giovedì 24 ottobre 2019

Scrivere è cancellare


Una studentessa durante una lezione del mio corso di Tecnologie dell'informazione e produzione di letteratura mi ha detto: 'Ma allora, seguendo questo ragionamento, scrivere è cancellare'.
Una delle novità più significative dell'epoca digitale consiste nel modo con cui ogni persona costruisce conoscenza.
L'epoca della stampa era caratterizzata dalla scarsità. Scarse le conoscenze documentate attraverso la stampa. Scarsa l'accessibilità alle fonti. Limitato nel numero di coloro che possono accedervi.
L'epoca digitale è invece caratterizzata dalla sovrabbondanza, dalla ridondanza, dal rumore, dalla libertà d'accesso.
Nell'epoca pre-digitale il lavoro di conservazione della conoscenza è condizionato dalla pochezza di mezzi ed è faticoso. E' faticoso scrivere, disegnare. Nell'epoca digitale disponiamo, senza bisogno di nessuno specifico lavoro, tracce di qualsiasi cosa accada: ogni parola detta può essere registrata e quindi anche facilmente trasformata in scrittura. Ogni evento può essere fotografato o filmato.
Nelle epoche pre-digitali esisteva una netta differenza di ruoli sociali tra scrittore e lettore – e possiamo facilmente proporre un'analogia: la distanza tra scrittore e lettore è la distanza tra docente e discente.
Nell'epoca digitale esiste in partenza per ogni cittadino la possibilità di essere al contempo lettore e scrittore.
Nell'epoca pre-digitale la pubblicazione esigeva un processo tecnico complesso e costoso. Nell'epoca digitale la pubblicazione consiste in una operazione semplicissima alla portata di ogni cittadino. Possiamo infatti considerare pubblicato ogni testo che abbiamo salvato sul disco del nostro personal computer o smartphone.

Possiamo insomma dire che in epoca digitale ci troviamo di fronte ad un enorme, sconfinato testo già scritto. Tutto è già scritto. Conoscere significa focalizzarsi su ciò che serve in questo momento, concentrarsi su una zona, su alcuni nodi dello sconfinato testo. Cioè conoscere significa cancellare mentalmente ciò che non serve in questo momento.

Da ciò deriva una netta discontinuità nella competenza chiave necessaria per costruire conoscenza.
Nelle epoche pre-digitali la competenza consisteva nel trarre il massimo profitto dalle poche fonti a cui si riesce ad avere accesso.
Nell'epoca digitale la competenza consiste nel non soccombere alla sovrabbondanza, ovvero nel saper selezionare, nel saper scegliere, nel saper attribuire autorevolezza scegliendo tra fonti simili. Saper scegliere in modo differente in considerazione di di diverse esigenze. Saper scommettere, tentando un'interpretazione personale.
E' compito della formazione della scuola, dell'università e della formazione degli adulti cogliere l'importanza di questa discontinuità. Oggi serve insegnare a scegliere da soli, assumendosene la responsabilità.

Nota. Ho trattato lo stesso argomento -in modo meno sintetico, più analogico e letterario, e forse anche più efficace- in questo post di dieci anni fa.

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