sabato 25 febbraio 2012

La metafora del baule


La metafora del baule mi pare particolarmente adeguata. E’ una metafora tecnica, legata allo sviluppo dell’Information & Communication Technology. Ci parla di come sia limitante l’idea di Data Base. Il Data Base è una collezione organizzata di informazioni. Prima di iniziare a raccogliere le informazioni, si deve definire il modello, lo schema che prevede quali informazioni possono essere conservate, e dove ogni informazione è conservata. Per accedere all’informazione, si deve andare a cercarla proprio lì.
Non entro in dettagli, e chiedo anzi scusa agli specialisti per la rozzezza della descrizione che ho proposto. Ma il fatto rilevante è che oggi i trend più significativi dell’I&CT tendono a dare per scontata l’esistenza di Data Bases, e quindi a disinteressarsi di Data Bases.
Non importa l’architettura del Data Base, non importa in che forma le informazioni erano originariamente organizzate, non importa il luogo fisico dove risiedono le macchine, non importa su quale disco o altro supporto le informazioni sono memorizzate. Tramite strati di software sovrapposti ad altri stati di software, tramite software dedicati, tramite interfacce, tramite connessioni e reti, le informazioni sono in ogni caso accessibili e collegabili tra di loro.
Dunque alla metafora del Data Base –software che ci complicano la vita, e pongono vincoli alla possibilità di conservare e riutilizzare informazioni e conoscenze–, si sostituisce la semplice metafora del baule: informazioni, conoscenze, documenti, testi, tabelle di dati quantitativi, tutto può essere conservato senza problemi, in modo affastellato, sconnesso, confuso, incoerente, dispersivo. L’accumulazione disordinata non genera problemi. Quello che serve, quando serve, nella forma che serve, potrà comunque essere recuperato e fruito.
Elenco qui le definizioni più comuni di alcune delle aree tecnologiche che permettono di considerare superato il Data Base. 
Si sa che la formulazione dei concetti, nel mondo dell’Information & Communication Technology, passa attraverso formulazioni tecniche e acronimi che rendono ostica la comprensione ai non specialisti, e spesso anche agli stessi specialisti. Si tratta di sigle che sono state, o sono, diversamente attuali come comodo supporto alla vendita di servizi e di consulenza e di vere o false novità.  In realtà nascondo serissimi concetti che meriterebbero una riflessione filosofica. Ma mi limito qui a enumerarli alla rinfusa, come elenco aperto -non li colloco, appunto, in un Data Base-.
On line Analytical Processing (OLAP); Enterprise Application Interchange (EAI); Extracting, Transforming (o Transporting) and Loading (ETL); Middleware; Web services, Service Oriented Architechture (SOA); Semantic Web; Content Management System (CMS); Business Intelligence; Data Mining; Information Retrieval; Knowledge Discovery in Databases (KDD).
Qualcuno forse non vedrà sufficienti punti di contatto tra queste tecnologie: ma se accettiamo la metafora del baule tutto ci apparirà più chiaro: per avere a disposizione la conoscenza che serve, non c'è più bisogno di conservare su scaffali preordinati oggetti discreti, corrispondenti a un modello. 
Non buttate via nulla, conservate alla rinfusa tutto in un baule. Questo basta. Quando sarà il momento ci preoccuperemo di cosa estrarre, e come. 
Per questo non è più vero il vecchio adagio dei tecnici -"garbage in, garbage out"- che si giustificavano attribuendo alla scarsa qualità dei dati ogni responsabilità della cattiva risposta offerta alle aspettative degli utenti. 
Il computing appare sempre meno come ordinamento di dati entro entro un modello strutturato -il Data Base- e invece sempre di più come processo alchemico, capace di trasformare scorie e materiali spuri in oro. 


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