mercoledì 19 gennaio 2011

Una possibile meta-lezione universitaria, ovvero Podcast e Webcast su iTune University

Il Corso di Laurea Interfacoltà in Informatica Umanistica dell'Università di Pisa ha generato un Laboratorio di Cultura Digitale. Il Laboratorio di Cultura digitale ha prodotto una serie di 'testi multimediali ed ipertestuali' relativi a insegnamenti del Corso stesso, e in genere dell'Università di Pisa. Questi 'testi', in virtù di un accordo con la Apple, sono disponibili come Webcast e Podcast su iTune University.
Uno dei primi 'testi', montato -a partire da miei materiali- dal ricercatore Alberto Dalla Rosa, è una mia 'lezione' sul tema del mio insegnamento 'Tecnologie dell'informazione e produzione di letteratura'.
Debbo necessariamente scrivere 'lezione' tra virgolette. Perché dobbiamo chiederci: cosa è davvero una lezione universitaria? E che senso ha oggi l'Università, luogo tra i tanti in una pluralità di media e di ambienti di apprendimento? Come si riconfigura il ruolo del 'docente' in un quadro che ci vede tutti knowledge worker?
Ecco dunque un piccolo esempio di narrazione non troppo accademica, che pone al centro degli interrogativi attorno ai quali ragiono in questo blog. Come si scrive e come si legge oggi? Come si produce letteratura?
Il titolo stesso di questo blog, Dieci chili di perle,emerge da un testo che una notte ho narrato a me stesso scrivendo con la voce. La 'lezione' è una rilettura di questa narrazione.
Di seguito trovate qualche traccia per riconnettere i materiali che trovate su iTune University con i provvisori percorsi di cui lascio traccia in questo blog.
Qui riporto brani di quello che ho chiamato 'Discorso notturno a me stesso'.
E qui racconto come è nato questo 'discorso', e accenno a come lo 'scrivere', oggi, con gli strumenti di cui disponiamo, vada ben oltre il 'vergare segni su un supporto cartaceo'.
Oggi allo 'scrivere con una penna' si affianca lo 'scrivere tramite una tastiera' (di macchina per scrivere), lo 'scrivere interagendo con un Personal Computer dotato di word processor', disconnesso, o connesso alla Rete, lo 'scrivere con la voce'.
La scrittura ci appare come manifestazione, formalizzazione del personale pensiero mediata da diverse tecnologie. Dunque dobbiamo chiederci a quali diversi risultati ci porta lo scrivere in diversi ambienti o contesti.
Con Bolter, possiamo insomma parlare di Writing Space. Mi pare però che Bolter apra una strada, ma ne percorra solo un breve tratto.
Dobbiamo in particolare guardare -ho in mente i ragionamenti di Maturana e Varela- di 'accoppiamento strutturale' tra uomo e Personal Computer aperto alla Rete.
E' importante ricordare che il Personal Computer non è una macchina con la quale si pretende di sostituire l'uomo, una macchina alla quale l'uomo è asservito, ma al contrario, è una protesi del nostro personale sistema mente-corpo, uno strumento, un utensile, che permette all'uomo di 'espandere l'area della propria coscienza', come voleva Licklider.
E ancora possiamo dire che questo modo 'allargato' di intendere la scrittura si fonda con quella interazione con strumenti e utensili di cui parla in modo illuminante Heidegger quando ci propone il concetto di Zuhandenheit.

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