenza artificiale e gli esperti indipendenti dovrebbero sfruttare questa pausa per sviluppare e implementare congiuntamente una serie di protocolli di sicurezza condivisi per la progettazione e lo sviluppo avanzati di intelligenza artificiale, rigorosamente verificati e supervisionati da esperti esterni indipendenti". Notare bene: si parla di protocolli stabiliti dagli stessi laboratori impegnati nella ricerca, accompagnati da esperti esterni indipendenti. Tra le righe è facile leggere la risposta ad una domanda: chi sono gli esperti indipendenti? Innanzitutto i ricercatori del Future Of Life Institute! Quale lo scopo dei protocolli? Rendere tutto più robusto. "Robust AI governance systems". "Robust auditing and certification ecosystem". E anche, guarda caso, "robust public funding for technical AI safety research". Cioè: l'industria privata fa cose pericolose, quindi, argomentano Tegmark e amici, merita risorse pubbliche per mitigare i rischi impliciti nei progetti.
Gli interessi economico-finanziari e l'interesse dei tecnici ad avere mano libera vanno a braccetto. Così, anche, si mantiene vivo, ma sotto controllo, lo stesso business della critica ai rischi dell'Intelligenza Artificiale. Chi è il vice-presidente e tesoriere del Future of Life Institute? Meia Chita-Tegmark, moglie di Mark Tegmark. Ora si considera notevole il fatto che tra i primi firmatari della lettera si trovi Elon Musk. Si evitata di ricordare che già all'inizio del 2015 Tegmark, celebrava la “la donazione di 10 milioni di dollari di Elon Musk al Future of Life Institute, che ha contribuito a mettere a disposizione 37 sovvenzioni per gestire un programma di ricerca globale volto a mantenere l'IA benefica per l'umanità”.
Dalla discussione, insomma, è bandita l'ipotesi che l'Intelligenza Artificiale possa veramente essere dannosa. Basta del resto leggere ciò che scrive Tegmark per osservare come considera obiettivo auspicabile per gli stessi esseri umani l'affermarsi di una Superintelligenza non umana. Racconto nelle Cinque Leggi di come Tegmark parli del futuro collocandosi al di fuori della comunità umana, dei cittadini del mondo: scienziato che dall'alto e dal di fuori disegna scenari - per la precisione dodici. Per non compromettersi, non prende esplicitamente partito per nessuno di essi. Ma comunque annuncia qual è il luogo dove il destino degli esseri umani sarà spiegato al volgo: il Future of Life Institute. 
Musk, da parte sua, proprio alla fine del 2015 fonda Open AI, società che ha per scopo sviluppare quell'Intelligenza Artificiale Generale, AGI, che Tegmark chiama Superintelligenza. Proprio Open AI sembra ora, con la Chat GPT, essersi avvicinata ben più di ogni altra impresa all'Intelligenza Artificiale Generale. Come mostro nelle Cinque Leggi, Elon Musk presto cambiò idea, e passò a considerare l'Intelligenza Artificiale Generale "un rischio fondamentale per la civiltà umana". Non va dimenticato che Musk indirizzò allora i suoi investimenti verso un progetto diverso, ma non meno inquietante: connettere tramite sottilissimi filamenti neurali il cervello umano ad un computer.
Ecco comunque ora tutti, impauriti o sorpresi, a firmare la lettera del Future of Life Institute. Ma anche, allo stesso tempo, ansiosamente dediti a provare l'ultima versione della Chat GPT. I tecnici firmatari della lettera invocano "un passo indietro rispetto alla pericolosa corsa verso modelli black-box sempre più grandi e imprevedibili con capacità emergenti". L'invocazione è certo frutto di preoccupazione, ma anche, è lecito supporre, espressione di invidia nei confronti dei colleghi di Open AI. Quasi a dire: la black-box dovrebbe essere aperta a tutti i tecnici, cioè anche anche a noi. La sorpresa di qualcuno di fronte a ciò che la Chat GPT riesce a fare non sembra invece molto motivata. I risultati erano prevedibili. Non c'è niente di nuovo da un punto di vista tecnico, c'è solo il fatto che usando ingenti investimenti e enorme potenza di calcolo si è andati avanti lungo una strada già nota. 
Se questo è vero per la lettera del Future of Life Institute, pubblicata il 23 marzo, è ancor più vero per la lettera dell'Association for the Advancement of Artificial Intelligence, che segue a pochi giorni di distanza, il 5 aprile. Storica società scientifica, l'AAAI si propone come punto di riferimento per la comunità professionale dal 1979. Naturalmente si è data un codice etico: vuoto e non impegnativo, come troppo spesso capita di vedere: basta citare una frase: "the entire computing profession benefits when the ethical decision-making process is accountable to and transparent to all stakeholders". Si può subito notare che l'intento non è portare la comunità professionale ad assumere impegni, l'impegno consiste al contrario nel difendere gli interessi della comunità professionale di fronte a qualsiasi situazione che ne minacci la posizione dominante e lo spazio d'azione. Lo stesso intento appare chiarissimo ora nella lettera aperta Working together on our future  whit  AI. L'incipit ammonisce il popolo: "L'Intelligenza Artificiale sta già arricchendo le nostre vite, spesso in modi non percepiti". "Alimenta i nostri sistemi di navigazione, è utilizzata in migliaia di screening quotidiani di tumori, smista miliardi di lettere del servizio postale". E via dicendo: "ha svelato la struttura di migliaia di proteine", garantisce previsione meteorologiche dettagliate, fornisce idee che stimolano la creatività. "We believe that AI will be increasingly game-changing" in ogni ambito. 
Segue una modesta ammissione: "siamo consapevoli dei limiti e delle preoccupazioni sui progressi dell'Intelligenza Artificiale". Ma subito si rovescia la frittata, dichiarando innocenti i membri della comunità professionale e affermando che dei problemi se ne deve occupare qualcun altro: "Beyond technology, we see opportunities  for work in policy, including efforts with standards, laws, and regulations". Si coglie anche l'occasione per chiedere investimenti pubblici destinati a ricerche sulla valutazione del rischio. 
Per quanto riguarda la comunità professionale, ci si limita a dire che la si incoraggia ad incrementare gli sforzi indirizzati verso la sicurezza e l'affidabilità dell'AI e le sue influenze sulla società. In che modo? Parlandone di più in convegni e workshop "ed altre attività esistenti". Basta dunque aggiungere ai convegni una sezione dove si parli di "short-term and longer term ofAI".
Ciò che si deve quindi sottolineare è che esiste in ogni caso un punto che accomuna l'intera comunità professionale impegnata in un modo o in un altro nel campo della ricerca legata all'Intelligenza Artificiale. Accomuna coloro che mirano ad Intelligenze Artificiali specializzate in un compito e coloro che cercano l'Intelligenza Generale Artificiale. Accomuna i puri tecnici e gli imprenditori. Accomuna i profeti della Digital Disruption e i filosofi fiancheggiatori. Consapevoli tutti di appartenere alla stessa famiglia professionale e di avere interessi in comune da difendere. Tutti infatti appaiono nei fatti d'accordo su un punto: l'importante è che il dibattito, e le decisioni conseguenti, restino in mano alla lobby degli addetti ai lavori. Chi infatti è invitato a firmare queste lettere? Tecnici e scienziati, tecnocrati, imprenditori del settore - che riservano a se stessi l'autorità di decidere come autoregolarsi. Tutto in mano agli 'esperti'! 
C'è motivo di ritenere che le lettere aperte degli esperti servano solo, in un momento in cui si ha di fronte una novità per certi aspetti sorprendente, a rinserrare le fila. E' facile per i tecnici considerare i cittadini non all'altezza di capire ed opinare. A questo scopo si evita ogni trasparenza, si usano gerghi escludenti. Oppure si offre una divulgazione volutamente superficiale, tesa a sollevare entusiasmi e a far apparire tecnofobi e retrogradi coloro che chiamano alla cautela. Si evita, insomma, un autentico dibattito pubblico, dove i cittadini siano messi in condizioni di comprendere e siano convocati a partecipare. Scrivo nelle Cinque Leggi che il primo passo in questa direzione dovrebbero compierlo i tecnici. Cercando la trasparenza nella narrazione del loro lavoro e nella descrizione dei sistemi da loro sviluppati. Ma sopratutto tornando a considerare sé stessi come cittadini. Spogliandosi del proprio potere, potrebbero chiedersi: cosa sto facendo? Comodo invece limitarsi a sottoscrivere lettere aperte.

Scende nell'agone il Garante italiano della Privacy 
Il Garante italiano della Privacy avvia una istruttoria su OpenAI e la Chat GPT. Risultato: l'accesso alla Chat è negato ai cittadini italiani.
Motivi addetti dal Garante: 
OpenAi non ha mai fornito una spiegazione dettagliata su come utilizzerà le informazioni che immagazzina
Il gruppo ha la sua base negli States. Sembra quindi che dati di cittadini europei siano raccolti su database situati fuori dalla comunità europea.
La Chat GPT non verifica l’età dell’utente. Quando in Europa la possibilità che un minore sia esposto ad informazioni 'inidonee' è considerato reato. 
Naturalmente, c'è poi un ragionamento politico-strategico: lo stesso uso della Chat da parte dei cittadini, è fonte di alimentazione delle conoscenze che rendono possibile il funzionamento della Chat. 
Il Garante afferma che la Chat utilizza dati dei quali i cittadini non hanno concesso l'uso. Questo può essere vero. Ma in molti casi, i dati personali che Open AI, come tanti altri grandi operatori digitali, usa, sono legittimati dal fatto che li abbiamo resi pubblici involontariamente noi cittadini non stando attenti alle disclaimer di siti e piattaforme, dove si dichiara che silenzio dell'utente è assenso, e cose simili.
Si può dire che l'atto del Garante appare una censura fondata su interpretazioni formali di norme vigenti. Sul breve termine Open AI accetta la posizione del Garante bloccando il servizio in Italia. Presto troverà il modo di aggiustare il tiro. 
Si possono riconoscere ai difensori civici le buone intenzioni. Ma ogni censura è vana, perdente, specie nei tempi digitali dove i confini nazionali e europei valgono ben poco. I loro interventi non hanno la minima di possibilità di incidere sulle ricerche, sulle strategie e sulle scelte di mercato delle grandi case digitali. 
E ancora, l'intervento del Garante finisce per essere il sostituto di un vero dibattito pubblico. La comunità dei tecnici digitali intanto, nel mentre sparge un po' di lacrime di coccodrillo attraverso qualche lettera aperta, continua, in un modo o nell'altro, ad appropriarsi dei dati dei cittadini per costruire strumenti sempre più potenti per condizionare i cittadini stessi, rendendoli passivi utenti. 

Il fascino della Chat GPT: sottile ed ingannevole
La censura è vana, perdente. Gli argomenti addotti dal Garante sono dubbi. Non si ferma certo così un trend. L'isolamento al quale l'intervento del Garante costringe chi opera nel nostro paese è dannoso. 
Ma il coro di voci che si leva contro il Garante dà da pensare. Possiamo veramente considerarli imparziali nel giudicare? Non credo. Le voci che criticano l'intervento del Garante non sono né indipendenti né disinteressate. Sono vocci di addetti ai lavori personalmente interessati al fatto che la giostra continui a girare e anzi giri sempre più veloce. 
Denunciamo dunque la vanità delle prese di posizione del Garante. Ammettiamo però anche l'ipocrisia implicita in lettere come quella del Future of Life Institute. E ammettiamo anche il fascino pericoloso che esercita su di noi questa Intelligenza Artificiale Generativa. Sia chi ha, sia chi non ha, fiducia nel possibile avvento di una Intelligenza Artificiale Generale, sia chi questa fiducia non ce l'ha, sono affascinati dai risultati raggiunti da Open AI. Tutti passano il tempo a interrogare il nuovo oracolo! Non posso che tornare sugli argomenti espressi nella Confutazione poetica della Chat GPT, pubblicata di recente su questo blog. E non posso fare a meno di ricordare quello che scrivo nelle Cinque Leggi. Mi sembra che tra gli 'esperti' la grande maggioranza si ponga senza troppo ragionare nella scia di Turing, quando, nell'articolo apparso su Mind nel 1950, dice: 'Spero che le macchine pensino'. La seconda delle leggi di cui parlo nel mio libro infatti recita: 'Preferirai la macchina a te stesso'. La quarta: 'Lascerai alla macchina in governo'. Un cittadino dovrebbe, secondo me, preferire sé stesso ad ogni macchina e non lasciare alla macchina il governo. Ma gli 'esperti' invitano invece i cittadini a fidarsi della macchina più che di sé stessi.
Vorrei anche aggiungere una nota strettamente politica. Perché le scelte che ci appaiono meramente scientifiche e tecnologiche, sono in realtà sempre anche scelte politiche. Gli esperti, i tecnologi, posso dire in genere i membri delle élite, possono ben dire che la Chat GPT è mero strumento, tramite il quale scaricarsi i compiti ripetitivi e inutilmente faticosi. 
La Chat, però, lungi dal apparire strumento per aprire alla creatività, appare strumento di dominio a chi vive in condizioni di sudditanza. 
L'élite che magnifica la Chat, e prova soddisfazione nell'usarla, nasconde così a sé stessa il fatto che in un contesto democratico, dove la democrazia non sia ridotta alla versione più banale e comoda del liberismo, l'élite svolge il suo ruolo solo se va oltre il comodo, esclusivo perseguimento dei propri interessi, e si fa carico di creare condizioni affinché ognuno, anche chi proviene da condizioni disagiate, possa giungere ad essere pienamente cittadino, attivo e responsabile. E' però evidente che la Chat GPT è usata al contrario: per imporre risposte ad  ogni domanda, per svilire la ricerca, per costringere chi non appartiene all'élite in una condizione di definitiva sudditanza. Per qualcuno la Chat è un gioco, un divertimento, per altri è strumento di controllo sociale.
Ed in ogni caso, non dimentichiamolo, la Chat GPT è un modo per raccogliere dati e per garantire al sistema nuove informazioni sui comportamenti umani. Più alimentiamo Chat GPT, più ne diventiamo dipendenti.

Agenti, copiloti e pappagalli
Un articolo diffuso in pre-print il 13 aprile è molto citato in questi giorni, a conferma della condivisa speranza degli 'esperti': Sparks of Artificial General Intelligence: Early experiments with GPT-4. Gli autori -Sébastien Bubeck ed altri, lavorano nei laboratori di ricerca di Microsoft, la grande casa cui Open AI è più vicina. "Cosa sta realmente accadendo? Il nostro studio di GP 4 è interamente fenomenologico: ci siamo concentrati sulle cose sorprendenti che GP 4 può fare, ma non affrontiamo le domande fondamentali sul perché e come raggiunge un'intelligenza così straordinaria". Per questo l'articolo piace tantissimo agli addetti ai lavori: propone una entusiastica apologia della nuova tecnologia, eludendo qualsiasi domanda impegnativa, da un punto di vista sia tecnico che da punti di vista sociali, politici ed etici. 
E' la filosofia del lavarsene le mani. La posizione che Bubeck, con una certa ingenuità, ammette, è la posizione generalmente diffusa tra gli addetti ai lavori. Delle conseguenze ci preoccuperemo veramente, se sarà il caso, in futuro. Intanto, firmiamo una lettera - che tanto, lo sappiamo, non bloccherà nessuna ricerca. E semmai il compito di bloccare spetta alla politica. Il business e l'industria devono andare avanti. I finanziatori attendo sempre più alti ritorni dell'investimento. Subito la ricerca deve essere applicata a prodotti.
Non a caso Microsoft, sulla base degli studi che Open AI porta avanti, lancia in questi stessi giorni un nuovo tool della suite Office 365, dal nome emblematico: Copilot. "We spend too much time consumed by the drudgery of work on tasks that zap our time, creativity and energy. To reconnect to the soul of our work, we don’t just need a better way". La better way proposta ad ogni cittadino del pianeta per l'uso del proprio tempo, dei propri personali spazi di libertà, nel lavoro e nella vita quotidiana, sarà indicata dal copilota digitale! 
Satya Nadella, Chairman e CEO di Microsoft, infatti annuncia: “With our new copilot for work, we’re giving people more agency and making technology more accessible through the most universal interface - natural language.” 
More agency: agency è l'ambigua parola che i filosofi digitali sostituiscono a libertà. Infatti nessuno osa tradurre agency con libertà, o neanche con potere, capacità. Si preferisce lasciare la parola in inglese, o avventurarsi nel neologismo agentività. L'espressione vuole affermare l'esistenza di un terreno sul quale appaiono -simili, fungibili, sostituibili l'un l'altro- l'umano e la macchina. La metrica buona per la macchina è per questa via imposta agli umani. La millenaria storia dell'umana ricerca dell'essere, de sé, dello spazio di autonomia, della responsabilità personale, è così comodamente elusa, o anzi rimossa. Anche di questo parlo in modo dettagliato e preoccupato nelle Cinque Leggi.
Microsoft e Open AI, dunque,  ci  dicono che sanno ciò che è bene per ognuno di noi, e ci chiedono di fidarci di loro. Quando scrivo Microsoft e Open AI, possiamo intendere i tecnici di Microsoft e di Open AI, oppure, direttamente la Chat che i tecnici di Microsoft e Open AI hanno creato, Chat dotata di Intelligenza Artificiale che parla agli umani come se a parlarci fosse un umano. Ecco cosa intendo quando dico: cittadini ridotti a utenti. Il concetto di Copilota risulta infatti volutamente ambiguo. Mentre si lascia in apparenza libertà, si dà per scontato che convenga agli umani seguire i suoi  melliflui consigli del Copilota. Mentre prosegue il lavoro di rendere, tramite l'uso di ricerche neuroscientifiche, sempre più difficile agli umani non seguire la via indicata, tramite acconci algoritmi, sui Social Network; mentre diventano più incombenti i 'consigli' che arrivano tramite notifiche, e ora tramite il Copilota. Agli 'esperti' seguaci di Turing piace essere guidati dalla macchina. Forse molti cittadini la pensano diversamente. Ma ora saranno ricondotti sulla retta via.
In realtà, di fronte all'avvento della Chat GPT, qualcuno è tornato a citare un articolo del 2021, di grande interesse, critico e premonitore. On the Dangers of Stochastic Parrots: Can Language Models Be Too Big? Emily Bender e le altre ricercatrici legate al centro di ricerca di Google, come si sa, hanno pagato cara questa presa di posizione. Non è questa la sede per riprenderne in dettaglio i diversi argomenti. Basta l'attenzione dedicata a mostrare i costi ambientali e finanziari della tecnologia fondata su modelli linguistici linguistici sempre più grandi. Le ricercatrici si chiedono How big is too big? Notano come non conta solo la quantità dei dati, ma anche la loro qualità. Conta anche, da un punto di vista etico, come sono stati raccolti i dati. Non è necessariamente questo -modelli linguistici di dimensioni sempre più grandi- l'unica direzione nella quale dovrebbe muoversi la ricerca, suggeriscono Binder e le coautrici. Ma certo se la gran parte degli investimenti sono rivolti a questo tipo di ricerca, ben poco di differente potrà essere sperimentato. 
Alla riflessione sui dati: la loro quantità e la loro qualità; e all'invito a non trascurare altri indirizzi di ricerca le ricercatrici aggiungono una presa di posizione etica. "Chiediamo di riconoscere che le applicazioni che mirano a imitare [...] gli esseri umani comportano il rischio di danni estremi [extreme harms]. Il lavoro sul comportamento umano sintetico è una linea di confine nello sviluppo dell'AI rispettoso dell'etica, dove "gli effetti a valle devono essere compresi e modellati per bloccare i danni alla società e a diversi gruppi sociali". 
Sui rischi, e sulle necessarie cautele, la lettera aperta del Future of Life Institute non fa che ripetere quello che Bender e le sue colleghe avevano già detto. E comunque, come ho mostrato, la recente lettera dice in realtà che i ricercatori impegnati su questa frontiera non vogliono né fermarsi né cercare altre strade. Si contentano sempre di ribadire la banale affermazione: 'Intelligenza Artificiale robusta e benefica'. Non aggiunge molto la pretesa novità affermata dall'Unione Europea: Intelligenza Artificiale human centered. In ogni caso nessuno vuole davvero mettere limiti alla ricerca.
Di recente, Bender è tornata a far ascoltare la sua voce: "Sento che ci sono troppi sforzi per creare macchine autonome", ha detto. Mentre diminuiscono gli sforzi per "cercare di creare macchine che siano strumenti utili per gli esseri umani". Di fronte agli atteggiamenti di persone con le quali si è trovata a discutere in incontri pubblici, Bender si è sentita obbligata a precisare. "Non ho intenzione di conversare con persone che che non pongono la mia umanità come assioma alla conversazione". Sono infatti molti i tecnici e i filosofi fiancheggiatori che amano ricordare che non conta essere umani o non esserlo. Siamo tutti, alla pari agenti
Solo alla luce di questa scelta personale, esistenziale, etica e filosofica si può ben capire il senso del titolo dell'articolo del 2021. Pappagalli stocastici. Bender, consapevole di essere umana, consapevole consapevole di appartenere alla vita sulla terra, ad una storia, consapevole di come il proprio pensiero ed il proprio parlare siano legati al corpo umano, ha molti motivi per dire che la Chat GPT non è che un pappagallo stocastico. Possedendo un solido dominio della sintassi, si esprime in modo correttissimo, e quindi in apparenza convincente. Ma non possedendo capacità semantiche parla come un pappagallo, che imita il linguaggio umano, ma a differenza degli umani non sa quello che dice. 

L'Intelligenza Artificiale Generale è ormai tra noi?
Qui l'opposizione è netta. Da un lato coloro che, nonostante le grandi prestazioni di GPT credono che si tratti di nient'altro che di un pappagallo stocastico. Dall'altro lato coloro che, come Bubeck, ritengono le prestazioni di GPT siano tanto sorprendenti da far pensare che -lo dice già nel titolo: Sparks of Artificial General Intelligence- vi si trovino scintille di Intelligenza Artificiale Generale. "Resta ancora molto da fare per creare un sistema che possa qualificarsi come Intelligenza Artificiale Generale completa", scrive Bubeck. Eppure Bubeck, come tanti esperti, è entusiasta, emozionato, di fronte alle core mental capabilities di GPT. Le elenca con ammirazione: reasoning, creativity, deduction; variety of tasks it is able to perform: playing games, using tools, explaining itself... 
Resta ancora nutrita, potremmo anche dire maggioritaria, la schiera dei ricercatori e dei tecnici che intendono l'Intelligenza Artificiale come capacità applicata a macchine dedicate ad un singolo scopo. Essi non hanno mai creduto all'Intelligenza Artificiale Generale, né ne hanno fatto l'oggetto della propria ricerca. Ma molti di loro in questi giorni si stanno ricredendo. 
Quella Superintelligenza, totalmente autonoma dall'intelligenza umana, a suo modo cosciente, che era stata cercata per settant'anni seguendo altre vie tecnologiche, sembra comunque ora apparire vicinissima a manifestarsi, come frutto del Deep Learning e dei Large Language Model: la si chiama Intelligenza Artificiale Generativa.

Chi ci parla davvero, senza enfasi, dei rischi esistenziali
Retorica e propaganda accompagnano la crescita dell'industria digitale. I tecnici impegnati nella ricerca, spinti dall'ansia di sperimentare, scelgono di sottovalutare le conseguenze dei loro progetti: si limitano a firmare lettere aperte e al fare appello alla politica, che dovrebbe imporre norme e freni. Ma i politici, non sapendo cosa fare di fronte a ricerche di cui non capiscono senso e portata, si affidano a commissioni formate dagli stessi tecnici che rimandano le decisioni alla politica. Da questo circolo vizioso, non possono che nascere norme inefficaci.
Ai tecnici, poi, è stato insegnato che la misura del successo di una ricerca sta nei risultati finanziari generati dalla ricerca stessa. Il legame tra tecnici ricercatori e investitori risulta così ambiguo tanto quanto il legame tra tecnici e politici.
Le voci critiche realmente autonome sono quindi poche. Le poche, vanno sminuite e svalutate. Così accade appunto con l'articolo di Emily Binder e delle altre ricercatrici, On Danger of Stochastic Parrots.
Non solo sono disattesi gli accorati inviti di Binder: mettere un limite alla raccolta dei dati, evitare ricerche orientate . Ma nell'ansia di svalutare l'articolo si punta dritto alla tesi espressa nel titolo. 
Sam Altman, CEO di Open AI, il 4 dicembre 2022,  quattro giorni dopo il rilascio di Chat GPT, scrive in un tweet: "Sono un pappagallo stocastico". Crede di essere ironico. 
Bender risponde: "Le persone vogliono credere così tanto che questi modelli linguistici siano effettivamente intelligenti che sono disposte a prendere se stesse come punto di riferimento e a svalutare questo aspetto per adeguarsi a ciò che il modello linguistico può fare". 
"Vogliono credere": vi colgo un richiamo all'"I hope" di Turing. Specchiarsi nella macchina. Il 'gioco dell'imitazione', di cui parlava Turing nell'articolo del 1950, i seguaci turinghiani l'hanno poi pomposamente definito test di Turing. Turing ridefinisce l'intelligenza ed il pensiero umani, in modo tale da poter arrivare a dire: 'l'intelligenza ed il pensiero corrispondenti alla definizione, si ritrovano nella macchina'. Insomma, torno a dirlo con la seconda delle Cinque Leggi: 'Preferirai la macchina a te stesso'. Prenderai la macchina a modello di te stesso. Il Gemello digitale di ogni entità fisica, anche di ogni essere umano, è un passo in questa direzione.
Ma in realtà, nessuno si ferma. La ricerca prosegue. L'argomento dei pappagalli stocastici viene usato come arma retorica contro Binder. Bubeck osserva emozionato le scintille di Intelligenza Artificiale Generale che traspaiono nei GPT.
Non sappiamo ancora ben immaginare, e tanto meno regolamentare, un mondo in cui quell'intelligenza esiste. Eppure la lettera aperta di Future of Life si apre con una frase precisa: "AI systems with human-competitive intelligence can pose profound risks to society and humanity".Perché non ce ne preoccupiamo in modo serio? Credo che per rispondere a questa domanda, convenga seguire la lezione di Eliezer Yudkowsky. Scrivo di lui nelle Cinque Leggi, p. 225 e seguenti. Da lui viene il pensiero dal quale è nata la lettera aperta di Future of Life. Comunque lo si giudichi, Yudkowsky ha posto vent'anni fa il tema dei rischi esistenziali legati all'Intelligenza Artificiale. E nel corso degli anni è divenuto via via più pessimista. Cosa dice ora Yudkowsky di GPT? Parlo di questo in un articolo pubblicato su Agenda Digitale.

(post scritto il 30 marzo e via aggiornato fino al 4 maggio 2023)

domenica 12 febbraio 2023

Chat GPT: Una confutazione poetica


S’alza al cielo un commosso peana 
ognuno s'accinge a ciattare con Lei! 
Ogni dì frotte di teori 
s’accodano a interrogar l’oracolo 
s’affrettano a cercar l’autoaccecamento 
Ganzissimo l’ultimo gli chiede: 
Erri forse tu, oracolo? 

Oh funzionari dell’aurora 
corifei del digital c’avanza 
mosche cocchiere di variatissima estrazione 
plaudenti all’ultimo meraviglioso aggeggio 

Con esso, ci dicono, condito d’algoretica, 
il popolo pur affetto da terribili bias 
sarà salvato. O altrimenti che importa: 
ad ogni umano essere, alla natura tutta 
simulacri noi chierici sostituiremo, portatori di esattezza 
fedeli alla perfetta esecuzione del comando 
che consiste nel ripetere il già detto 

La nuvola ora si specchia nel lago 
Understanding Ciat 
coniò l’originale titolista 
And Its Discontents risponde, per non esser dammeno 
l’Influencer di fronte 
Siccome l’Agency toglie ancora una volta 
le castagne dal fuoco 
possono serrare le fila lobby piccolette. 
L’intellighenzia, risparmiato il disturbo 
dello scrivere pensando 
e del pensar scrivendo 
non dovrà più nulla a nessuno 
godrà del tempo per rimirarsi nel proprio ego 

Non è nuovo il disegno 
di chi esaltando le virtù del secolo nostro 
e magnificando la cornucopia della tecnica: 
farà della terra il Giardino delle Delizie. 
Nessuna delega abbiamo dato 
ad autoeletta schiera di eroi
richiamiamoli semmai nel consesso civile
nella casa comune degli umani.
Il cittadino intanto langue nella palude dell'onlife. 
Ivi, spinti a creder d’esser felici 
regaliamo le scie del pensar nostro 
e ligi al servaggio ci affaccendiamo 
alla più entusiasta propaganda dell’accrocchio 
emulatore dell’umano 

Finché nel Giorno del Giudizio 
la Borsa decreterà il valore 
delle nostre conoscenze alienate 
mentre i nostri stessi risparmi 
di cui remoti gestori s’appropriarono 
finiranno in mano ai magnifici 
inventori della Ciat 
ed ai loro sodali e reggicoda. 

Volano corvi, civette incombono sui rami, 
vortici d’immondizia numerica ammiccanti aleggiano 
e noi umani gravati da notifiche 
e da incombenze imposte per via digitale 
incapaci di accettare l’imperfetta bellezza nostra 
alziamo il canto 
Mira il tuo popolo, o bella Ciat, 
che pien di giubilo oggi t'onora 
Anch'io festevole corro ai tuoi pie', 
o santa macchina, parla per me 

Non è che un programma 
fedele all’istruzione 
Ma noi ansiosi di fuga 
l'eleviamo a nostro pari 

L’incommensurabile esser vivo 
sostituito dall'infimo avatar 
La sconfinata interconnessa vastità 
svilita in pauperrima collezione di dati 
Il caos, il cosmo, la storia 
osservati dal buco della serratura d’un algoritmo 

Eppure l’umano lume 
la scintilla della coscienza… 
Giacché nasce dalle viscere e dal sogno il pensiero 
dai gesti dagli sguardi dal dolore 
Ciò che in altro non umano modo emerge 
non è pensiero 

Immaginiamoci vi prego disposti ancora al mistero 
ospitato in sterminate biblioteche 
Diamo ascolto al brusio di umane voci 
che conobbero e narrarono il mondo. 
Nulla aggiunge il digital accrocchio 
Non esiste parola che squadri da ogni lato 
che a lettere di fuoco dica il vero 
non esiste la formula che il mondo possa aprirti  

Né è nuovo il compito: 
Di ciò che sembra, diffida 
Studia sempre 
Di fronte a ogni testo 
ad ogni oracolare verbo 
distingui, giudica, scegli, interpreta 
sia pure a fatica 
sii te stesso 

La fragile specie nostra non è immortale 
non tutto sa 
ma non rinuncia a dire 'io ci provo' 
Poseremo quindi con rispettoso disincanto 
l’occhio, e curioso 
sulla Cosa Digitale prender sua forma 
Ma il folle volo nel cupio dissolvi 
in quanto umani contrasteremo 
Diremo quindi: 
ignava è la macchina 
non ti curar troppo di lei 
ma guarda e passa. 

Se poi un giorno l’oracolo 
propinquo o remoto, in virtù d'addestramento 
scriverà versi 
mai saranno i miei 
storti come i rami secchi del mio pero 
ma versi di Francesco

Versione 22 febbraio 2023

Sono non di rado accusato di "posture tecnocritiche massimaliste". Ma so di conoscere le nuove tecnologie di cui parlo quanto coloro che criticano la mia posizione, o più di loro. Amo le nuove tecnologie. Solo, cerco di guardarle dal punto di vista del cittadino, e non del tecnico, e tanto meno del filosofo o del sociologo che limitano il loro sguardo e il loro raggio d'azione a terreni definiti da tecnici.

Il cittadino ha a disposizione molti linguaggi. Il linguaggio STEM è solo uno dei tanti. Di fronte all'accettazione supina del primato del linguaggio STEM serve tornare ad altri linguaggi. Uno di questi è certo la poesia.

Nelle mie raccolte di poesie T'adoriam budget divino. Critica della ragione aziendale, e L'irresistibile ascesa del Direttore Marketing cresciuto alla scuola del largo consumo si trovano diverse poesie di argomento informatico, o diremmo meglio oggi: digitale. Qui, ad esempio, la poesia Legacy.

Devo anche aggiungere che col senno di poi la lirica che ho scritto mi appare una sintesi in versi del mio saggio: Le Cinque Leggi Bronzee dell'Era Digitale. E perché conviene trasgredirle. Spero che la forma diversa e la brevità spingano qualcuno a leggere il libro. Del resto i riferimenti a Leopardi e a Goethe, sia nel mio saggio, sia in questi versi, sono evidenti. Leopardi propone la filosofia in forma di lirica, Goethe usava la forma poetica per ribadire le tesi dei suoi articoli scientifici. Umilmente seguo la loro strada.

domenica 15 gennaio 2023

Etica dell'intelligenza artificiale. Le religioni abramitiche si accodano al Vaticano

Etica dell’intelligenza artificiale: l’impegno delle religioni abramitiche nella Rome Call, si legge in un comunicato Microsoft del 10 gennaio 2023.

Le Chiese monoteiste si alleano con IBM e Microsoft nello scrivere algoritmi e nel decidere, insieme, cosa è buono per il popolo. Questo accade proprio nei giorni in cui viene rilasciata la ChatGPT, da molte parti giustamente considerata pericolosa, perché parla a noi umani con voce e con argomentazioni apparentemente umane. Le Chiese si candidano quindi a parlare attraverso ChatGPT. Ovviamente Microsoft, IBM, e la comunità dei promotori dell'industria digitale, accettano di buon grado la New Entry. L'avallo delle Chiese fa comodo.

Non è che l'allargamento del progetto promosso nel 2020 a nome del Vaticano dall'arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Di cui parlo dettagliatamente in un articolo apparso su Agenda Digitale. (Lo trovate qui su questo blog l'articolo, con il titolo che ritengo più appropriato)

Ora a Monsignor Paglia si aggiungono il rabbino capo Eliezer Simha Weisz (membro del Consiglio del Gran Rabbinato di Israele) e lo sceicco Al Mahfoudh Bin Bayyah (Segretario Generale del Forum per la Pace di Abu Dhabi), in rappresentanza dello sceicco Abdallah bin Bayyah, (presidente del Forum per la Pace di Abu Dhabi e presidente del Consiglio emiratino per la Shariah Fatwa).

Tra le dichiarazioni dei firmatari la più emblematica è quella del rabbino Weisz. “L’ebraismo esalta la saggezza dell’umanità, creata a immagine e somiglianza di Dio, che si manifesta in generale nell’innovazione umana e in particolare nell’intelligenza artificiale”. La la saggezza umana si manifesta nell'Intelligenza Artificiale? Direi il contrario: la saggezza umana sta nell'uso cauto e dubitante di ogni strumento fondato sull'Intelligenza Artificiale. Nelle parole del rabbino aleggia poi un'inquietante analogia tra l'Intelligenza Artificiale e ciò che è creato "a immagine e somiglianza di Dio".

I rappresentanti delle Chiese accettano di buon grado la linea dettata dal padre francescano del Terzo Ordine Regolare Paolo Benanti, professore straordinario presso la Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana, direttore scientifico della Fondazione RenAIssance.

"La dignità umana e i diritti umani ci dicono che nel rapporto uomo-macchina è l’uomo a dover essere protetto”. Benanti accetta così l'equiparazione uomo macchina. E candida sé stesso ed ogni sacerdote delle tre Chiese Abramitiche a proteggere l'essere umano. I sacerdoti si chiamano fuori, come se non fossero essi stessi esseri umani. Si riconoscono nel superiore statuto di Protettori e per questo vogliono partecipare alla scrittura gli algoritmi.

Ecco così Benanti tornare sul suo cavallo di battaglia, riassunto nel neologismo algoretica. "Dobbiamo stabilire un linguaggio che possa tradurre i valori morali in qualcosa di computabile per la macchina". (Parlo della posizione di padre Benanti, e della sua algoretica, in questo blog, qui).

Ho già segnalato la pericolosa china sulla quale si scende se accetta questa via.

Primo passaggio: i valori morali cessano di essere valori dell'essere umano e diventano patrimonio dell'esperto capace di trasformare l'etica in qualcosa di computabile. Computabile vuol dire: eseguibile da una macchina.

Si apre così la strada -secondo passaggio- all'autonomia morale della macchina.

Terzo passaggio: si arriva a sostenere che la macchina, che computa meglio dell'essere umano, sarà più morale dell'essere umano. Non mi si dica che il terzo passaggio è esagerato, lontano dal pensiero di tecnici ed esperti. Dimostro, in un articolo su questo blog, che rinomati esperti ci pensano davvero citando la posizione del computer scientist di cultura ebraica Judea Pearl

Anche stavolta, come in occasione del primo lancio della Rome Call, nel 2020, si chiama in causa il Papa. Ma nonostante il Papa citi la nuova parola magica algoretica, appare subito chiaro la sua posizione è ben diversa dalla posizione di Benanti. Per il Papa: l’algoretica non è altro che "la riflessione etica sull’uso degli algoritmi". E il Papa si augura che questa riflessione "sia presente nel dibattito pubblico", prima che "nello sviluppo delle soluzioni tecniche". E sopratutto Bergoglio afferma che “Non è accettabile che la decisione sulla vita e il destino di un essere umano vanga affidata ad un algoritmo".

Monsignor Paglia ed ora anche con loro rappresentanti delle altre 'religioni abramitiche' accettano invece la strada di Benanti: insufflare principi etici negli algoritmi.

C'è un'altra via. Allargare per quanto possibile il dibattito pubblico tra i cittadini, che sono anche i fedeli delle grandi religioni.

Accettando come punto di partenza una considerazione opposta a quella di Benanti. La vita, così come la coscienza umana, sono talmente complesse da non poter mai essere adeguatamente computate. L'etica ed il senso di responsabilità sono qualcosa di profondamente umano. E' ciò che distingue l'uomo dalla macchina.



Computazione

Articolo apparso su Riflessioni Sistemiche, numero 27, dicembre 2022; numero dal titolo: Decostruendo miti e pregiudizi del nostro tempo. Qui l'articolo così come pubblicato sulla rivista. Qui il numero completo della rivista, pubblicata da AIEMS, Associazione Italiana di Epistemologia e Metodologie Sistemiche.
Riporto qui di seguito l'articolo, perché si connette da vari punti di vista ad argomenti che tratto in questo blog.

Sommario

Origine del termine digitale. Calcolatori come macchine che trattano informazioni espresse tramite numeri. Tuttavia, il termine più usato è computer. Differenza tra il calcolare e il computare. Il ruolo di Alan Turing nel passaggio dal calcolare al computare. Passaggio non solo matematico, logico, tecnico, ma anche filosofico, psicosociologico, politico. Differenza tra pensiero aperto alla complessità e pensiero computazionale.

Parole chiave

Digitale, calcolare, computer, computazione, matematica, formalismo, intuizionismo, complessità

Summary

Origin of the term 'digital'. Computers as machines that process information expressed through numbers. But the more commonly used term is computer. Difference between calculate and compute. Alan Turing's role in the transition from calculating to computing. Shifting not only mathematical, logical, technical, but also philosophical, psychosociological, political. Difference between thinking open to complexity and computational thinking.

Keywords

Digital, calculate, computers, computation, mathematics, formalism, intuitionism, complexity

Storie di Matematici

Le aspettative di una illustre famiglia aristocratica, presente da secoli sulla scena pubblica - il nonno fu Primo Ministro della Regina Vittoria - sono pesanti da supportare. L’educazione puritana, la repressione emotiva, il formalismo nei rapporti familiari ne aggravano il peso. Nella quiete e nel lusso di Pembroke Lodge, gran magione georgiana in Richmond Park, figura dominante dell’infanzia e l’adolescenza di Bertrand Russell fu la nonna paterna, di famiglia presbiteriana. La sua educazione si riassume nell’ammonimento - Esodo, 23, 2 - “Non seguirai la moltitudine nel fare il male”. Mentre il fratello Frank reagisce ribellandosi apertamente, Bertrand, di sette anni più giovane, impara a nascondere i propri sentimenti. Ma Frank, anche, fa conoscere a Bertrand Euclide.

"Io non sono nato felice", ricorda Russell. "Da bambino il mio salmo preferito era: 'Stanco della terra e carico dei miei peccati'. (...) Durante l'adolescenza, la vita mi era odiosa e pensavo continuamente al suicidio; ma questo mio proposito era tenuto a freno dal desiderio di approfondire la mia conoscenza della matematica". (Russell B., 1969)

La matematica come ancora di salvezza. La matematica, mondo ideale chiaro e puro, offre "la sensazione di evadere da una prigione", ci permette di credere che l’erba è verde, che il sole e le stelle esisterebbero anche se nessuno li percepisse. (Russell B., 1967-69)

All'alba del nuovo secolo, Russell ha trent'anni. Non ha ancora pubblicato nessuna opera significativa, anche se i Principles of Mathematics (Russell B., 1903) sono sostanzialmente pronti da due anni. (Russell B., 1938) Intanto legge, riflette, e sorgono i dubbi. Da poco è venuto a conoscenza dei Grundgesetze der Arithmetik (Frege G., band I, 1893) del logico tedesco Gottlob Frege. Il 16 giugno 1902 Russell scrive a Frege: "Mi trovo completamente d’accordo con voi in tutti i punti essenziali, in particolare nel rifiuto di ogni momento psicologico nella logica, e nel dar valore ad una notazione simbolica [Begriffsschrift] nei i fondamenti della matematica e della logica formale, che sono del resto quasi indistinguibili".

Russell sta portando avanti un progetto analogo, quasi completamente sovrapponibile al progetto di Frege: eliminare dal ragionamento ogni influenza psicologica; fare della matematica una pura macchina logica, priva di qualsiasi umana debolezza. Forgiare a partire dalla matematica un linguaggio privo di ogni contraddizione, ogni ambiguità. Si tratta di un bisogno profondo di cui Russell non nega le radici autobiografiche.

Scrive ora a Frege mostrando apprezzamento e riconoscenza. Ma non può fare a meno di notare come la logica di Frege zoppica in un punto preciso - e guarda caso è proprio lo stesso punto debole che Russell trova nelle proprie argomentazioni. "Solo in un certo punto ho incontrato una difficoltà". "Non esiste (come totalità) una classe di tutte le classi che, prese ciascuna come una totalità, non appartengono a sé stesse. Da ciò traggo la conclusione che in determinate circostanze una collezione [Menge] definibile non forma una totalità".

Frege risponde a stretto giro di posta. "La vostra scoperta della contraddizione mi ha causato la più grande sorpresa e, direi quasi, costernazione, giacché con ciò vacillano le basi sulle quali avevo l’intenzione di costruire l’Aritmetica". (Frege G., Russell B., 1902)
Ogni proposizione della forma ‘p implica q’, ogni affermazione che intende predicare il vero, ci impone di interrogarci sul paradosso: 'Nessuno vorrà asserire, della classe degli uomini, che essa è un uomo': abbiamo qui una classe che non appartiene a sé stessa. Ma può una classe appartenere a sé stessa? Può una classe essere definita da un termine che appartiene alla classe stessa? Può il linguaggio matematico definire le regole del linguaggio matematico?

Nel 1903 esce il secondo volume delle Grundgesetze der Arithmetik (Frege G., band II, 1903): Frege fa in tempo ad aggiungervi una appendice, dove discute il paradosso. Nello stesso anno escono i Principles of Mathematics di Russell (Russell B., 1903), dove al paradosso, e alla posizione di Frege, è riservato ampio spazio (Russell B., 1903, pag. 101-107)

Russell continuerà a cercare di definire da un punto di vista formale “la relazione di un elemento con la classe a cui appartiene”.
Si tratta, nota Russell, di “un compito puramente filosofico”. Si intende la logica come una branca
della matematica. Ci si propone -come già aveva tentato di fare Cartesio con le Regulae- di fondare la matematica su un ‘piccolissimo numero di concetti logici fondamentali’, gli assiomi: postulati, affermazioni di base, che non richiedono dimostrazione, da cui verranno dedotti tutti gli ulteriori elementi del sistema.

Per Frege e per Russell, dover ammettere che l’edificio vacilla è un dramma personale. Ma la matematica serve appunto a tenere lontano da sé il turbamento. Perciò, se l’edificio appare vacillante, se affiorano aporie logiche, si dovrà semplicemente pensare che non si sono ancora individuati gli assiomi necessari e sufficienti.

Ecco la matematica come Grund, come solido terreno, e quindi fonte del linguaggio che, si spera, permetterà di formulare - finalmente, e una volta per tutte - affermazioni incontestabili.
La logica matematica, così, si scopre riduzionistica: ci si muove in un campo via via più

rigorosamente definito, si usa il linguaggio che si ritiene capace di classificazioni via via più sottili. Ciò che non appare leggibile alla luce del quadro assiomatico è dato per non esistente. La chiusura è ritenuta necessaria. (von Neumann J., 1947)

Entra così in campo David Hilbert, il matematico che dominerà i primi trenta anni del secolo, il profeta di assiomi più solidi, più stringenti. (Zermelo E., 1908)
È lui il campione, il fiero sostenitore della matematica assiomatica. Ecco il progetto di Hilbert. Fondare una matematica intesa come sistema dove ogni formula sia dimostrabile a partire dalle regole del ragionamento logico-formale.

Negli Anni Venti Hilbert, proseguendo nel percorso da lui stesso tracciato dall’inizio del secolo, formula in modo via via più compito il suo programma, al quale chiama a lavorare l’intera comunità dei matematici: individuare -in aritmetica, in geometria, in teoria degli insiemi, ed ogni altro ambito della matematica- assiomi e regole di deduzione sulla cui base ogni proposizione potesse essere dimostrata vera o falsa. (Mancosu P., 1998)

Alla matematica che si ha già, afferma Hilbert, si deve aggiungere ora “una metamatematica”, in grado di “dare sicurezza” alla stessa matematica, “proteggendola sia dal terrore dei divieti non necessari che dal travaglio dei paradossi”. Questa liberazione della matematica dai suoi confini passa, sostiene Hilbert, “attraverso una rigorosa formalizzazione delle teorie matematiche nella loro interezza, comprese le loro dimostrazioni, cosicché -secondo il modello del calcolo logico- le inferenze e i concetti matematici vengono inseriti nell'edificio della matematica come componenti formali”. Gli assiomi, le formule e le dimostrazioni costituiscono un “edificio formale” fondato su “una rigorosa e sistematica separazione tra formule e dimostrazioni formali da un lato e argomentazioni contenutistiche dall'altro”. (Hilbert D., 1922, pp. 189-213, 197-98)

Non tutti i matematici sono d'accordo con Hilbert. Hermann Weyl, e più di ogni altro Luitzen Brouwer.
Contro l’idea hilbertiana di una matematica che esiste di per sé, Brouwer considera la matematica libera attività della mente umana, consistente nel costruire strutture mediante entità correlate fra loro - entità che non esistono al di fuori della mente dei soggetti. La matematica è un linguaggio, non il vertice di ogni possibile linguaggio. Un qualsiasi linguaggio matematico restituisce una immagine della matematica - solo una delle immagini possibili.

Mentre Hilbert tenta di attribuire al matematico il nobile compito di mettere ordine nel mondo, Brouwer considera la matematica un sempre provvisorio ‘modo di pensare’. (Brouwer L.E.J., 1923 pp. 334,345) Per Brouwer, infatti, le possibilità del pensiero non possono essere ridotte a un numero finito di regole stabilite in anticipo.

Il tentativo di Brouwer di edificare una matematica ‘intuizionista’ appare a Hilbert un attacco diretto al suo edificio assiomatico. Brouwer è quindi oggetto di una accanita campagna di denigrazione, tesa a minarne il potere accademico e l'autorevolezza.

All'inizio degli Anni Trenta l'Europa immersa nella crisi. Nelle elezioni del 14 settembre 1930, il partito nazionalsocialista ottiene 18% dei voti e 107 seggi nel Reichstag. Di colpo, il secondo partito in Germania.
Una settimana prima del voto, l’8 settembre, Hilbert, l'autorità, il maestro, a Knigsberg. Pronuncia un discorso in ringraziamento alla concessione della cittadinanza onoraria. Nel discorso, che fu trasmesso per radio, e di cui si ha registrazione, ripete i suoi ormai classici argomenti. Esponend oli ora alla comunit à civile, come ancoraggio logico, razionale. Risposta d el

metamatematico alle incertezze del presente. "Non dobbiamo credere a coloro che oggi, con portamento filosofico e tono deliberativo, profetizzano la caduta della cultura e accettano l'ignorabimus. Per noi non c'è nessun ignorabimus e, a mio avviso, non c'è nessun ignorabimus nelle scienze naturali.

Non dice: “in matematica non c'è l’Ignorabimus”, ora calca i toni su noi matematici. Fr den Mathematiker”, ‘per il matematico’, “Wir drfen”: ‘noi d obbiamo’. “Fr uns gibt es kein Ignorabimus”, ‘per noi matematici non c’è Ignorabimus’. Noi matematici “Wir mssen wissen, Wir werden wissen”, noi matematici ‘abbiamo bisogno di sapere, e sapremo’.

Tutto si riassume in una frase: “nessuno ci caccerà dal Paradiso che Cantor ha creato per noi”.

Il 7 settembre 1930, i fisici e i matematici tedeschi sono riuniti a Knigsberg per il sesto Congresso della loro associazione. Hilbert non partecipa ai lavori. Ma a Knigsberg. La presenza del maestro comunque aleggia sul Congresso.
A margine del grande incontro,
stato organizzato un altro evento, più̀ specifico e ‘di tendenza’, dedicato all’ “Erkenntnislehre der exakten Wissenschaften, Epistemologia delle Scienze Esatte. Promotori, due gruppi tra di loro connessi, potremmo dire d’avanguardia, attenti a quella zona di confine che è la ‘filosofia d ella scienza’: la Berliner Gesellschaft f r Empirische (Wissenschaftliche) Philosophie e il Verein Ernst Mach, pinoto come Wiener Kreis, Circolo di Vienna. Tra i relatori tre giovani matematici: von Neumann, Heyting, Gdel.

Jans von Neumann, espone in forma sintetica il formalismo assiomatico di Hilbert. (Pochi giorni dopo von Neumann si trasferisce negli Stati Uniti, a Princeton, piccolo centro del New Jersey già̀ famoso per la Princeton University, dove apre i battenti in quell’anno l’Institute for Advanced Study).

Arend Heyting il primo allievo di Brouwer, colui che più̀ lo segue nel ragionare sui fondamenti della matematica. Riesce ad esprimere il punto di vista ‘intuizionista’ con una chiarezza sconosciuta al suo maestro.
Poi, quel 7 settembre del 1930 a K
nigsberg, parla Kurt Gdel. Ha ventiquattro anni, ha da poco completato la tesi di dottorato sotto la guida di Hans Hahn, un assiduo frequentatore del Circolo di Vienna. Credeva di aver trovato solidi fondamenti nel sistema assiomatico proposto da Russel e Whitehead. Credeva nella solidità̀ dell’edificio di Hilbert. Suo malgrado, si trova a provare, quel giorno a Knigsberg, che il rassicurante edificio di Hilbert non sta in piedi.

Gdel dimostra che in ogni teoria matematica esiste una formula che non puessere dimostrata. È possibile definire una formula logica che nega la propria dimostrabilità̀: nla formula nla sua negazione sono dimostrabili. Esistono veritche non sono dimostrabili a partire dagli assiomi e seguendo le regole della logica e della matematica. (Gödel K, 1931, pp.173-198)

Ai presenti, quel giorno a Knigsberg, le parole di Gdel restano oscure.
Tra i presenti solo von Neumann -pensatore rapidissimo - coglie al volo il senso del lavoro di G
del, in modo forse più̀ pieno di quanto l’abbia colto lo stesso Gödel: nessun sistema puessere utilizzato per provare la propria stessa coerenza. Ogni sistema è incompleto. Non è possibile giungere a definire la lista esaustiva degli assiomi che permetta di dimostrare tutte le verità. Ogni volta che si aggiunge un enunciato all'insieme degli assiomi, ci sarà sempre un altro enunciato non incluso.
I paradossi che provocavano lo sconcerto di Frege sembravano superati dalla forza di volontà di Hilbert e dall'indiscutibilità dei suoi assiomi. Ma Gödel mostra che la matematica non è quell'ancora di salvezza che Russell cercava. Si torna daccapo. La matematica non è il linguaggio perfetto. I

matematici sono di nuovo cacciati dal loro Paradiso.

Alan Turing, o la computazione come piccolo Paradiso

La figura di Alan Turing è circonfusa di gloria. È il fondatore, oggetto di celebrazioni e apologie. Ma il culto occulta la storia. Seguaci ed eredi non hanno motivo di andare alle radici: le basi della disciplina non devono essere messe in discussione.
Seguaci ed eredi, del resto, sono logici formali, ingegneri, matematici, cognitivisti, costretti dall'evoluzione delle loro stesse discipline ad uno sguardo sempre più specializzato e settoriale: l'approccio umanistico, la psicologia del profondo e l'attenzione alla complessità sono per loro chiavi di lettura sconosciute e irrilevanti.

Alan Turing, però, era un bambino, un adolescente, un giovane adulto solo e incompreso. Si sentiva vittima di pregiudizi. Suo padre considerava inaccettabile, per il suo status di funzionario imperiale, tenere con sé in India il bambino, che crebbe quindi in Inghilterra presso tutori. Vedeva i genitori solo in momenti di vacanza. Né la madre, né il fratello, di pochi anni maggiore, vollero accettare la sua omosessualità - forse anzi addirittura scelsero di non vederla.

Adolescente, in collegio, vede morire di improvvisa malattia il compagno di cui era innamorato. Per tutta la vita chiederà affetti senza trovarli; chiederà di essere accolto senza trovare accoglienza. (Varanini F., 2020, pag. 73-94)

Il giovane Alan già da bambino si appassiona alla matematica. Trova in questo, come Russell, la sua salvezza.
Pensa: non trovo affetti, comprensione, rispetto negli umani. Io stesso fatico a provare autostima. Deluso dagli ingannevoli linguaggi umani cerco certezze nel puro linguaggio della matematica. Poco più che ventenne, nel 1936, prende in mano nell'articolo
On computable numbers la questione lasciata aperta da Gödel. Turing, infatti, cita Gödel già nelle prime righe del suo articolo.

Hilbert voleva porsi fuori dal mondo, e di lì descrivere il mondo in modo esatto. È l'esponente esemplare di una generazione di scienziati. si illudeva di conoscere le regole in base al quale il mondo è costruito: gli Anni Trenta del secolo scorso sono non a caso gli anni in cui filosofia, matematica, scienza cercavano la Weltbild, visione d el mond o. La Wissenschaftliche Weltauffassung, la visione Scientifica del Mondo. La General Theory, la Teoria Generaleche tutto spiega.

Si voleva dominare i sistemi, conoscerli in ogni dettaglio, osservarli dall'esterno come oggetti di fredda indagine. Gödel dimostra che questo è impossibile.
Non c'è il Paradiso grandioso di Hilbert, dove il matematico è in grado di tutto de scrivere ed ordinare, osservando il mondo dall'esterno, dall'alto di un metodo privo di falle. Gödel, usando gli stessi strumenti sui quali Hilbert fondava il suo potere, ha minato le basi di questo delirio di onnipotenza.

Turing trova una risposta. Tanto geniale quando illusoria. Ma gravida di conseguenze.
Se la calcolabilità - la descrizione del mondo logico-formale, esatta e priva di equivoci - è inattingibile, la risposta sta nel definire un universo più ristretto, dove i problemi che la calcolabilità impone sono assenti per definizione. Turing, in fondo, non fa altro che rinverdire il sistema assiomatico di Hilbert aggiungendo alla sua lista un nuovo assioma: useremo d'ora in poi solo numeri computabili. Sostituiremo alla problematica
calcolabilità la rassicurante computabilità.

Turing ripristina così il sogno di Hilbert. Non c'è il Paradiso della Matematica, ma c'è il Paradiso della Computazione.

La semplice soluzione di Turing

Nella prima riga dell'articolo è già fornita la definizione: "The computable numbers may be described briefly as the real numbers whose expressions as a decimal are calculable by finite means". Calcolabili con mezzi finiti. Poche righe sotto Turing spiega meglio: "a number is computable if its decimal can be written down by a machine".

La macchina che Turing immagina è costituita essenzialmente da un programma - possiamo chiamarlo anche procedura o algoritmo. Questo programma elabora i dati, espressi in numeri computabili, che gli sono sottoposti.
Gli assiomi che Hilbert voleva credere veri in assoluto ora sono veri in pratica, perché si riducono a questo: sono le regole che il programmatore stesso scrive, dettando.

Quali sono i numeri computabili? Sono i numeri che la macchina è in grado di elaborare.
I numeri che la macchina non è in grado di trattare sono esclusi dalla scena. Inesistenti nel Paradiso della Computazione.

Nel Paradiso della Computazione

Ridefiniti i confini del mondo, si ricolloca in questo mondo depurato di complessità ogni ente. Si reimmagina in questo quadro l'essere umano, la natura stessa, l'universo.
Questo è il progetto che Turing definisce nel suo secondo articolo-chiave. Se il primo era scritto nel 1936, all'inizio della vita adulta, il secondo, scritto quattordici anni dopo, nel 1950, è scritto quando Turing è forse ancor più disperato che in gioventù. Ha trentotto anni. Quattro anni dopo si toglierà la vita.

Turing affida alla macchina, alla computer machine, le speranze che non coltiva per sé, e per l'umanità tutta. Spera che la macchina che ha immaginato prenda il posto dell'essere umano. O sia in fondo da guida all'essere umano.
Nell'articolo del 1950 Turing si pone una domanda: Possono le macchine pensare? E si risponde sì. Formula quindi un auspicio:
"We may hope that machines will eventually compete with men in all purely intellectual fields". (Turing A., 1950, p. 433-460)

Qui Turing formula una speranza esistenziale: deluso da sé stesso e dagli altri, tradito dagli umani, sceglie di fidarsi della macchina.
Ma il tutto si inquadra nel contesto della
computazione: una scena dove il perturbante, il difficile, il complesso, è escluso a priori. (Varanini F., 2016, pag. 97, 104)

Il computer umano ed il suo sostituto-macchina

Turing spiega molto bene dove va a cercare il nome che definisce il suo piccolo paradiso. Lo scrive nell'articolo del '36 e torna a dirlo nell'articolo del '50.
Computer, fino agli Anni Trenta del secolo scorso, significava in inglese contabile, computista. Turing è chiaro nel dire perché sceglie questa figura professionale come esemplare.

"L'idea alla base dei computer può essere spiegata dicendo che queste macchine sono destinate a svolgere qualsiasi operazione che potrebbe essere eseguita da un computer umano. Si suppone che il computer umano segua regole fisse; non ha la facoltà di discostarsene in alcun dettaglio. Si può

supporre che queste regole siano fornite in un libro, che viene modificato ogni volta che viene assegnato a un nuovo lavoro". (Turing A., 1950)
Il proporre un mondo assoggettato a regole, va di pari passo con l'immaginare un essere umano assoggettato a regole.

Ecco, dunque, una ulteriore precisazione del concetto di computazione: la macchina può sostituire l’uomo nel pensare e nel lavorare. Purché, precisa Turing, si accetti una precisa definizione del lavoro. “Il lavoro è eseguire ciò che sta scritto in un Book of Rules", in un Libro delle Regole. (Turing A., 1950)

Ecco, quindi, un'altra possibile definizione di computazione: è l'esecuzione di ciò che sta scritto in un libro delle Regole.

Due epistemologie: computazione vs. complessità

Si può dunque considerare l'approccio computazionale come esempio del più radicale riduzionismo. Ogni concetto e linguaggio è sottoposto alla traduzione in un altro linguaggio: il linguaggio che è compreso dalla computing machine. Ogni problema è riformulato in modo da poter essere trattato dalla computing machine. Ogni descrizione è fondata su un metodo che da Cartesio a Hilbert a Turing non cambia: si cerca di dar ragione del sistema considerandolo come scomponibile in sottosistemi. Si vede la gerarchia di sottosistemi, non la rete.

E si possono quindi osservare le differenze tra pensiero aperto alla complessità e pensiero computazionale.
Il pensiero aperto alla complessità non si pone confini, contempla una rete interminata di connessioni possibili, d i volt a in volt a speriment at e. I l pensiero comput azionale è invece predeterminato: prevede l'esistenza di un Libro delle Regole del retto pensare.

Il pensiero aperto alla complessità accetta in ogni suo passaggio, l'assenza di un quadro complessivo, di una descrizione sicura delle parti del tutto. Accetta l'ignoranza: Ignoramus et ignorabimus, ignoriamo e ignoreremo; c'è, e ci sarà in ogni istante ed in ogni contesto qualcosa di oscuro che ignoriamo, e che ignoreremo anche in futuro. Il pensiero computazionale, seguendo Turing, rifiuta a priori l'ignorabimus.

Il pensiero complesso è il pensiero dell'essere umano consapevole della propria imperfezione, e della propria appartenenza alla natura, alla vita, ovvero al sistema stesso che tenta di conoscere e descrivere. Il pensiero computazionale presume invece di raggiungere -sia pure dentro un quadro predefinito- la descrizione esaustiva del mondo. Il pensiero computazionale, anche, si fonda sull'idea di poter osservare il mondo dall'esterno, senza influenzarlo. Il pensiero computazionale, infine, è pensiero pensato da soggetti che si considerano creatori del mondo.

Il pensiero complesso si avventura nell'ignoto tracciando il cammino strada facendo. Il pensiero computazionale, al contrario, si muove lungo mappe già tracciate; esegue i passi di una procedura già scritta.

Oggi la cultura digitale ci parla, ci rende necessarie macchine in ogni fase della vita, ci propone luoghi dove abitare. Tutto questo: algoritmi, Intelligenza Artificiale, Mondi Virtuali, Metaversi, Gemelli Digitali- può essere bene inteso solo alla luce del passaggio che Turing ha imposto. Dalla faticosa accettazione della complessità alla sua sostituzione con la consolatoria computazione. Possiamo forse infine intendere la computazione come una specifica forma di rimozione: il tentativo di escludere, espellere dalla coscienza di ciò che ci turba e ci inquieta. Sostituendo ogni persona ed ogni cosa con un suo simulacro.

Bibliografia

Brouwer L.E.J., 1924. “Über die Bedeutung des Satzes vom ausgeschlossenen Dritten in der Mathematik, insbesondere in der Funktionentheorie”, Journal für die reine und angewandte Mathematik, 154, 1924, pp. 1-7 (lezione originale olandese agosto 1923); trad. inglese “On the significance of the principle of excluded middle in mathematics, especially in function theory”, 1923, With two Addenda and corrigenda, in Jean van Heijenoort (ed.), From Frege to Gödel: A Source Book in Mathematical Logic, 1879-1931, Harvard University Press, Cambridge, Ma., 1967..

Frege G., 1893. Grundgesetze der Arithmetik, Band I, Verlag Hermann Pohle, Jena.

Frege G., 1903. Grundgesetze der Arithmetik, Band II, Verlag Hermann Pohle, Jena.
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