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giovedì 19 luglio 2012

Tecnologie dell'informazione e produzione di letteratura 2012-2013


Questo è il programma del corso che tengo nel primo semestre (settembre-dicembre) dell'anno accademico 2012-2013.

Titolo: Tecnologie dell'Informazione e Produzione di Letteratura
Corso di studi interfacoltà: Informatica Umanistica (laurea magistrale)

Argomento:
Il corso proporrà una riflessione a proposito di come la codifica digitale della conoscenza, e la disponibilità di nuovi strumenti -di cui il word processor e il motore di ricerca sono casi esemplari-
ci impongono di ripensare ciò che chiamiamo ‘letteratura’.
La ‘letteratura’, evolutasi tra oralità e scrittura, giunta a noi sotto forma di libro, appare ora, di fronte a nuove tecnologie, in luce differente.
E’ possibile interrogarsi sulle possibili evoluzioni, nel nuovo contesto, di figure consolidate: autore, interprete, editore, lettore.
Non si guarderà però alla situazione presente e imminente con l’intento di cogliere punti di rottura e discontinuità. Né si considererà il World Wide Web come mondo separato, nel quale emerge una specifica ‘letteratura’. Si cercheranno invece di cogliere gli elementi di continuità, guardando a come libera espressione dell’autore, tradizione letteraria, critica letteraria e attenzione filologica manifestano nel nuovo contesto.

Alcuni dei temi oggetto di riflessione:
- Strumenti e spazi di libertà per l’autore, individuale e collettivo
- Come intendere la letteratura oggi, ovvero il Web come metafora
- Per una nuova definizione del ‘testo canonico’
- Verso una filologia digitale: approcci e strumenti
- L’e-book come incunabolo
- Testo vs. Libro. Il futuro del libro come forma e come oggetto
- Una ipotesi a proposito del recente successo dei ‘libri gialli’

Esercitazioni:
Come le arterie di un ragno divino: un progetto di scrittura collaborativa multimediale. Sono invitati a partecipare sia i frequentanti sia i non frequentanti (oltre ad altri studenti interessati al progetto). Tramite appositi tag resterà evidenza del contributo di ognuno. Punto di partenza dell’esercitazione è il capitolo “Come le arterie di un ragno divino”, compreso in: Francesco Varanini, Viaggio letterario in America Latina, Marsilio, Venezia, 1998. (Il testo è almeno parzialmente leggibile tramite Google Book. Per il testo di partenza, la piattaforma di lavoro e lo sviluppo dell’esercitazione rivolgersi via e-mail al docente).

'Decostruzione' tramite strumenti informatici di un romanzo a scelta. Si chiede allo studente di agire con libertà e con atteggiamento creativo, allo scopo di progettare la trasformazione di un romanzo -nato per essere fruito tramite supporto cartaceo- in un ‘oggetto di conoscenza’ basato su codifica digitale. Si chiede di operare utilizzando algortimi, o linguaggi di programmazione, o linguaggi di marcatura, o tool, insomma strumenti che fanno parte del bagaglio dell’informatico-umanista. Si chiede un progetto chiaro nello scopo, e preciso per quanto riguarda gli strumenti adottati. Non importa se lo sviluppo sarà parziale e non completo.

Letture obbligatorie:
Witold Gombrowicz, Ferdydurke, Ròj, Varsavia, 1937 (ma con data 1938). Con lo stesso titolo, in spagnolo: Argos, Buenos Aires, 1947; in francese: Julliard, Paris, 1958; e in italiano Einaudi, Torino, 1961 (trad. incompleta, basata sulla trad. francese, a sua volta originata dall’ed. in spagnolo). Le diverse modifiche che differenziano l’ed. spagnola da quella del ’37 sono mantenute dall’autore nell’ed. polacca del 1969 (Instytut Literacki, Paris), da cui la trad. it. di Vera Verdiani: Ferdydurke, Feltrinelli, Milano, 1993.
Si chiede una lettura personale ed un commento, meglio se se sotto forma di scheda scritta, badando in particolare ai seguenti aspetti:
Relazione professori-studenti
Il problema della forma
Cosa è moderno
La fortuna di un romanzo
La fruizione del romanzo tramite traduzioni

- Francesco Varanini, Lezione digitale di Tecnologie dell’Informazione e produzione di letteratura, accessibile (sotto forma di testo scritto, narrazione orale, presentazione sintetica) presso iTune University. http://itunes.apple.com/it/podcast/rielaborazione-del-discorso/id400492966?i=88483620
- Francesco Varanini, “Un certo tipo di letteratura”: http://www.scribd.com/doc/24567746/Francesco-Varanini-Un-certo-tipo-di-letteratura
- Francesco Varanini, “La restituzione poetica”: http://www.scribd.com/doc/18237293/Francesco-Varanini-La-Restituzione-Poetica-o-il-Ricercatore-Debole
- Francesco Varanini, “Il romanzo come baule: http://www.scribd.com/doc/24624819/Francesco-Varanini-Romanzo-Come-Baule-Or-novel-without-bookishness
- Francesco Varanini “Nebrija: L'impero della lingua o la lingua dell'impero”: http://www.scribd.com/doc/24848495/Francesco-Varanini-Elio-Antonio-de-Nebrija-L-Impero-della-Lingua-o-la-lingua-dell-Impero
- Francesco Varanini, “Permanentemente registrare, in vista di giorni migliori. Ovvero la conoscenza come divinazione e preghiera”, http://www.scribd.com/doc/100496616/Francesco-Varanini-Permanentemente-registrare-in-vista-di-giorni-migliori-Ovvero-la-conoscenza-come-divinazione-e-preghiera

Bibliografia di approfondimento:
- Ivan Illich, In the Vineyard of the Text : A Commentary to Hugh's Didascalicon, University of Chicago Press, 1993; trad. it. Nella vigna del testo, Cortina, 1994.
-Jay David Bolter, Writing Space. The computer, Hypertext and The History of Writing, Lawrence Erlbaum Associates, Hillsdale (N.J.), 1991, trad. it. Lo spazio dello scrivere. Computer, ipertesti e storia della scrittura, Vita e Pensiero, Milano, 1993. (Evitare possibilmente la seconda edizione, sia in inglese che in italiano; è peggiorativa).
- George P. Landow, Hypertext 2.0., Johns Hopkins University Press, Baltimore, 1997; trad. it. L' ipertesto. Nuove tecnologie e critica letteraria, Bruno Mondadori, Milano, 1998.
- Ted H., Nelson, Literary Machines, Swarthmore (Pa), 1981 (pubblicato in proprio). Trad. it. dell'ed. 1990: Literary Machines 90.1, Muzzio, Padova, 1992.
- J. C. R Licklider, Libraries of the future, The MIT Press Cambridge, MA 1965, reperibile su Internet Archive: http://archive.org/details/librariesoffutur00lickuoft

venerdì 23 ottobre 2009

Tecnologie dell'informazione e produzione di letteratura 2008-2009

Così come ho pubblicato in questo blog il programma del corso di Organizzazione di conoscenze e di attività, pubblico il programma del corso che ho tenuto gli anni scorsi nel secondo semestre.
Il programma dell'anno accademico 2009-2010 lo trovate qui.

Titolo: Tecnologie dell'informazione e produzione di letteratura
Corso di laurea Interfacoltà in Informatica Umanistica
Università di Pisa

Docente Francesco Varanini

Argomento:
Il corso propone un ripensamento del romanzo alla luce della digitalizzazione dell’informazione, e quindi di possibili scritture, interpretazioni e letture caratterizzate da interattività, multimedialità, ipertestualità
Il romanzo si colloca oggi nel quadro della transliteracy (“the ability to read, write and interact across a range of platforms, tools and media from signing and orality through handwriting, print, TV, radio and film, to digital social networks”: Joseph, Laccetti, Mason, Mills, Perril, Pullinger, Thomas, “Transliteracy: Crossing Divides”, First Monday, Volume 12 Number 12 - 3 December 2007).
Il romanzo, oggi, si trova a ridefinire il proprio spazio e il proprio ruolo in un contesto che vede presenti altre forme di narrazione -oralità, teatro, cinema, televisione, web- ognuna legata ad una propria storia tecnologica.
Le tecnologie, in anni recenti, hanno subito un processo di convergenza: da una specifica modalità di produzione, si è passati ad un processo comune caratterizzato, quale che sia la forma di narrazione, dall'uso di un'unica 'piattaforma', fondata sulla digitalizzazione delle informazioni.
La produzione di narrazione, prima fondata su specifiche competenze, ognuna legata alla singola 'arte', si è trasformata, fino a fondarsi su una trasversale competenza, basata sull'analisi e sul trattamento dei dati tramite strumenti informatici.
Parallelamente, convergono e si ridefiniscono i ruoli di autore, intrprete e lettore. E si pone il tema di come il romanzo, non più necessariamente chiuso nella 'forma libro', appare come 'opera aperta', che emerge diversa da caso a caso, da momento a momento.
Nel corso:
- si approfondirà il tema da un punto di vista teorico,
- si esamineranno gli aspetti chiave della nuova competenza trasversale,
- si esamineranno casi esemplari di romanzi che prefigurano il superamento della 'forma libro', e l'avvicinamento a forme ipertestuali, interattive, multimediali.
Si lavorerà in particolare attorno a Cervantes, Don Chisciotte.

Esercitazione
Consiste nella stesura (e se possibile nello sviluppo) di un progetto teso a liberare un romanzo dalla forma del libro, utilizzando tecnologie informatiche.
Ad esempio: ripresentazione del romanzo sotto forma di ipertesto; modellizzazione del testo in un data base offerto alla consultazione del lettore; indicizzazione del testo allo scopo di renderlo fruibile tramite motore di ricerca; ecc.
Si propone di lavorare su uno dei romanzi sotto indicati. Lo studente può però scegliere di lavorare su un qualsiasi altro romanzo.

Testi:

Romanzi:

- Miguel de CERVANTES, El Ingenioso Hidalgo de Don Quijote de la Mancha, 1605 (prima parte), 1615 (seconda parte). In spagnolo: a cura di John Jay Allen, Cátedra. Tra le varie edizioni italiane si consiglia: Oscar Mondadori (trad. di Ferdinando Carlesi, cura di Cesare Segre e Donatella Pini Moro); Grandi Libri Garzanti ( trad. di Letizia Falzone, a cura di Dario Puccini); BUR Rizzoli (tra. di Alfredo Giannini); Einaudi (trad. di Vittorio Bodini); Frassinelli (trad. di Vincenzo La Gioia).
Full text on line:
http://digital.library.upenn.edu/webbin/gutbook/lookup?num=996
http://www.fullbooks.com/Don-Quijote.html
http://www.spanisharts.com/books/quijote/elquijote.htm
http://www.el-mundo.es/quijote/
- Philip K. DICK, The Man In The High Castle, 1962, trad. it L’uomo nell'alto castello, Fanucci.
- Vladimir NABOKOV, Pale Fire, 1962; trad. it Fuoco pallido, Adelphi.
- Julio CORTÁZAR, Rayuela, Sudamericana, Buenos Aires, 1963; trad. it. Il gioco del mondo, Einaudi.
- Alberto ARBASINO, La bella di Lodi, 1972; ora Adelphi.
- Georges PEREC, La vie mode d'emploi, 1978; trad. it. La vita, istruzioni per l’uso, Rizzoli.

Saggi:
- Ivan ILLICH, In the Vineyard of the Text : A Commentary to Hugh's Didascalicon, University of Chicago Press, 1993; trad. it. Nella vigna del testo, Cortina, 1994.
In aggiunta (per non frequentanti almeno un testo a scelta tra):
-Jay David BOLTER, Writing Space. The computer, Hypertext and The History of Writing, Lawrence Erlbaum Associates, Hillsdale (N.J.), 1991, trad. it. Lo spazio dello scrivere. Computer, ipertesti e storia della scrittura, Vita e Pensiero, Milano, 1993. (Evitare possibilmente la seconda edizione, sia in inglese che in italiano; è peggiorativa).
- George P. LANDOW, Hypertext 2.0., Johns Hopkins University Press, Baltimore, 1997; trad. it. L' ipertesto. Nuove tecnologie e critica letteraria, Bruno Mondadori, Milano, 1998.
- Ted H., NELSON, Literary Machines, Swarthmore (Pa), 1981 (pubblicato in proprio). Trad. it. dell'ed. 1990: Literary Machines 90.1, Muzzio, Padova, 1992.
- Lev MANOVICH, The Language of New Media, Massachusetts Institute of Technology, 2001; trad. it. Il linguaggio dei nuovi media, Olivares, Milano, 2002.
THOMAS, JOSEPH, LACCETTI, MASON, MILLS, PERRIL, PULLINGER, “Transliteracy: Crossing Divides”, First Monday, Volume 12 Number 12 - 3 December 2007

Note: Gli studenti, sia frequentanti che non frequentanti, sono invitati a inviare una e-mail al docente. Saranno periodicamente forniti materiali didattici inerenti all'insegnamento.

lunedì 29 luglio 2013

Tecnologie dell'informazione e produzione di letteratura 2013-2014


Questo è il programma del mio insegnamento nel secondo semestre dell'anno accademico 2013-2014, presso il Corso di Laurea Interfacoltà in Informatica Umanistica, Laurea Magistrale, Università di Pisa.

Titolo: Tecnologie dell'informazione e produzione di letteratura
Docente: Francesco Varanini

Argomento:
Intendiamo comunemente la letteratura come insieme insieme di opere scritte, composte di segni alfabetici, pervenute a noi tramite la stampa.
La codifica digitale -che consente di conservare nella stessa maniera, e di connettere infinite possibili reti, ‘oggetti di conoscenza’ suoni, immagini, segni alfabetici- e le modalità di pubblicazione rese possibili dal World Wide Web, ci impongono un ripensamento.
Segni già presenti ci permettono di immaginare la letteratura del futuro.
Così come può essere ripensata la letteratura, può essere ripensato il lavoro condotto attorno al testo da diversi attori: autore, individuale o collettivo; editore; interprete; lettore.
La parte generale del corso riguarderà il concetto di letteratura.
La parte monografica riguarderà l’opera di James Joyce Finnegans Wake.

Testi di studio

Un testo per ripensare le storia della cultura legata al libro
Ivan Illich, In the Vineyard of the Text : A Commentary to Hugh's Didascalicon, University of Chicago Press, 1993; trad. it. Nella vigna del testo, Cortina, 1994.

Due testi attraverso i quali immaginare il futuro
- Ted H., Nelson, Literary Machines, Swarthmore (Pa), 1981 (pubblicato in proprio). Trad. it. dell'ed. 1990: Literary Machines 90.1, Muzzio, Padova, 1992.
- J. C. R Licklider, Libraries of the future, The MIT Press Cambridge, MA 1965

Altri stimoli per immaginare la letteratura avvenire
- J. Yellowleses, The End of Books - Or Books without End?, The University of Michigan Press, Ann Arbor, 2000 http://www.press.umich.edu/pdf/0472111140.pdf
- Nathan Brown, “The Function of Digital Poetry at the Present time”, Electronic Literature. - New Horizons for the Literary, 2008, http://newhorizons.eliterature.org/essay.php@id=11.html
- N. Katherine Hayles (UCLA), Electronic Literature: What is it?, v1.0, January 2, 2007, The Electronic Literature Organization http://eliterature.org/pad/elp.html
- Steven Johnson , “Why No One Clicked on the Great Hypertext Story”, Wired Magazine, April 16, 2013 6:30 am http://www.wired.com/magazine/2013/04/hypertext/
- Paul Lafarge, “Why the book’s future never happened”, Salon, Tuesday,
- Richard Scott Bakker, “The Future of Literature in the Age of Information”, Three Pound Brain, (2011) http://rsbakker.wordpress.com/essay-archive/the-future-of-literature-in-the-age-of-information/

Testi di Francesco Varanini
- Lezione digitale di Tecnologie dell’Informazione e produzione di letteratura, accessibile (sotto forma di testo scritto, narrazione orale, presentazione sintetica) presso iTune University. https://itunes.apple.com/it/podcast/rielaborazione-del-discorso/id400492966?i=88483620

- Nebrija: L'impero della lingua o la lingua dell'impero,
- Permanentemente registrare, in vista di giorni migliori. Ovvero la conoscenza come divinazione e preghiera, http://www.scribd.com/doc/100496616/Francesco-Varanini-Permanentemente-registrare-in-vista-di-giorni-migliori-Ovvero-la-conoscenza-come-divinazione-e-preghiera
- Inoltre, i testi apparsi sul blog Dieci chili di perle, http://diecichilidiperle.blogspot.it/, in particolare i testi con le etichette: ‘come si scrive’, ‘cosa è il Web’, ‘cosa è la letteratura’, ‘editoria’, ‘romanzo come baule’.

Finnegans Wake
James Joyce, Finnegans Wake, Faber & Faber, London, 1939, New York: The Viking Press, 1939.

Versioni digitali
- eBook The University of Adelaide
- Finnegans Web - Trent University
The complete text of Finnegans Wake, along with a search engine

Avvicinamenti al testo
- Finnegans Web & Wiki
A wiki-based Study Guide to Finnegans Wake
- Glosses of Finnegans Wake
- Finnegans Wake Extensible Elucidation Treasury
- Concordance of Finnegans Wake, compiled by Eric Rosenbloom

Siti contenenti altre fonti Web a proposito di Finnegans Wake
- Wake Links- Web sites, useful and pleasurable, for readers of Finnegans Wake
- Links to Other Finnegans Wake and Joyce Sites
- Online Literary Criticism Collection. Sites about Finnegans Wake

Avvicinamenti ad una ‘lettura digitale’ di Finnegans Wake
- Matt Collette, “Digital tools help uncover memes in literature”, news [at] Norteastern, April 26, 2013 http://www.northeastern.edu/news/2013/04/finnegans-wake-memes/
- Robert Guffey, “The Twelfth Thunder: Beyond the Digital Environment of Finnegans Wake”, Paranoia. The Conspiracy Reader, January 25, 2013,

Un esempio di ri-lettura di Finnegans Wake
Dhau (Pietro Luca Congedo, apparato percussivo, elettrofonie; Luca Barbieri, registri vocali), James Joyce, Anna Livia Plurabella. Notturno, Frammenti elettrofonici di Finnegans Wake
Vedi anche: James Joyce, Anna Livia Plurabella - Modulatore di stati - RTSI - TVcult

Esercitazione
Prendendo ad esempio il lavoro svolto da Dhau, stendere un progetto -e dei limiti del possibile implementarlo- relativo ad un ‘uso’ di Finnegans Wake reso possibile dalla codifica digitale.

sabato 27 febbraio 2010

Tecnologie dell'Informazione e produzione di letteratura 2009-2010

Così come ho pubblicato in questo blog il programma del corso di Organizzazione di conoscenze e di attività, pubblico il programma di questo corso. Perché il tema è vicinissimo agli argomenti toccati in questo blog, e perché il ragionare con gli studenti a proposito di questi temi è un momento fondamentale nella costruzione del mio punto di vista.

Titolo: Tecnologie dell'informazione e produzione di letteratura
Corso di studi: Laurea triennale Interfacoltà in Informatica Umanistica
Università di Pisa
Docente Francesco Varanini

Anno Accademico 2009-2010. (Il programma degli anni precendenti lo trovate qui).

Argomento
In virtù dell'uso di strumenti informatici cambiano la modalità della comunicazione e dell'interazione sociale: telefonia cellulare su base digitale, sms, networking, istant messanging ecc.
Cambia anche il modo di lavorare: il personal computer, o il terminale connesso al server sono il tramite al quale svolgiamo ogni attività.
Ma cambia anche il modo di produrre testi letterari ed il modo di fruirne.
Personal computer, piattaforme web 2.0, word processor, motori di ricerca, e book, editoria on demand, portano con sé un nuovo modo di scrivere e di leggere. Scrivere con un word processor, una tastiera ed un mouse, è operazione ben diversa dal vergare segni su un foglio tramite una penna. Leggere un testo sotto forma di libro, tramite e book, tramite schermo di computer, è operazione diversa.
Siamo dunque di fronte ad un cambiamento che ci porta a guardare oltre il tradizionale modo di 'produrre letteratura'.
Ciò che chiamiamo 'letteratura' ci appare, nel nuovo contesto, in una luce diversa. L'oggetto simbolico al quale è tradizionalmente legata la produzione di letteratura -il libro-, se certo ha ancora un futuro, tende a perdere la sua indiscussa centralità.
Cambia il ruolo dell'autore, dell'interprete e del lettore.
Possiamo dunque chiederci: come si scriveranno e come si leggeranno opere letterarie in un prossimo futuro? Come si farà critica letteraria?
Nel ragionare attorno a questi interrogativi, si lavorerà in particolare su quel testo che ci siamo abituati a chiamare 'romanzo'.

Testi
Il programma prevede lo studio di:
Ivan Illich, In the Vineyard of the Text. A Commentary to Hugh’s Didascalicon. Les Editions du Cerf, Paris, 1991, trad it. Nella vigna del testo. Per una etologia della lettura, Milano, Raffaello Cortina Editore 1994.
Francesco Varanini, “Un certo tipo di letteratura”
Francesco Varanini, “La restituzione poetica”
Francesco Varanini, “Il romanzo come baule”
Francesco Varanini “Nebrija: L'impero della lingua o la lingua dell'impero”
Francesco Varanini,"L'anonimo cantore"

Esercitazione
Il programma prevede inoltre la lettura di uno o più dei seguenti romanzi (o di altri testi narrativi concordati con il docente).
Letto il romanzo lo studente -mettendo in gioco le proprie competenze informatiche- dovrà stendere, e nei limiti del possibile sviluppare progetto teso a liberare un romanzo dalla forma del libro.
Ad esempio: ripresentazione del romanzo sotto forma di ipertesto; modellizzazione del testo in un data base offerto alla consultazione del lettore; indicizzazione del testo allo scopo di renderlo fruibile tramite motore di ricerca; costruzione di un ipertesto; costruzione di un testo multimediale.

Witold Gombrowicz, Ferdydurke, Ròj, Varsavia, 1937 (ma con data 1938). Con lo stesso titolo, in spagnolo: Argos, Buenos Aires, 1947; in francese: Julliard, Paris, 1958; e in italiano Einaudi, Torino, 1961 (trad. incompleta, basata sulla trad. francese, a sua volta originata dall’ed. in spagnolo). Le diverse modifiche che differenziano l’ed. spagnola da quella del ’37 sono mantenute dall’autore nell’ed. polacca del 1969 (Instytut Literacki, Paris), da cui la trad. it. di Vera Verdiani: Ferdydurke, Feltrinelli, Milano, 1993.

Alberto Arbasino, Fratelli d'Italia. Prima edizione, Feltrinelli, 1963. pp. 532; Seconda edizione Einaudi, 1976. pp. 663. Terza edizione Adelphi, 1990. pp. 1130.

Julio Cortázar, Rayeula, Sudamericana, Buenos Aires, 1963. Traduzioni: Il gioco del mondo, Einaudi, Torino, 1969; Marelle, Gallimard, Paris, 1966; Hopscotch, Pantheon Books, New York, 1966; Rayeula. Himmel und Hölle, Suhrkamp, 1981; O Jógo da Amarelinha, Rio de Janeiro, Civilização Brasileira, 1970.

Guillermo Cabrera Infante, Tres tristes tigres, Seix Barral, Barcelona 1967; trad. it. Tre tristi tigri, Il Saggiatore, Milano 1976.

Philip K. Dick, Ubik, Doubleday, New York, 1969; trad. it. Ubik, mio signore, La Tribuna, Piacenza 1972, poi Ubik, Fanucci, Roma1989 e 1995.

Raymond Carver, “A Small Good Thing”, racconto di 25 pagine, esce in Prize Stories 1983: The O.Henry Awards, Doubleday, New York, 1983. Carver aveva vinto il primo premio in quel concorso. Il racconto esce poi in Raymond Carver, Cathedral: Stories, Random House, New York, 1984. Successivamente, è riproposto in Raymond Carver, Where I’m Calling From: Selected Stories, Random House, New York, 1988.
In italiano si trova in tre diverse versioni, lievemente diverse: Cattedrale, Oscar Mondadori; Da dove sto chiamando, Minimum Fax, Roma,1999; Principianti, Einaudi, Torino, 2009.

Thomas Pynchon, Gravity Rainbow, Viking Press, New York, 1973, trad. it. L'arcobaleno della gravità, Rizzoli, Milano, 1999.

Georges Perec, La Vie mode d'emploi, Gallimard, Paris, 1978; trad it. La vita, istruzioni per l'uso, Milano, Rizzoli, 1984.

Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore, Einaudi, Torino, 1979.

Aldo Busi, Vita standard di un venditore provvisorio di collant, Mondadori, Milano 1985. Seconda edizione riveduta, Oscar Mondadori 1991. Terza edizione (“iniziato nel 1979, pubblicato nel 1985, revisionato dal 1991 al 1996, totalmente riscritto nel 2001, con episodi inediti e un nuovo finale”, Oscar Mondadori 2002). Quarta edizione riveduta 2009.

Nota
Gli studenti, sia frequentanti che non frequentanti, sono invitati a inviare una e-mail al docente. Saranno periodicamente forniti materiali didattici inerenti all'insegnamento.

mercoledì 19 gennaio 2011

Una possibile meta-lezione universitaria, ovvero Podcast e Webcast su iTune University

Il Corso di Laurea Interfacoltà in Informatica Umanistica dell'Università di Pisa ha generato un Laboratorio di Cultura Digitale. Il Laboratorio di Cultura digitale ha prodotto una serie di 'testi multimediali ed ipertestuali' relativi a insegnamenti del Corso stesso, e in genere dell'Università di Pisa. Questi 'testi', in virtù di un accordo con la Apple, sono disponibili come Webcast e Podcast su iTune University.
Uno dei primi 'testi', montato -a partire da miei materiali- dal ricercatore Alberto Dalla Rosa, è una mia 'lezione' sul tema del mio insegnamento 'Tecnologie dell'informazione e produzione di letteratura'.
Debbo necessariamente scrivere 'lezione' tra virgolette. Perché dobbiamo chiederci: cosa è davvero una lezione universitaria? E che senso ha oggi l'Università, luogo tra i tanti in una pluralità di media e di ambienti di apprendimento? Come si riconfigura il ruolo del 'docente' in un quadro che ci vede tutti knowledge worker?
Ecco dunque un piccolo esempio di narrazione non troppo accademica, che pone al centro degli interrogativi attorno ai quali ragiono in questo blog. Come si scrive e come si legge oggi? Come si produce letteratura?
Una notte ho narrato a me stesso scrivendo con la voce...Qui riporto brani di quello che ho chiamato 'Discorso notturno a me stesso'. E qui racconto come è nato questo 'discorso'. E anche da dove viene in titolo di questo blog: Dieci chili di perle.
Lo 'scrivere', oggi, con gli strumenti di cui disponiamo, vada ben oltre il 'vergare segni su un supporto cartaceo'.
Oggi allo 'scrivere con una penna', vergando segni su un supporto  che chiamiamo 'foglio, si affianca lo scrivere interagendo con un Personal Computer dotato di word processor tramite una tastiera; e affianca anche lo 'scrivere con la voce'.
La scrittura così, quale sia il mezzo usato, ci appare come manifestazione, formalizzazione del personale pensiero mediata da diverse tecnologie. Dunque dobbiamo chiederci a quali diversi risultati ci porta lo scrivere in diversi ambienti e contesti tecnologici.
E' importante ricordare che il Personal Computer non è una macchina con la quale si pretende di sostituire l'uomo, una macchina alla quale l'uomo è asservito, ma al contrario, è una protesi del nostro personale sistema mente-corpo, uno strumento, un utensile, che permette all'uomo di 'espandere l'area della propria coscienza', come voleva Licklider.
E ancora possiamo dire che questo modo 'allargato' di intendere la scrittura si fonda con quella interazione con strumenti e utensili di cui parla in modo illuminante Heidegger quando ci propone il concetto di Zuhandenheit.

martedì 29 novembre 2011

Dal concetto di 'dato' all'editoria del futuro

Presso il Corso di Laurea Interfacoltà in Informatica Umanistica dell'Università di Pisa (dove insegno), nell'ambito dei Seminari di cultura digitale, il 23 novembre 2011 ho parlato su questo tema: Dal concetto di dato all'editoria del futuro.
Il seminario è oralità condivisa, conta quello che si dice. Quando parlo, evito di leggere, ed evito anche -salvo eccezioni- l'uso di Power Point. Comunque, è interessante conservare i materiali di preparazione. Li espongo qui di seguito.
Abstract
Guadando in avanti, non possiamo limitarci a ragionare di app e di e-book.
Il concetto informatico di dato -in estrema sintesi: ‘rappresentazione finita di informazioni’-, letto in chiave filosofica, apre la strada a un ragionamento sull’edizione, sull’autore e sulla pubblicazione. Per questa via si arriva a ripensare -in ambito critico-letterario- il modo intendere il testo e l’edizione. E a prospettare l’evoluzione futura della complessiva industria editoriale.

Traccia
Informatica Umanistica/Umanesimo Informatico
Il dato in Informatica
La cosa di Kant e il dato come metafisica
Intrinseca ambiguità del dato: littera data, carta fecha
Informatica transazionale come editoria, editoria come informatica transazionale
Cosa cambia con il Personal Computer e il Web
Colpi di coda: App, E-book, iPad, Facebook
Guardare avanti

Percorso
Cerchiamo di fare un ragionamento informatico-umanistico; ma anche umanistico-informatico. Non una disciplina al servizio dell'altra, ma guardare un ambito con l'epistemologia connessa all'altro ambito. Il significato informatico di 'codice' ci invita a ripensare il testo letterario. La competenza narrativa di umanisti ci spinge a criticare il riduzionismo e il determinismo che reggono i sistemi informativi strutturati. Propongo un terreno di riflessione dove i due ambiti siano compenetrati, lascio quindi fuori atteggiamenti del tipo: ‘il libro cartaceo non scomparirà mai’, ‘la letteratura è una cosa, la scrittura sul web un’altra’. Mi pongo invece la domanda: come il computing cambia la letteratura, cosa la letteratura ha da insegnare al computing.

La produzione di conoscenza non è mai disgiunta dalla tecnologia.
L’uomo produce conoscenza, produce letteratura in accoppiamento strutturale con macchine-utensili. Il computing ci propone sia tecnologie per produzione -word processor-, sia tecnologie per la pubblicazione -dal ‘salvataggio’ del testo sul proprio computer alla pubblicazione sul Web.

Il computing ci propone il concetto di dato come ‘rappresentazioni finita di informazioni’ e quindi come ‘unità minima fruibile’.
Il dato è un costrutto metafisico. La riflessione kantiana attorno all'inafferrabilità della cosa porta a concepire il dato.
Si cerca deterministicamente e riduzionisticamente un 'punto fermo'.
Si ritiene necessario subordinare l'esperienza a un modello, a un'idea. Il 'dato' è il simbolo di questa pretesa certezza, verità apodittica.
Fare riferimento ai dati è fare riferimento a qualcosa di fondato, stabilito con certezza. Qualcosa di formalizzato, matematizzato, calcolato e calcolabile. Il progetto deterministico e riduzionista di Hilbert, e poi su questa base il lavoro di Gödel, Turing, Alonzo Church, von Neumann, portano a far riferimento al dato.
Ma il dato, radice do, parla di dare e ricevere, scambio, transazione.
C’è un paradosso: consideriamo il dato esistenti prima della transazione, e quindi sottoposto a transazione, ma il dato invece è in sé transazione, non esiste prima della transazione.
Littera data, consegnata al vettore.
In teoria della comunicazione e in computing-informatica: parliamo di informazione, trattiamo la conoscenza trascurando la sua produzione, e guardando a come viaggia sul canale, cioè la prendiamo in carico nel momento in cui è littera data.
La ricerca filosofica attorno alla cosa trova (una) conclusione nella nozione informatica di dato.
Ma la stessa parola 'cosa' rimanda a un giudizio 'dato', convenzionale e legato a un accordo: la 'cosa', causa, in una versione latina è decisa da un giudice, in una versione tedesca , Ding e thing, è decisa da una assemblea. Non è mai 'data' una volta per tutte.
Il dato si fonda sempre su una convenzione. Il dato è certo solo se non ho preso in considerazione altri possibili dati.

Guardiamo ora al mondo dell’editoria. Edere è ‘dare fuori’, rendere pubblico. Non è consegnare al messaggero.

Lì dove avviene la transazione nasce il ruolo dell'interprete, dell'editore, del traduttore, del censore
Il computer mainframe resta dalla parte del broadcasting, gatekeeping
Il personal computer ed il web mettono in discussione ogni mediatore, ci ricolloca nella situazione originaria del momento, processo di produzione
Come il dato, il testo canonico è un tentativo di rispondere all’inafferrabilità del testo.
Così come si rappresenta la cosa nel dato, si ritiene che il testo esista solo se è canonizzato.
Come il dato è validato se è conforme al modello, così il testo viene canonizzato. Il dato è validato se passa al vaglio della transazione, il testo analogamente è vagliato da editori, editor, interpreti.
Possiamo stabilire un parallelismo tra computabilità e leggibilità.

Ma nel mondo del personal computer e del web la transazione non è più il momento centrale, l'autore pubblica da sé.
Il momento centrale è l'accoppiamento strutturale uomo-macchina.
Come lo spagnolo sostituisce alla littera data la carta fecha, la lettura ispanica sposta l'accento sulla creazione, fare.
La canonizzazione del testo esiste nel dominio del mainframe, broadcasting, gatekeeping
Nel dominio del personal computer e del web la letteratura è tradizione, con prevalenza dell'anonimato - come in letterature ispaniche
Al posto del concetto di canone assume rilievo l'inevitabile presenza di corpora, delle opera omnia - concetti eminentemente plurali, fuzzy concepts
L'editoria si trasforma da mediazione necessaria in apposizione marchio di qualità
L'edizione si trasforma da canonizzazione necessaria in collezione di varianti
In luogo di macchine per gestire dati, e quindi garantire transazioni, macchine per produrre conoscenza
Piattaforme senza fondamenti, pubbliche, controllo diffuso
Parlare di Big Data è andare oltre il dato, è guardare a una 'scrittura' sulla quale possono essere costruite reti testuali diverse.
Non più dati discreti ma materiale da plasmare: fiction.
Il canone vede mostrati i suoi limiti per mezzo dell'analogia con il modello dei dati. Il web ci mostra come la rete di testi può essere connessa in canoni diversi, non alternativi, compresenti.
L'accento si sposta dalla letteratura come documento (docere) alla letteratura come monumento (monere).
App specializzate per sistema operativo, eBook, iPad, Facebook sono accomunati dal tentativo capzioso di riportare nel mondo del Personal Computer e della Rete il modello di Stampa, Broadcasting e Gatekeeping.

giovedì 24 ottobre 2019

Scrivere è cancellare


Una studentessa durante una lezione del mio corso di Tecnologie dell'informazione e produzione di letteratura mi ha detto: 'Ma allora, seguendo questo ragionamento, scrivere è cancellare'.
Una delle novità più significative dell'epoca digitale consiste nel modo con cui ogni persona costruisce conoscenza.
L'epoca della stampa era caratterizzata dalla scarsità. Scarse le conoscenze documentate attraverso la stampa. Scarsa l'accessibilità alle fonti. Limitato nel numero di coloro che possono accedervi.
L'epoca digitale è invece caratterizzata dalla sovrabbondanza, dalla ridondanza, dal rumore, dalla libertà d'accesso.
Nell'epoca pre-digitale il lavoro di conservazione della conoscenza è condizionato dalla pochezza di mezzi ed è faticoso. E' faticoso scrivere, disegnare. Nell'epoca digitale disponiamo, senza bisogno di nessuno specifico lavoro, tracce di qualsiasi cosa accada: ogni parola detta può essere registrata e quindi anche facilmente trasformata in scrittura. Ogni evento può essere fotografato o filmato.
Nelle epoche pre-digitali esisteva una netta differenza di ruoli sociali tra scrittore e lettore – e possiamo facilmente proporre un'analogia: la distanza tra scrittore e lettore è la distanza tra docente e discente.
Nell'epoca digitale esiste in partenza per ogni cittadino la possibilità di essere al contempo lettore e scrittore.
Nell'epoca pre-digitale la pubblicazione esigeva un processo tecnico complesso e costoso. Nell'epoca digitale la pubblicazione consiste in una operazione semplicissima alla portata di ogni cittadino. Possiamo infatti considerare pubblicato ogni testo che abbiamo salvato sul disco del nostro personal computer o smartphone.

Possiamo insomma dire che in epoca digitale ci troviamo di fronte ad un enorme, sconfinato testo già scritto. Tutto è già scritto. Conoscere significa focalizzarsi su ciò che serve in questo momento, concentrarsi su una zona, su alcuni nodi dello sconfinato testo. Cioè conoscere significa cancellare mentalmente ciò che non serve in questo momento.

Da ciò deriva una netta discontinuità nella competenza chiave necessaria per costruire conoscenza.
Nelle epoche pre-digitali la competenza consisteva nel trarre il massimo profitto dalle poche fonti a cui si riesce ad avere accesso.
Nell'epoca digitale la competenza consiste nel non soccombere alla sovrabbondanza, ovvero nel saper selezionare, nel saper scegliere, nel saper attribuire autorevolezza scegliendo tra fonti simili. Saper scegliere in modo differente in considerazione di di diverse esigenze. Saper scommettere, tentando un'interpretazione personale.
E' compito della formazione della scuola, dell'università e della formazione degli adulti cogliere l'importanza di questa discontinuità. Oggi serve insegnare a scegliere da soli, assumendosene la responsabilità.

Nota. Ho trattato lo stesso argomento -in modo meno sintetico, più analogico e letterario, e forse anche più efficace- in questo post di dieci anni fa.

sabato 21 gennaio 2012

Stop Online Piracy Act (SOPA), Protect IP Act (PIPA) e la nozione del Copyright


Nell’ultima settimana due progetti di legge in discussione presso il Congresso degli Stati Uniti -Stop Online Piracy Act (SOPA), alla Camera dei Rappresentanti, Protect IP Act (PIPA) al Senato- sono stati rimessi almeno per il momento rimessi nel cassetto. Progetti sostanzialmente convergenti, formalmente tesi a bloccare l’accesso a siti web sospettati anche solo vagamente di violazioni del copyright. I titolari di diritti lesi, in base alle leggi, potrebbero agire per vie legali non solo nei confronti di chi abbia materialmente commesso la violazione, ma anche nei confronti dei siti e dei portali che ospitano i contenuti in violazione di copyright.
Schierati a favore, le associazioni industriali dei produttori di Computer Games, Entertainment Software Association; dell’industria cinematografica, Motion Picture Association of America; dell’industria discografica, Recording Industry Association of America; e ancora grandi gruppi editoriali: Macmillan, gradi brand: Nike, L'Oréal. Contro Google, Facebook, Yahoo, insieme a Wikipedia, alla Electronic Frontier Foundation e a Human Rights Watch.
Gli schieramenti mostrano che si tratta di un tentativo di arbitrare tra le pressioni e le pretese di due grandi lobby: da un lato l’industria editoriala nata prima dell’avvento del computing e del World Wide Web, dall’altro l’industria che vive del Web.
In ogni caso, non si tratta certo di una legge tesa a difendere diritti dei cittadini, compresi tra questi i produttori di conoscenza. Dico produttori di conoscenza perché le antiche e belle parole che conosciamo -innanzitutto ‘autore’- nel contesto offertoci dal computing e dal World Wide Web, appaiono superate. E non costituiscono certo un passo avanti, nel descrivere situazioni e possibilità, nuove espressioni come utente, user content generator, e simili.
Il fatto è che i diritti -così anche il copyright- sono stabiliti a partire da una tecnologia. “Il riconoscimento della proprietà letteraria e la pratica del pagamento di diritti d’autore sono emersi con la stampa”. Il copyright “non è stato applicato alla conversazione, ai discorsi, o al canto, in privato o in pubblico, fino a tempi molto recenti”. “Il caso fondamentale di riferimento è negli stati Uniti il processo Withe Smith v. Apollo [1908]. Negò la protezione ai rulli delle pianole e alle registrazioni sonore perché non erano ‘scritti’ in forma tangibile, leggibile da un essere umano”. Ma poi via via nuovi Gatekeeper, mediatori tecnologicamente necessari come lo è dal 1500 la stampa, hanno spinto la norma sul copyright ad allargare il proprio ambito di copertura, fino a farne un mostro giuridico. Fino a quando, dagli anni Ottanta del secolo scorso e fino ai nostri giorni, con l’avvento del Computing e poi del World Wide Web, si è tentato di allargare l’ambito del copyright fino ad abbracciare la produzione e l’uso di conoscenza sulla Rete. Con esiti sempre insoddisfacenti.
Ciò che serve non “Bisognerà inventare concetti completamente nuovi per compensare il lavoro creativo. Il concetto di copyright basato sulla stampa non funziona più”.

Ho tratto le citazioni sopra riportate da un articolo di Ithiel de Sola Pool. Scritto trent’anni fa, mi pare molto più attuale delle cose che si leggono in questi giorni sui giornali, ed anche nei commenti di pretesi esperti. Di seguito riporto un paragrafo dell’articolo. (Ithiel de Sola Pool, “La cultura della stampa elettronica”, in Comunità, anno XXXVIII, n. 186, dicembre 1984. Al momento, non ho trovato la fonte originale, che comunque è successiva al 1981).

[Con la pubblicazione elettronica] spaventose sono le implicazioni per la proprietà letteraria. Anzi la nozione stessa di copyright diventa obsoleta, perché legata alla tecnologia della stampa. Il riconoscimento della proprietà letteraria e la pratica del pagamento di diritti d’autore sono emersi con la stampa.
Quando in un luogo si riproducevano copie numerose, diventava relativamente facile identificare la fonte delle copie e il loro numero; e il luogo in cui venivano stampate era quello in cui erra pratico applicare controlli o conteggi fiscali. Infatti l’usanza del copyright cominciò di fatto, se non con quel nome, nel 1557, in Inghilterra, quando Filippo e Maria, nel tentativo di porre fine alla pubblicazione di libri sediziosi ed eretici, limitarono il diritto di stampa a membri della Stationers’ Company, assegnando a questa associazione il diritto di cercare e confiscare tutte le pubblicazioni stampate contrarie alle leggi scritte o a decreti. Otto anni dopo la Stationers’ Company, forte di quel potere, creò un sistema di copyright per i propri membri. Nel 1709 il Prlamento approvò la prima legge sul diritto d’autore. (Jan Parsons, Copyright and Society, in Asa Briggs (a cera di), Essays in the History of Publishing, Longman, Londra, 194, pp. 331e segg.).
Per i modi di riproduzione in cui non esisteva un luogo di controllo tanto facile come nell’editoria a stampa, secondo la legge consuetudinaria non si applicava il concetto di copyright. Non è stato applicato alla conversazione, ai discorsi, o al canto, in privato o in pubblico, fino a tempi molto recenti. Il copyright fu un adattamento specifico a una particolare tecnologia e ai problemi e alla possibilità che essa creava.
La legge lo riconobbe. Il caso fondamentale di riferimento è negli stati Uniti il processo Withe Smith v. Apollo. Negò la protezione ai rulli delle pianole e alle registrazioni sonore perché non erano “scritti” in forma tangibile, leggibile da un essere umano. (209 US 1(1908). Cfr. anche Goldsmith v. Calif. 421 USA 546 (1973) sulle registrazioni sonore). Quel concetto d’autore legato alla consuetudinaria escluse della protezione molte delle nuove tecnologie della comunicazione apparse dopo il 1908. Ma l’industria cinematografica, discografica e più recentemente televisiva hanno persuaso il Congresso, visto che i tribunali non erano disposti a farlo, a estendere la protezione anche a loro. Er le prime tecnologie nuove, il cinema e i dischi, questa estensione seguiva una logica sensata. Come nel casso dei libri, si trattava di oggetti materiali prodotti in copie multiple in uno stabilimento di produzione. Lo stesso sistema che era stato applicato qualche secolo prima alla stampa poteva in sostanza valere. Ma con la comparsa della riproduzione elettronica il concetto è diventato inadeguato. La pubblicazione elettronica è analoga alla comunicazione a voce del diciottesimo secolo, non a quella tipografica dello stesso periodo.
Si pensi ad esempio alla distinzione fondamentale che la legge sul diritto d’autore stabilisce tra lettura e scrittura. Leggere un testo sotto diritti non costituisce una violazione della proprietà letteraria, lo è soltanto copiarla in uno scritto. Come si applica questo principio al terminale di un computer? L’unica maniera di leggere un testo archiviato in una memoria elettronica è visualizzarlo su uno schermo; lo si scrive per leggerlo. Per trasmetterlo ad altri, però, non lo si scrive, si fornisce soltanto una parola d’ordine che dia l’accesso alla propria memoria. Se quindi non si è scritto il testo, la violazione c’è stata?
O si consideri il caso di un programma che generi output computerizzato. Magari il programma opera su dati numerici e genera un resoconto con tendenze di periodo, medie e correlazioni. Magari il programma opera su un manoscritto e genera riassunti prodotti dal computer. Certamente il programma computerizzato che fa tutto ciò è un testo, che per la legge attuale può essere protetto dal copyright. Ma in quale posizione si trova il testo generato dal programma e dal computer? Chi ne è l’autore? Il computer?
L’idea che una macchina sia capace di lavoro intellettuale non rientra nell’ambito della normativa sul diritto d’autore. Un computer può violare il copyright? Il breve, nell'intero processo della comunicazione elettronica appaiono versioni il cui testo è in parte controllato da persone e in parte automatico. Parte del testo non è mai visibile, ma è soltanto memorizzata elettronicamente; parte appare per un attimo su un tubo catodico; parte viene stampata su carta. Ciò che è cominciato come un certo testo varia e cambia per gradi fino a diventare qualcos’altro. Chi lo riceve può essere un individuo chiaramente identificato o un’altra macchina, che non stampa mai il testo, ma utilizza soltanto l’informazione per produrre un’altra cosa. Bisognerà inventare concetti completamente nuovi per compensare il lavoro creativo. Il concetto di copyright basato sulla stampa non funziona più.
Non sto esponendo una tesi catastrofica. Il fatto che le note, le bibliografie, gli schedari e il copyright non avranno senso per la pubblicazione elettronica come l’avevano per i libri e gli articoli stampati (per i quali sono stati concepiti) non vuol dire che l'ingegno umano non possa risolvere il problema. Per molti scopi le versioni canoniche , i cataloghi, e anche i meccanismi di compensazione sono essenziali. Si troverà il modo per garantire almeno in qualche misura queste esigenze, nonostante la situazione fluida dell’elaborazione interattiva conversazionale. Certo non so quale tipo di convenzioni si costituiranno, ma sono sicuro che non corrisponderanno ai concetti attuali.